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L’Amministrazione Trump è determinata ad imporre nuove sanzioni nei confronti dell’Iran. Le misure, come riferito da una persona informata dei fatti all’agenzia Reuters, potrebbero colpire più di venti individui e società coinvolte nel programma nucleare iraniano, in quello dei missilistico ed attive nel settore delle armi convenzionali. La mossa andrebbe ad inserirsi nella campagna di massima pressione esercitata nei confronti delle autorità iraniane, ma potrebbe rischiare di provocare una frattura con gli alleati europei, già irritati con Washington per l’annuncio fatto nella giornata di sabato. In quell’occasione la Casa Bianca aveva reso noto di voler sottoporre Teheran alle sanzioni previste dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015. Francia, Germania e Regno Unito, parti contraenti dell’accordo, hanno reagito con stizza affermando che Washington ha abbandonato l’accordo nel 2018 e non può pertanto imporre le sanzioni unilateralmente.

Washington sostiene la linea dura

Gli Stati Uniti hanno deciso di agire, viene chiarito in una nota diffusa dal Segretario di Stato Mike Pompeo, a causa dell’immobilismo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che non è riuscito ad estendere l’embargo degli armamenti nei confronti dell’Iran (in vigore da tredici anni) e per i fallimenti dell’Iran nell’adempiere a quanto previsto dall’Accordo sul Nucleare. Washington, prosegue la nota, ha così deciso di re-imporre tutte le sanzioni nei confronti dell’Iran, definito il più grande sostenitore del terrorismo internazionale e dell’antisemitismo e si aspetta che i Paesi membri delle Nazioni Unite implementino queste misure. Un auspicio, quello di Washington, destinato a rimanere inascoltato. Francia, Germania e Regno Unito avevano affermato, nel mese di agosto, di essere contrarie alle sanzioni delle Nazioni Unite perché ciò avrebbe potuto portare al collasso definitivo dell’accordo. Una mossa che potrebbe apparire sensata ma al tempo stesso rischiosa perché spacca, pericolosamente, il fronte occidentale.

L’Europa si ritrae

Gli Stati Uniti sembrano voler assumere, nel complesso quadro delle relazioni con l’Iran, il ruolo del poliziotto cattivo mentre gli Stati del Vecchio Continente si trovano più a loro agio nei panni del poliziotto buono. Il problema di fondo, però, è che gli obiettivi sono molto divergenti. Trump si augura che l’esecutivo iraniano possa crollare, un’eventualità che rinforzerebbe i suoi partner regionali, dall’Arabia Saudita ad Israele e che darebbe lustro ad un suo (possibile) secondo mandato presidenziale. Berlino, Londra e Parigi sono, invece, molto più prudenti e puntano sulla coesistenza pacifica, sul quieto vivere e sull’agire per via diplomatica. Lo scoppio della pandemia, con i gravi problemi economici connessi, sembra aver rinforzato la tendenza alla pacatezza degli europei. Gli esecutivi del Vecchio Continente sono meno stabili, a causa dell’assetto costituzionale diverso, di quello americano e possono permettersi di osare meno.

Una buona notizia per Teheran

L’approccio caotico della comunità internazionale ed il duello tra l’unilateralismo americano ed il multilateralismo europeo potrebbero rivelarsi un’occasione da non perdere per l’Iran. Teheran ha la possibilità di cementare la propria (al momento precaria) tenuta interna in vista di quanto potrebbe accadere dopo le elezioni presidenziali americane del 3 novembre. L’Iran deve sfruttare le relazioni con gli Stati europei per bilanciare l’inimicizia di Washington e soprattutto dovrà evitare nuove, flagranti provocazioni (come test missilistici) nei confronti della Casa Bianca. Una sorta di mimetizzazione che potrebbe togliere argomentazioni a Donald Trump e che dovrà essere sostenuta dal prezioso appoggio di Cina e Russia. L’Europa può invece giocare la parte dell’aiutante inconsapevole, di chi getta acqua su un fuoco che non sarà probabilmente destinato a spegnersi. Il concetto è evidente ma le azioni di Teheran si riveleranno più efficaci se riusciranno a convincere Berlino, Londra e Parigi di avere voce in capitolo. Nel caso in cui Donald Trump venga riconfermato a novembre, infatti, le cose potrebbero complicarsi.