Narendra Modi potrebbe entrare nella storia ottenendo un inedito terzo mandato nei panni di primo ministro dell’India. Ci sono buone chance che l’attuale leader indiano e il suo Bharatiya Janata Party (BJP) trionfino alle prossime e imminenti elezioni generali, in programma dal 19 aprile al primo giugno nel Paese più popoloso del mondo. Le ragioni per crederlo non mancano.
Innanzitutto, nel corso dell’ultimo decennio Modi ha saputo cavalcare il nazionalismo indù e, al contempo, radicare il proprio potere politico all’interno dei gangli strategici della nazione. Questo gli ha consentito di avere a disposizione una solida base di “sostenitori rumorosi” da un lato, ma anche uno “scudo istituzionale” da spendere in ambito politico dall’altro.
L’economia è un altro cavallo di battaglia di Modi. Certo, in molti casi le statistiche dell’India sono carenti – il Paese non effettua un censimento dal 2011 – o controverse, come nei dati sulla disoccupazione, ma tra il 2014 e il 2022 il Pil di Delhi è cresciuto in media del 5,6% all’anno (in termini di tasso di crescita composto), mentre la percentuale della popolazione indiana che vive in condizioni di estrema povertà è scesa dal 18,7% del 2015 al 12% del 2021.
Per quanto riguarda il lato geopolitico, il gigante asiatico ha mantenuto una pragmatica Terza Via, a metà strada tra l’Occidente e il Sud Globale. In attesa che l’India, come promesso da Modi, possa contare su un’economia sviluppata “entro il 2047” puntando sul trittico “diversità, demografia e democrazia”.
Ombre indiane
A proposito di democrazia, l’India di Modi deve fare i conti con qualche ombra di troppo. I media internazionali hanno acceso i riflettori sull’arresto di Arvind Kejriwal, capo del governo locale di Delhi e membro dell’Aam Aadmi Party (AAP), tra i leader dell’opposizione e grande critico dell’attuale primo ministro. Kejriwal è stato preso in custodia dall’Enforcement Directorate, ovvero dall’agenzia nazionale incaricata di occuparsi di crimini finanziari, con l’accusa di aver favorito lo spaccio di alcolici a Nuova Delhi.
Il tempismo dell’arresto del politico è quanto mai sospetto, visto che è avvenuto poche ore dopo che Il principale partito d’opposizione indiano, l’Indian National Congress, aveva accusato il governo Modi di utilizzare il Dipartimento centrale delle tasse per congelare le finanze delle fazioni rivali in vista delle elezioni.
Il Congress ha affermato che il congelamento dei suoi conti (2,1 miliardi di rupie, pari a 25 milioni di dollari), che è avvenuto a metà febbraio per una presunta discrepanza nella dichiarazione sugli introiti dell’anno fiscale 2018-2019, è “senza precedenti e antidemocratico”. “L’idea che l’India sia la più grande democrazia del mondo è ormai un’evidente bugia”, ha tuonato uno dei leader del partito Rahul Gandhi. Sonia Gandhi, altro esponente di spicco del Congress, ha rincarato la dose affermando che mentre il BJP continua ad accumulare ingenti somme mediante i finanziamenti ottenuti con le obbligazioni elettorali, alle opposizioni vengono bloccati i fondi.
La partita elettorale di Modi
In definitiva, nel suo decennio alla guida del Paese, Modi si è proiettato come un campione dello sviluppo dell’India, mostrandosi in prima linea nell’ affrontare alcune delle criticità nazionali – come le infrastrutture antiquate e la mancanza di acqua pulita e servizi igienici – che hanno fin qui impedito a Delhi di esprimere tutto il suo potenziale economico e geopolitico. Non di meno, tuttavia, la spinta del leader del BJP a rimodellare la democrazia indiana incentrandola sugli indù ha aggravato le divisioni religiose ed etniche in uno Stato-continente estremamente diversificato. Le accuse mosse dagli oppositori di Modi rappresentano infine la ciliegina sulla torta.
In ogni caso, in vista delle elezioni, il Bharatiya Janata Party è il grande favorito. Il BJP detiene una forte maggioranza nel Parlamento composto da 543 seggi, avendo ottenuto 303 seggi nel 2019; insieme ai suoi partner della coalizione può contare su una maggioranza di 352 seggi. L’Indian National Congress, il principale partito di opposizione, ha governato l’India per decenni ma è oggi un’ombra di ciò che era. Cinque anni fa ha vinto appena 52 seggi.
In un simile scenario gli “anti Modi” si sono uniti in un unico blocco nel tentativo di arginare l’attuale primo ministro. Il gruppo, denominato I.N.D.I.A (Indian National Development Inclusive Alliance, ovvero l’Alleanza inclusiva indiana per lo sviluppo nazionale), pecca tuttavia di coesione e, soprattutto, fatica a presentare un vero leader alternativo a Modi.

