La pandemia da Covid-19 si sta dimostrando un test non solo per le democrazie, ma soprattutto per i sistemi sanitari. Nel caso americano, il dilagare dei contagi ha mostrato come non mai che Il re è nudo. Diseguaglianze, prezzi folli, cittadini sprovvisti di cure mediche stanno dimostrando che questo sistema, pensato così, non funziona. Non solo, ma vien fuori che la sanità americana, quella che comunque ha funzionato fino ad oggi nella sua routine è costellata di gravi falle che non rendono ospedali e cliniche americane quell’Eldorado che crediamo, tanto meno pronti ad affrontare eventi del genere.

La Bipartisan Commission on biodefense

A svelare e denunciare questo stato di cose, una commissione bipartisan preposta a  gestire eventi come pandemie o il bioterrorismo che, appena due anni fa, si esprimeva in questo modo: “Molti ospedali e altre entità sanitarie operano al di sopra e spesso al di là delle proprie capacità, cercando di soddisfare le esigenze delle comunità in cui agiscono. Non possiedono la capacità superiore necessaria per rispondere a eventi biologici su larga scala”. La commissione, composta da sette membri, era ed è presieduta dal senatore Joe Lieberman e dal governatore Tom Ridge.

Il report del 2018, intitolato Holding the Line on Biodefense: State, Local, Tribal, and Territorial Reinforcements Needed, si apriva con un censimento dei governi locali americani: l’Ufficio Censimento degli Stati Uniti conta uno sconcertante 89.004 governi locali. Tra loro ci sono migliaia di contee, città e comuni. Ci sono 573 tribù e migliaia di altri distretti speciali in tutta l’America, ciascuno con la responsabilità di salvare e curare le persone che chiamano quei luoghi casa. I servizi medici di emergenza, polizia, vigili del fuoco, medici, infermieri, farmacisti, tecnici di laboratorio, professionisti della sanità pubblica sono in prima linea in situazioni “comuni” come inondazioni o un disastro ferroviario. Questi tipi di incidenti possono essere gestiti con risorse fornite dai governi locali e statali, ma quando gli eventi sono gravi – diffusi in termini di portata e danni – possono richiedere l’intervento del governo federale. Che si tratti di un attacco terroristico (ad esempio, l’11 settembre 2001) o di un disastro naturale (ad esempio, l’uragano Katrina), la nazione intensificherà e risponderà rapidamente, offrendo ulteriore sostegno e finanziamenti.

Il report, tuttavia, metteva in allarme sulla possibilità che un evento biologico su larga scala potesse rivelarsi un’eccezione a questo stato di cose. Se l’eventuale minaccia crescesse di dimensioni e virulenza, affermavano i commissioner, le risorse locali si esaurirebbero molto rapidamente. Le migliaia di governi statali, locali, tribali e territoriali, che sono la spina dorsale della nazione, dovranno difendersi da soli per troppo tempo prima che arrivino le risorse federali.

Un’America a due velocità

Nell’ottobre 2015, la Commissione aveva pubblicato il suo primo rapporto, in cui riscontrava che le infrastrutture di preparazione, risposta e recupero variano notevolmente negli Stati Uniti, mettendo a rischio l’intera nazione. Se una comunità, ad esempio, non ha accesso ad un laboratorio nel proprio Stato in grado di identificare rapidamente una minaccia biologica, allora quella comunità diventa immediatamente vulnerabile assieme a quelli che vivono in stati confinanti. Il report, dunque, incitava governatori di stato, governatori e amministratori territoriali, capi tribali, sindaci e supervisori dei comuni a trasformare la biodifesa da ipotesi fantascientifica in una priorità maggiore prima che attacchi biologici, incidenti, focolai, epidemie e pandemie mettano a rischio la vita degli americani. L’esigenza di questa stretta era indubbiamente figlia del post-11 settembre, ma con il tempo è finita in fondo agli ordini del giorno delle eminenze grigie di Washington. Il tempo non è stato clemente e adesso stringe: la pandemia si sta abbattendo su un popolazione di oltre trecento milioni di persone: solo nel 2018 oltre 27 milioni di americani risultavano senza alcuna assicurazione medica (fonte: Census Bureau); si tratta di più dell’8% della popolazione, con un continuo aumento di bambini e adulti di età fra i 35 e i 64 anni rimasti senza copertura.

Ai primi segnali del dilagare del virus il sistema ha immediatamente evidenziato le sue carenze e, se il governo federale ha iniziato a predisporre quarantene nei singoli stati, è emersa l’emergenza test: carenti, costosi e spesso inadeguati.

Le otto raccomandazioni della Commissione

Due anni fa, la Bipartisan Commission concludeva il proprio lavoro con un accorato appello al governo federale e alle istituzioni locali. Essa raccomandava, innanzitutto, passi chiave in grado di potenziare le comunità locali al fine di condividere con il governo federale l’onere della preparazione, della risposta e del recupero da eventi biologici su larga scala. Fra questi, unificare e istituire un nuovo sistema nazionale di servizi medici di emergenza, compresa la creazione di un’agenzia nazionale di medicina d’emergenza presso il Dipartimento della sanità; altro obiettivo era quello di migliorare la distribuzione delle scorte nazionali strategiche e di altri negozi di prodotti farmaceutici, attrezzature e forniture mediche essenziali, con un accesso garantito ai dati di disponibilità delle farmacie.

La necessità maggiore veniva riscontrata nella possibilità di fornire assistenza sanitaria di livello in tutta la nazione e realizzare un piano per quando gli ospedali e le altre strutture di una comunità sono sovraccariche: strettamente connesso a quest’ultimo punto, l’idea di autorizzare tutta la rete dei laboratori per testare gli agenti biologici al fine di evitare che persone e test, in un momento di massima emergenza, debbano spostarsi in lungo e largo per il paese. Tasto dolente, quello delle tribù: la commissione suggeriva di consentire alle tribù riconosciute a livello federale di stipulare accordi di cooperazione in materia di preparazione alle emergenze in materia di sanità pubblica con i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Per la commissione, il problema, solo due anni fa, restava di natura economica: l’obiettivo principale dello studio, infatti, era porre l’accento sui temi della biosorveglianza e incentivare l’assegnazione di finanziamenti prima che si verifichino crisi biologiche mediante un fondo di emergenza sanitaria pubblica credibile ai sensi della legge Stafford, una legge del 1988 che autorizza la Fema, la Federal Emergency Management Agency, a coordinare la risposta alle catastrofi.

Ironia della sorte, una manciata di ore fa, due anni dopo questa istantanea del sistema americano, il presidente Trump ha invocato proprio lo Stafford Act.

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