Silvio Berlusconi non c’è più. Il leader di Forza Italia si è spento oggi, lunedì 12 giugno 2023, all’età di 86 anni. In quasi un secolo di vita, il Cavaliere ha visto il mondo intorno a lui cambiare. Era bambino quando gli Alleati hanno sconfitto le potenze dell’Asse. Iniziava la sua strabiliante carriera imprenditoriale durante la Guerra fredda ed è asceso ai vertici dello Stato italiano nell’epoca dell’unipolarismo Usa. E questo lo ha segnato, creando un forte sentimento liberale contro qualsiasi forma di dittatura. Come quella cinese.

Sulla Repubblica popolare, il Cav non ha speso buone parole e anzi negli ultimi anni ha puntualmente messo in guardia dalle mire di Pechino in Europa, ma non solo. Rievocando quella che dal 2012 è la strategia degli Stati Uniti nel Pacifico, la cosiddetta Pivot to Asia, Berlusconi riconosceva la minaccia cinese nella regione dell’Indo-Pacifico. Una minaccia sistemica per gli equilibri geopolitici internazionali, accresciuta dopo il “miracolo” economico avvenuto all’inizio del Ventunesimo secolo. Miracolo che nel pieno dei governi Berlusconi si verificava sconfessando la promessa, fatta per primo da Bill Clinton, secondo cui aprendo l’economia cinese ai mercati stranieri il regime di Pechino si sarebbe inevitabilmente liberalizzato.

La Cina invece si è adattata adottando ulteriori strette sulla libertà individuale, instaurando un sistema semi-totalitario antitetico a quello occidentale. “La vera minaccia per le generazioni future è la Cina”, disse l’ex premier alla vigilia delle elezioni europee nel 2019. Il fondatore del centrodestra italiano è intervenuto anche dopo i misteriosi avvistamenti e abbattimenti, sui cieli del Nord America, di palloni spia la cui paternità è stata attribuita proprio a Pechino. “Da tempo – ha affermato in un’intervista – denuncio le manovre spregiudicate di un regime totalitario e comunista che si muove in sfregio ad ogni regola internazionale e che mira al globalismo cioè all’espansione economica, politica e militare in ogni parte del mondo”.

Il “sogno” del Cav presupponeva un’unità di intenti a livello europeo in contrapposizione al disegno egemone del “Dragone”, perciò anche in chiave militare, con una difesa comune. Quello di Berlusconi è quindi quasi un rimprovero alle cancellerie europee che tuttora mantengono un atteggiamento di ambiguità sull’ampliamento della partnership commerciale con Pechino, perché la posta in palio è troppo alta per continuare a fare affari con uno Stato accusato di violare i diritti umani e le libertà personali di base.

Accodandosi ai moniti lanciati dagli Stati Uniti, la posizione di Berlusconi sulla Cina non va però fraintesa come un incoraggiamento all’inizio di nuova Guerra fredda. Il capo di Forza Italia, quando era ancora eurodeputato, ha presentato un’interrogazione parlamentare (firmata insieme ad Antonio Tajani) sulla “penetrazione di capitali cinesi nel tessuto economico italiano ed europeo”, invitando la Commissione Ue a introdurre misure più dure per una politica industriale coraggiosa e di respiro globale. Una competizione, dunque, e non uno scontro frontale. Ma per il quattro volte presidente del Consiglio italiano la minaccia cinese non va in nessun modo sottodimensionata o, peggio, ignorata. E lo ha ribadito nella sua ultima apparizione alla convention del suo partito, rilanciando un messaggio di sfida e speranza sul destino di questo continente.

“L’Europa – ha dichiarato Berlusconi – è il nostro orizzonte di riferimento, solo l’Europa può essere protagonista nelle grandi sfide globali, a cominciare da quella posta dall’imperialismo cinese“.