“Ci sarà l’equivalente di una guerra civile, che comincerà la sera del 3 novembre, quando si rifiuteranno di dichiarare Trump presidente”. Parola dell’ex chief strategist della Casa Bianca, Steve Bannon, intervistato dal Corriere della Sera. L’ex stratega di The Donald si trova a Central Park South, una delle vie più costose di Manhattan, dove si è rifugiato dopo l’arresto per frode ad agosto. Ha pagato la cauzione da cinque milioni di dollari, è tornato libero, e questa è la sua prima uscita pubblica: “Il Covid è stato creato dal Partito comunista cinese, e i democratici pensavano che li avrebbe fatti vincere. Durante le primarie però si sono accorti che avevano terrorizzato così tanto i loro elettori, da rischiare la sconfitta. Il 69%, infatti, non vuole andare ai seggi. Allora hanno pensato questo complotto per rubare le elezioni, basato sul voto postale, inviando tra 60 e 80 milioni di schede da manipolare. Lo ha spiegato il Transition Integrity Project, un gruppo di presunti intellettuali bipartisan. Hanno già assunto 800 avvocati guidati da Eric Holder, ministro della Giustizia con Obama, e presentato oltre 200 cause, per cambiare le leggi elettorali ed eliminare i limiti alla conta dei ballot spediti”.

Bannon: “La strategia dei dem per non far vincere Trump”

Secondo Bannon, la strategia dei dem per tentare di non far vincere Trump, a tutti i costi, si basa su tre punti: “Primo, usare le vie legali per far ammettere tutti i voti postali. Secondo, incitare le proteste di Black Lives Matter e antifa per portare la battaglia nelle strade e intimidirci. Terzo, allearsi con gli oligarchi della Silicon Valley tipo Facebook, Twitter, Google, YouTube, ma anche i cinesi di TikTok e WeChat, affinché nessuno dichiari Trump presidente il 3 novembre. Così potranno contare i voti postali per settimane. Se l’8 dicembre Biden non avrà un vantaggio sufficiente per vincere la votazione del 14 dicembre nel Collegio Elettorale, faranno scegliere il presidente a Nancy Pelosi, quando il Congresso si riunirà il 6 gennaio”. Secondo Bannon, a questo punto, bisogna “galvanizzare la gente, affinché voti di persona ai seggi. Hanno già detto che Biden non dovrà riconoscere la sconfitta in alcuna circostanza. Useranno le cause, la violenza in strada, la disobbedienza civile e i social media, l’arma più potente, per farci accettare che il 20 gennaio un gruppo illegittimo e non eletto guidato da Biden giuri”.

Per Steve Bannon, infatti, l’America è sull’orlo di una vera e propria guerra civile. E a ben guardare, non ha tutti i torti.

La stampa liberal contro Trump

La stampa liberal soffia sul fuoco. La rivista The Nation ha pubblicato questa settimana in copertina nella quale si chiede se “Donald Trump stia preparando un colpo di Stato”. Lo fa citando un repubblicano anti Trump, Charles Fried, giurista e professore ad Harvard, nonché United States Solicitor General nel periodo 1985 – 1989 sotto la Presidenza di Ronald Reagan, il quale afferma che Trump e il suo team sono “certamente razzisti, sprezzanti delle normali norme democratiche e costituzionali, e credono che la loro causa, i loro interessi, siano davvero gli interessi della nazione e quindi tutto ciò che li tiene al potere è nell’interesse nazionale. Questo ti rende un fascista? In un certo senso sembra così, non è vero?”. Fried ha pubblicato un rapporto di 22 pagine scritto a quattro mani con un altro conservatore acerrimo avversario del presidente Usa, Michael Steele, ex presidente del Comitato nazionale repubblicano, nel quale parlano di una potenziale “escalation di violenza” se Trump dovesse perdere. Dato il record dell’amministrazione Trump di abbracciare “numerose pratiche corrotte e autoritarie”, osservano, un “numero enorme di americani deve essere pronto a scendere in piazza” se Trump e “i suoi scagnozzi” tentassero di ridurre “illegalmente il conteggio delle schede elettorali per corrispondenza”.

Ecco le organizzazioni anti-Trump

Sta di fatto che sono proprio le organizzazioni di sinistra che si stanno mobilitando in vista delle elezioni presidenziali. Come scrive proprio The Nation, due delle principali organizzazioni che hanno iniziato a pianificare la mobilitazione di massa sono l’Indivisible Project e Stand Up America. Queste ultime hanno riunito dozzine di associazioni  e progressiste e altrettanti movimenti – da Public Citizen, MoveOn e End Citizens United Action Fund a sinistra a Republicans for the Rule of Law e Stand Up Republic, tutte unite contro Donald Trump. La battaglia si preannuncia durissima e le elezioni presidenziali potrebbero essere soltanto l’inizio: lo scontro è destinato ad andare ben oltre il 3 novembre.

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