John O. Brennan, l’ex direttore della Cia dall’8 marzo 2013 al 20 gennaio 2017, acerrimo nemico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha auspicato che i prossimi presidenti di Stati Uniti e Russia siano rispettivamente il democratico Joe Biden e il blogger Aleksej Navalny. “Immaginate prospettive di pace, prosperità e sicurezza nel mondo se Joe Biden fosse il presidente degli Stati Uniti e Alexei Navalny il presidente della Russia. Presto saremo a metà strada”, ha twittato Brennan in riferimento a una possibile sconfitta del tycoon alle prossime elezioni presidenziali e condividendo un verso della celebre canzone di John Lennon, Imagine: “Immaginate tutta la gente/Che vive la vita in pace/Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico”. Brennan sembra inoltre far trapelare che con una vittoria dei democratici gli Usa potrebbero in qualche modo “favorire” una improbabile scalata al potere del blogger anti-Putin in Russia.


Di recente, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accusato Navalny di lavorare con la Cia e con i servizi segreti occidentali. “Non è il paziente (Navalny, ndr) che lavora con i servizi speciali occidentali, ma i servizi segreti occidentali che lavorano con lui… In effetti, abbiamo tali informazioni. Posso anche dire che nello specifico: gli specialisti della Cia stanno lavorando con lui in questi giorni… e non è la prima volta che gli danno istruzioni”.

Brennan interrogato per 8 ore da Durham

Brennan è finito al centro delle indagini del Procuratore John Durham sulle origini del Russiagate. Secondo alcuni documenti declassificati lo scorso maggio dal capo dell’intelligence Richard Grenell, avrebbe “occultato” alcune informazioni essenziali sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016. Lo scopo era quello di alimentare la narrativa della collusione fra la Campagna di Trump e Mosca. Come spiega Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, Brennan avrebbe nascosto informazioni di intelligence in contraddizione con le conclusioni del gennaio 2017 secondo cui la Russia aveva interferito nel processo elettorale per aiutare Trump e danneggiare Hillary Clinton. A questo si aggiunge il fatto che la società privata incaricata dal Comitato nazionale democratico di esaminare i propri server dopo l’hackeraggio della primavera 2016, non avrebbe in realtà una prova certa che i russi abbiano rubato le email che poi Wikileaks avrebbe diffuso.

Secondo i documenti declassificati, Brennan avrebbe informato il presidente Obama e altri alti funzionari della sicurezza nazionale del piano della Clinton per incastare Donald Trump, inclusa la “presunta approvazione da parte di Clinton, il 26 luglio 2016, di una proposta di uno dei suoi consiglieri di politica estera, per denigrare Trump scatenando uno scandalo che denunciasse interferenze da parte dei servizi di sicurezza russi”. Lo scorso agosto, John O. Brennan è stato interrogato per otto ore da John Durham.

Gli scheletri nell’armadio dell’ex direttore della Cia

Come ricorda il giornalista investigativo Aaron Maté su Real Clear Investigations, nelle ultime settimane dell’amministrazione Obama, la comunità d’intelligence americana produsse un controverso rapporto sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali del novembre 2016. Pubblicato pochi giorni prima che Trump si insediasse alla Casa Bianca (il 6 gennaio 2017), l’Intelligence community assessment (Ica) suggeriva falsi legami illeciti fra la Campagna di Trump e il Cremlino, diffondendo – grazie anche al supporto dei media – la psicosi della collusione (poi smentita dopo oltre due anni e mezzo di indagini). “È chiaro -osserva Maté – che il ruolo di Brennan nella diffusione della narrativa sulla collusione è andata ben oltre il suo lavoro sull’Ica. Un’analisi dei fatti conferma che è stato un architetto centrale e promotore della teoria della cospirazione russa sin dal suo inizio”. Questo è dimostrato dal fatto che, contrariamente all’idea generale secondo cui l’Fbi ha lanciato l’indagine sulla cospirazione Trump-Russia, il promotore è stato Brennan, dal suo ufficio, rompendo la prassi secondo la quale la Cia non si intromette in affari di politica interna. “Brennan – sottolinea Maté – ha fornito false informazioni agli investigatori del controspionaggio e ad altri funzionari statunitensi e, sfruttando la sua vicinanza al presidente Obama”, ha lanciato “l’allarme sulle presunte interferenze russe”.

Inoltre, come rileva Tucker Carlson su Fox News, e come dimostra il rapporto Horowitz, Brennan ha mentito al Congresso quando ha dichiarato nel 2017 che il falso dossier prodotto dall’ex spia britannica Christopher Steele non aveva avuto alcun ruolo nella decisione della comunità di intelligence di indagare sulle presunte interferenze russe e sulla infondata ipotesi della collusione della Campagna di Trump con il Cremlino. Come documenta il rapporto Horowitz, al contrario, il rapporto Steele ebbe un ruolo centrale.

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