Il dirottamento del volo Rynair a Minsk con a bordo l’oppositore Raman Pratasevich, amministratore del canale Telegram NEXTA, e la sua compagna, la cittadina russa Sofia Sapega, rappresenta una prova di forza muscolare da parte del presidente bielorusso Alexander Lukashenko in vista dell’importante vertice fra il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo statunitense Joe Biden in programma il prossimo 16 giugno, a Ginevra, e di quello imminente fra Putin e lo stesso Lukashenko, che con ogni probabilità si terrà questo venerdì, a Sochi.

“Se l’incontro si terrà effettivamente, il Presidente Lukashenko avrà di certo una opportunità di fornire al capo di Stato russo una spiegazione sulle circostanze e le cause di quello che è accaduto” ha commentato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. Certo è difficile immaginare che il leader bielorusso possa aver agito senza essersi consultato prima con Mosca. Un messaggio all’apparenza sfacciato ma inequivocabile quello che il presidente bielorusso ha voluto inviare non solo all’opposizione interna ma – soprattutto – alle pressioni esterne dell’Occidente e, in particolare, a quelle dell’amministrazione Biden, desiderosa di promuovere un “regime change” a Minsk.

L’azzardo di Minsk: messaggio a Biden

Attraverso l’Usaid, infatti, gli “Stati Uniti cercano di promuovere l’emergere di una Bielorussia democratica e orientata al mercato che rispetti i diritti umani”. Usaid, si legge, “lavora con una sezione trasversale della popolazione per stimolare la transizione del Paese verso un’economia di mercato” attraverso programmi che “supportano l’impegno dei cittadini nel processo decisionale, incoraggiano la crescita e la competitività delle imprese private e migliorano la fornitura di servizi sociali e sanitari”. In buona sostanza, fare della Bielorussia ciò che è stato dell’Ucraina, strappandola all’orbita russa e indirizzandola verso quella occidentale. Tema caro a Joe Biden, che ai tempi di Euromaidan era vicepresidente degli Stati Uniti con delega proprio ai rapporti con l’Ucraina.

Da qui la decisione del presidente bielorusso di voler mettere in atto una prova di forza: se sarà “azzardata” e contribuirà a erodere il suo potere, sarà il tempo a dimostrarlo. Nel frattempo, Washington e Ue passano immediatamente alla controffensiva: mentre l’Unione europea approva sanzioni contro Minsk e chiude lo spazio aereo alle compagnie bielorusse, secondo quanto riporta l’agenzia Agi, la Bielorussia ha invitato i rappresentanti delle organizzazioni internazionali dell’aviazione civile (Icao, Iata, Easa) nonché le autorità dell’aviazione civile di Ue e Stati Uniti a studiare le circostanze dell’atterraggio di emergenza del volo Ryanair a Minsk per quelle che le autorità bielorusse hanno definito minacce terroristiche.

“Lukashenko sfrutta la debolezza degli avversari”

Secondo la rivista americana the National Interest, la mossa di Lukashenko è forse sfacciata, sì, ma è altrettanto astuta e potrebbe rivelarsi vincente. Come scrive Melinda Haring, infatti, arrestando Pratasevich il leader bielorusso ha sostanzialmente messo fuori gioco il principale canale d’informazione dell’opposizione al regime. In un paese senza media indipendenti, nota Haring, NEXTA-Live funge da centro nevralgico del movimento democratico in Bielorussia e raggiunge milioni di persone ogni giorno. Senza di esso, il movimento di protesta che ha messo sotto pressione Alexander Lukashenko, non può funzionare. E il dirottamento si aggiunge a una settimana decisamente nera per l’opposizione bielorussa: la scorsa settimana, infatti, le autorità hanno bloccato l’accesso al sito di notizie più popolare del paese, Tut.by, e l’attivista Vitold Ashurak è morto in prigione.

Greenwald: “L’ipocrisia di Stati Uniti ed Europa”

Come nota la stessa rivista, va sottolineato che l’attivista Raman Pratasevich ha commesso un errore madornale:Naturalmente – scrive the National Interest – tutto questo si sarebbe potuto evitare se Pratasevich si fosse preso la briga di guardare una mappa prima di prenotare il volo”, poiché la rotta più diretta da Atene a Vilnius passa attraverso lo spazio aereo bielorusso”. Un errore che nella logica della Guerra Fredda non si può commettere: lo sanno bene quei “dissidenti” al regime sovietico che si rifiutavano categoricamente di sorvolare la Cortina di ferro. Erano consapevoli che gli aerei avrebbero potuto subire strani guasti o essere costretti ad atterrare, improvvisamente, per fare rifornimento.

C’è poi un altro aspetto, che riguarda la coerenza dei valori che l’occidente propone e di cui si fa portavoce. Il presidente bielorusso, in tal senso, ha più di un argomento piuttosto convincente per replicare alle critiche delle cancellerie occidentali. Come nota infatti il giornalista Glenn Greenwald, quello che ha fatto la Bielorussia, sebbene illegale, non è senza precedenti. “Questa pericolosa tattica è stata sperimentata dagli stessi funzionari degli Stati Uniti e dell’Ue che ora condannano Minsk”. Era il 2013, infatti, quando gli Stati Uniti e gli stati europei adottarono la medesima “tattica” adottata dal presidente bielorusso, quando cercarono di arrestare l’ex collaboratore della Nsa, Edward Snowden. Il giorno in cui Snowden lasciò Hong Kong, il Dipartimento di Stato americano annullò unilateralmente il suo passaporto  motivo per cui, all’atterraggio a Mosca, gli fu vietato l’imbarco verso l’Avana. E sempre nel 2013, i governi europei  – fra cui l’Italia – bloccarono il volo dell’ex presidente della Bolivia, Evo Morales, per 10 ore per paura che a bordo ci fosse proprio Snowden.

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