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Politica

La proposta di pace di Putin: arrendetevi!

Incontrando i funzionari del ministero degli Esteri, Putin ha presentato la sua proposta di pace: resa ucraina, niente Nato, niente sanzioni.
Putin

La grande politica internazionale è anche teatro, messa in scena. E Vladimir Putin, nessuno può dubitarne, è un primo attore. Così, tra il G7 in Italia (che decide di usare gli interessi dei 296 milioni di dollari russi congelati tra Usa e Ue per aiutare Zelensky) e la pseudo-conferenza di pace sull’Ucraina in Svizzera (sabato e domenica), approfitta di un incontro con gli alti gradi del ministero degli Esteri e tira fuori dal cilindro una proposta di pace. Fatta, dice lui, “non per congelare la guerra ma per concluderla per sempre”.

Udite udite! Ma basta poco per capire che di tutt’altro si tratta. La vecchia e affidabile regola è che lo Zar è temibile soprattutto quando fa l’amabile o, appunto, parla di pace e concordia. Infatti, che cosa prevede la sua proposta? Ecco i capitoli principali:

▪️Le truppe ucraine devono essere completamente ritirate dalle regioni di Donetsk e Luhansk, dalla regione di Kherson e da quella di Zaporozhye, oltre i confini amministrativi.

▪️Non appena inizierà il ritiro vero e proprio delle truppe ucraine e Kiev notificherà l’intenzione di abbandonare l’adesione alla NATO, Mosca ordinerà un cessate il fuoco e l’avvio dei negoziati. Allo stesso tempo, la Russia garantisce la ritirata sicura e senza ostacoli delle unità e formazioni ucraine.

▪️Gli accordi per una soluzione pacifica devono essere fissati tramite trattati internazionali. Naturalmente è prevista anche la revoca delle sanzioni contro la Russia.

Come si vede non è una proposta di negoziato ma un’intimazione di resa. Studiata, ci pare, per essere l’esatto contrario del cosiddetto “Piano in 10 punti” di Zelensky, che in sostanza dice ai russi di mollare la Crimea e tutti i territori occupati, ripagare tutti i danni inflitti all’Ucraina e togliersi dalle scatole per sempre. Anche questa un’intimazione di resa.

Putin non è così sciocco da non capire che il suo “piano di pace” non ha alcuna possibilità di essere non solo accolto, ma nemmeno preso in considerazione. Quindi bisogna leggere tra le righe, perché in ogni caso la sua sortita (al di là del desiderio di togliere un po’ di luce al G7 e alla conferenza svizzera) contiene alcuni precisi messaggi.

Il primo è: stiamo vincendo, se volete la fine della guerra dovete stare alle nostre condizioni. Vicina o no che sia una vittoria russa, questo è il messaggio che il Cremlino vuole far passare. Tre giorni fa, dopo aver incontrato i comandanti militari che agiscono sul fronte ucraino, Putin aveva dichiarato che tutto procede bene, che dal fronte arrivano solo buone notizie e che tutti gli obiettivi della guerra saranno raggiunti. Da buon capo magnanimo, aveva aggiunto: “Si potrebbe andare più veloce, certo, ma le vite dei soldati sono più importanti dei tempi dell’operazione”.

Secondo messaggio, chiaramente inviato ai leader dei Paesi che sostengono Kiev: a noi interessa l’Est dell’Ucraina, non tutta l’Ucraina. Appunto, le regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporozhye. Siete convinti che, per così poco, valga la pena di andare avanti in una guerra che perderete comunque e che potrebbe costare l’annientamento dell’Ucraina che dite di voler salvare?

Il terzo messaggio sta in ciò che non è detto. Ovvero, non viene mai nominata Odessa, il porto che i russi non riescono a conquistare (e da dove, anzi, hanno subito duri colpi che hanno azzoppato la Flotta del Mar Nero) e che pure è indispensabile alla realizzazione del loro progetto di Novorossija. Che sia questo ciò che Putin è disposto a dare in cambio di tutto ciò che vorrebbe prendersi?

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