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Politica

Polonia: più Nato e meno Europa

I problemi all’interno dell’Unione Europea sembrano non dover finire mai. E, come naturale che fosse, non poteva certo essere la firma alla dichiarazione di Roma di pochi giorni fa a placare gli animi di tutti gli Stati che sono ancora...

I problemi all’interno dell’Unione Europea sembrano non dover finire mai. E, come naturale che fosse, non poteva certo essere la firma alla dichiarazione di Roma di pochi giorni fa a placare gli animi di tutti gli Stati che sono ancora profondamente scontenti della strada intrapresa dall’Europa Unita. Con l’uscita del Regno Unito, in molti, forse ottimisti, hanno ritenuto che l’Unione Europea potesse accelerare il proprio processo di unificazione. Londra aveva, infatti, rappresentato soprattutto dagli anni Novanta un costante freno all’integrazione europea. Molti Stati, anzi, ispirati proprio dalle politiche inglesi di rimanere fuori da determinati trattati, hanno poi nel tempo deciso di intraprendere strade simili, creando quella che già allora era considerabile l’Europa a più velocità. Proprio per questo, Brexit, se per gli europeisti è stata una sconfitta, per molto ha rappresentato anche una sorta di liberazione di un fardello, di un membro recalcitrante che puntava i piedi per la propria sovranità.Liberatasi da Londra, ora Bruxelles sembra avere dentro il suo consesso un altro Stato, o meglio, un gruppo di Stati, che potrebbero rappresentare altrettanti freni al processo d’integrazione continentale. Questo gruppo è rappresentato dal cosiddetto Gruppo di Visegrad, ovvero l’insieme di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Questi quattro Stati, in maniere differenti, sono oggi per l’Unione Europea quello che il Regno Unito è stato per molto tempo. Sono, infatti, loro a guidare l’euroscetticismo in seno all’UE e a chiedere che l’Europa si muova in direzione diversa da quella intrapresa finora. In particolare due di questi, Polonia e Ungheria, sono quelli che più di tutti rappresentano mine vaganti nel quadro europeo. E non è un caso che entrambi siano stati protagonisti di un evento che, seppur minimo in termini numerici, riveste un interesse peculiare in chiave politica e geopolitica: il ritiro da Eurocorps.La Polonia ha deciso, infatti, come aveva già fatto l’Ungheria, di abbandonare il contingente europeo di difesa comune e di cosiddetta “reazione rapida”. L’annuncio è arrivato pochi giorni fa con un comunicato ufficiale del governo di Beate Szydlo che ha così posto fine alla partecipazione di Varsavia al progetto militare nato nel 1992. La partecipazione è su base volontaria, e lo stesso Alto Comando ha voluto porre proprio l’accento su questa libertà di ogni membro di ritirarsi, quasi a voler giustificare la fine del rapporto con la Polonia. Ma è chiaro che il messaggio politico sostanziale è molto più importante.La Polonia è da qualche tempo in costante attrito con il centro di potere dell’Unione Europea. In particolare, il tema tocca la questione della politica migratoria, tema che è stato decisivo nella scelta del governo polacco di non appoggiare lo stesso connazionale Donald Tusk per l’elezione a presidente del Consiglio Europeo. E la stessa Varsavia è stata sede di recente della riunione del Gruppo Visegrad, in cui i quattro Stati hanno ritenuto di affermare congiuntamente che la crisi migratoria rappresenta un ricatto che non sono disposti ad accettare. Parole dure, che non lasciano dubbi sui motivi per i quali la dichiarazione di Roma per i sessanta anni dell’Unione Europea abbia avuto proprio nella Polonia e nei suoi alleati i più restii a sottoscriverla.Le difficoltà con l’Unione Europea sono diventate dunque terreno fertile su cui far maturare la decisione del ritiro da Eurocorps. Una scelta che si incardina su due differenti questioni. La prima è quella appena segnalata delle difficoltà polacche nell’accettare la politica europea, specialmente sul tema migratorio. L’altra questione, invece, è quella della relazione fra Polonia e Russia e fra Russia e Unione Europea. La scelta di ritirarsi dal contingente europeo è, infatti, stata contemporanea all’arrivo dei militari NATO in Polonia, accolti calorosamente dal ministro della Difesa polacco, Antoni Macierewic. La coincidenza fra arrivo dei militari NATO e ritiro dei polacchi da Eurocorps nasce quindi dall’esigenza polacca di ridefinire le proprie priorità. Per Varsavia la priorità è la difesa da Mosca, che oggi è garantita più dalla NATO che dall’Unione Europea.Per questo la Polonia, tra l’appartenenza a politiche che non approva come quelle di Bruxelles e l’impegno effettivo nell’Alleanza Atlantica, non ha dubbi. Sceglie l’Alleanza Atlantica perché, per Varsavia, la tutela del proprio territorio nei confronti di un intervento russo è molto più importante dell’integrazione europea. E questo è stato confermato anche dalle parole del ministro Macierewic, che in visita alla base militare dove alloggiano i soldati NATO di stanza in Polonia, ha tenuto a dire, proprio subito dopo il ritiro dal contingente Eurocorps, che la Polonia si sarebbe sentita finalmente sicura.Siamo quindi all’inizio di un nuovo scontro all’interno dell’Unione Europea. Con una differenza fondamentale rispetto all’uscita del Regno Unito: l’area geografica della crisi. Una crisi dell’Europa sul fronte dell’Est potrebbe avere sviluppi sicuramente più pericolosi in chiave geostrategica rispetto all’uscita di Londra.





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