La prova di forza di Erdogan: Turchia decisiva per il cessate il fuoco a Gaza

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Politica /

La conclusione dell’accordo tra Israele e Hamas per il cessate il fuoco a Gaza ha un protagonista non secondario: la Turchia di Recep Tayyip Erdogan. L’aggiunta di Ankara al tavolo dei mediatori a fianco di Qatar, Egitto e Usa è stato un fattore decisivo nel terzo round negoziale volto a dare un cessate il fuoco alla martoriata Palestina dopo oltre due anni di conflitto. Ed è risultato probabilmente tra quelli decisivi assieme al compattamento del mondo arabo e all’emersione del compromesso del piano del presidente Usa Donald Trump per la pace.

La lunga marcia verso la tregua

Lo stesso Trump ha ringraziato anche la Turchia tra i Paesi mediatori. E oggi Erdogan, parlando per l’apertura dell’anno accademico al Centro Nazionale Congressuale e Culturale di Beştepe, ha toccato il tema del cessate il fuoco sottolineando che ” abbiamo contribuito attivamente fin dall’inizio” al piano negoziale.

Erdogan dice di averne discusso il 25 settembre scorso alla Casa Bianca e di aver concordato con Trump un perimetro comune, dichiarando che a suo avviso “la consegna urgente di aiuti umanitari completi a Gaza, lo scambio di ostaggi e prigionieri, l’immediata cessazione degli attacchi israeliani e il ritiro entro le linee designate sono di fondamentale importanza”.

Vedere Ankara al fianco di Doha e del Cairo ha indubbiamente avuto un ruolo decisivo nel condizionare l’approccio di Hamas in termini favorevoli al cessate il fuoco. Ma al contempo non si può non sottolineare che per Ankara il sostegno alla trattativa consenta la possibilità di mettere un piede a terra nella Striscia.

L’impegno della Turchia per Gaza

“Sosterremo gli sforzi di ricostruzione insieme alla comunità internazionale per aiutare Gaza a riprendersi”, ha detto Erdogan, che ha definito “astuta e prudente” la posizione di Hamas, presentata come “movimento di resistenza”. Erdogan ha aggiunto che “come Turchia saremo inclusi nella task force che monitorerà l’attuazione dell’accordo sul campo” e annunciato la volontà di supervisionare “meticolosamente la rigorosa attuazione delle disposizioni concordate nell’accordo”.

Se così fosse, Ankara aumenterebbe la propria proiezione fino a Gaza presentandosi come una spina nel fianco di Israele e controbilanciando ogni possibile volontà di Tel Aviv di spingere a proprio favore l’applicazione dell’accordo di pace. Nel quadro di una partita a scacchi che va dalla Siria a Cipro, per Erdogan questa è una mossa significativa nel posizionare le sue pedine alle porte del campo di Benjamin Netanyahu così da controbilanciare sul piano politico, diplomatico e materiale l’egemonia militare dello Stato Ebraico.

Del resto la presenza turca amplia il fronte di Paesi desiderosi di una tregua e, soprattutto, alza il peso del sostegno diplomatico su cui la causa palestinese può contare in caso di crisi. Haaretz ha fatto notare che Ankara ha mediato direttamente tra Hamas e Washington tramite la diplomazia guidata dal ministro degli Esteri Hakan Fidan, superando ogni dipendenza dal confronto con Israele.

La rete diplomatica di Erdogan per mediare tra Hamas e gli Usa

Erdogan ha, in effetti, sottolineato tornando ieri dall’Azerbaijan che questo è successo su iniziativa personale di Trump che “ci ha chiesto espressamente di parlare con Hamas e di convincerli”, e infatti “siamo rimasti in contatto con Hamas durante tutto questo processo”. Non dimentichiamo che l’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, di cui molto si parla per un futuro ruolo nella Striscia in virtù delle proprie conoscenze degli scenari regionali, è legato alla Turchia, Paese in cui risiede, e che questo vincolo ha contribuito a mantenere in costante contatto Ankara e l’organizzazione che controlla la Striscia di Gaza.

Il successore di Fidan alla guida del Mit, l’ala internazionale dell’intelligence turca, Ibrahim Kalin, si è unito ai negoziatori a Sharm-el-Shiekh per contribuire alla volata finale. La Turchia è più forte sul piano politico e diplomatico dal raggiungimento dell’accordo. Dalla sua implementazione potrà capire quanto si potrà estendere un ruolo oggi decisivo e riconosciuto da tutti per la stabilità regionale.

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