La Polonia tra Russia e Stati Uniti

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La Polonia sarà il nuovo perno delle potenze occidentali per aumentare il carico di pressioni sulla Russia? Questo il possibile scenario emerso dopo il viaggio di Trump a Varsavia del 6 luglio, poche ore prima dell’incontro ufficiale con il presidente Vladimir Putin con cui il presidente degli Stati Uniti si è incontrato durante il summit del G-20 ad Amburgo. 

Durante la conferenza stampa convocata per l’occasione, il nuovo inquilino della Casa Bianca ha prima di tutto posto l’accento sul fatto che l’Europa debba riuscire a consolidare una posizione forte “per il bene di tutto l’Occidente”. Ha poi indicato la Polonia come ottima candidata per diventare il “cuore geografico dell’Europa” mentre, sempre secondo Trump, “il popolo polacco ha le potenzialità per rappresentare la sua anima (dell’Europa n.d.r.)”. Ovviamente è stato menzionato anche il dossier che riguarda la situazione dell’Ucraina, argomento sul quale il presidente americano ha voluto sottolineare il ruolo “destabilizzante” di Mosca.



Un’inversione di marcia questa nei confronti della Russia simile a quella praticata, dopo la sua elezione, sulla promessa di un progressivo “disengagement” americano dai conflitti mediorientali e non solo; promessa sfumata dopo il lancio di 59 missili Tomahawk ad aprile alla base militare di Shayrat. Senza contare l’inasprimento dei toni con la Corea del Nord.

La Polonia potrebbe essere decisiva in un’ottica anti-russa non solo in quanto membro della NATO – tra l’altro uno dei pochi a rispettare la soglia minima di spesa militare imposta da Washington e pari al 2% del PIL – ma soprattutto in quanto principale acquirente di gas naturale della Russia. L’8 giugno infatti gli Stati Uniti hanno portato a termine la prima spedizione di gas naturale liquido (Gnl) in Polonia. Durante la conferenza stampa al presidente Andrzej Duda è stato chiesto se ci sia una possibilità che il suo paese diventi uno dei principali hub per la fornitura della preziosa risorsa naturale per i suoi vicini; domanda cui il presidente polacco ha risposto con un deciso “sì”.

L’obiettivo della Polonia è riuscire a differenziare le proprie forniture di gas in modo da evitare una dipendenza troppo forte in ambito energetico, elemento che la renderebbe sicuramente vulnerabile a eventuali “ricatti”, sia che questi provengano dal suo vicino a Oriente, sia che vengano fatti dal suo invitante alleato d’Oltreoceano. Le accuse mosse da Donald Trump nei confronti della Russia di Vladimir Putin, additata come principale causa di destabilizzazione nella regione, hanno un doppio obiettivo: da una parte tentare di mettere a tacere le chiacchere dei media sul suo presunto coinvolgimento nel caso ormai noto come Russiagate, argomento che da settimane occupa le prime pagine dei giornali americani, dall’altra provare contemporaneamente a fare pressione su Putin in vista del loro incontro avvenuto ieri.

Durante il loro tête-à-tête, durato più di due ore, i due leader hanno discusso la situazione in Siria e hanno confermato l’accordo per un cessate il fuoco da rispettare nel sud ovest del paese che ha come capitale Damasco. Il tempismo con cui Washington ha concluso la sua prima spedizione di gas naturale in Polonia, insieme al viaggio di Trump a Varsavia, suggerisce che, in occasione del summit del G-20 ad Amburgo, il nuovo inquilino della Casa Bianca non si sia presentato a mani vuote al tavolo delle trattative.