La Polonia rappresenta un vero e proprio rebus nel contesto dell’Europa odierna. Paese fortemente diviso al suo interno tra le regioni nord-occidentali maggiormente sviluppate ed industrializzate e una Polonia “profonda” in cui forti sono le istanze conservatrici e nazionaliste. Unicuum nell’attuale contesto continentale, in quanto Stato intento a una completa ridefinizione della sua prospettiva identitaria, a quasi trent’anni dalla caduta del comunismo, che genera una decisa frizione con Bruxelles e con le istanze sovranazionali dell’Unione europea.

La via su cui si è attualmente incamminata la Polonia ricalca la traiettoria del partito Diritto e Giustizia (PiS), egemone nel panorama politico nazionale e oggigiorno accreditato del 43-47% dei consensi e un vantaggio nei sondaggi sugli avversari socialdemocratici di Piattaforma Civica oscillante tra i 16 e i 30 punti percentuali.

PiS propone una piattaforma politica basata su pochi, ma ben definiti caposaldi: la decisa valorizzazione dell’orgoglio nazionale polacco, fondata in larga misura sulla demonizzazione dell’era comunista, il rilancio dell’intervento pubblico nell’economia, lo sviluppo di una piattaforma law and order di sicurezza sociale e la promozione di un forte conservatorismo fondato, in larga misura, sull’alleanza con la potente Chiesa cattolica polacca.

I forti tassi di crescita dell’economia, previsti per l’anno in corso al 5%, favoriscono la popolarità  del partito di governo, il quale al tempo stesso ha operato una revisione del sistema previdenziale e pensionistico volto ad espandere le tutele sociali agli anziani e promosso piani di investimento che puntano a riequilibrare lo sviluppo tra le aree urbane e la “Polonia profonda”.

Il leader incontrastato di Diritto e Giustizia è Jaroslaw Kaczynski, che secondo quanto riportato da Bloomberg potrebbe decidere, nelle prossime settimane, di subentrare all’attuale Primo Ministro Beata Szydlo e assumere in prima persona il controllo dell’agenda governativa e gestire uno scontro a tutto campo con le istituzioni comunitarie rivelatosi particolarmente acuto sul tema dell’accoglienza ai migranti, ove negli ultimi giorni è da segnalare la decisione di YouTube di censurare un video prodotto dal governo di Varsavia per spiegare le proprie ragioni nell’opposizione all’ingresso dei rifugiati nel Paese.

L’alleanza con la Chiesa: il punto di forza del partito di Kaczynski

La religiosità, in Polonia, è vissuta in maniera intensa e partecipata: chi scrive ricorda le imponenti e toccanti manifestazioni a cui assistette lo scorso agosto nella città di Czestochowa, nella quale centinaia di migliaia di pellegrini erano pervenuti per celebrare la festività della Madonna Nera, patrona della Polonia. La cristianità in Polonia, come succede nel resto dell’Europa Orientale, è nazionale prima ancora che ecumenica.

Nello stesso santuario di Czestochowa si può notare una lapide commemorativa in onore di Lech Kaczynski, fratello di Jaroslaw e presidente della Polonia dal 2005 sino alla sua morte, nel tragico incidente aereo di Smolensk nel 2010. I fratelli Kaczynski furono gli artefici dell’alleanza tra la Chiesa polacca, fortemente conservatrice, e il PiS, base della definizione del blocco sociale che supporta l’attuale governo.

Il sostegno dei vertici episcopali polacchi alle politiche dell’attuale esecutivo si è palesato in maniera particolarmente evidente in occasione del “Rosario sulle frontiere” del 7 ottobre 2017, iniziativa che ha visto fedeli di 22 diocesi della Polonia riunirsi lungo i 3.000 chilometri di confini del Paese per pregare, come riportato da Andrea Galli di Avvenirecontro “la secolarizzazione della socieà  polacca e la perdita dell’identità  cristiana del Vecchio Continente (pregate perchè l'”Europa resti Europa” ha detto l’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, nell’ omelia della Messa trasmessa in diretta sulla Radio Maria polacca) e il pericolo di una sua islamizzazione.

Geopolitica della Polonia di Kaczynski

Indipendentemente dal fatto che decida di tornare alla conduzione del governo o di influenzare l’agenda dell’esecutivo dall’esterno, Jaroslaw Kaczynski rimane in ogni caso l’uomo più influente nella definizione della strategia della Polonia odierna.

Tale strategia risulta fortemente peculiare dal punto di vista geopolitico: la Polonia governata dal PiS, infatti, è moderatamente euroscettica ma, al tempo stesso, ferocemente rivale della Russia di Vladimir Putin e ferrea sostenitrice dell’Alleanza Atlantica. Gli Stati Uniti, infatti, rappresentano il perno della geopolitica di Varsavia: Donald J. Trump è stato accolto trionfalmente nel corso della sua visita a Varsavia, e Washington ha stipulato con il suo alleato accordi per forniture di 7,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto e, come segnala il Financial Times, contratti nel settore della Difesa riguardanti armamenti missilistici dal valore di 10,5 miliardi di dollari.

Nel numero di Limes  di giugno 2017, Roman Kuzniar ha affermato che, allo stato attuale delle cose “Varsavia è più vicina a Washington che a Berlino” e che, nei prossimi anni, la Polonia guidata dal partito di Kaczynski potrebbe diventare il perno strategico delle mosse degli Stati Uniti in campo europeo, fungendo da proiezione per il contenimento della Russia e da elemento di pressione per una Germania percepita sempre più come rivale.

La scommessa di Varsavia è importante, ma la contrapposizione del Paese con entrambi i suoi vicini più rilevanti potrebbe portare, sul lungo periodo, la Polonia a ritrovarsi vaso di coccio tra vasi di ferro contrapposti, come già successo più volte nella sua storia.