“L’America non sarà tenuta in ostaggio dal ricatto nucleare dell’Iran. Il patto è stato disastroso e ha dato miliardi di dollari al regime iraniano. Dobbiamo punire chi non rispetta le regole. Gli Stati Uniti non fanno più vuote minacce. Quando io faccio una promessa la mantengo”. Con queste parole, il presidente Usa Donald Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, confermando l’introduzione di nuove sanzioni “molto forti”. “Fra qualche momento – ha dichiarato – siglerò un memorandum presidenziale per dare il via alle sanzioni al regime iraniano. Istituiremo il massimo livello di sanzioni economiche”.
Dato il disprezzo del presidente per il Jcpoa, è in qualche modo sorprendente che non abbia preso questa decisione prima. Probabilmente è stato influenzato, almeno temporaneamente, dal Segretario alla Difesa James Mattis e dall’allora Segretario di Stato Rex Tillerson. Entrambi lo hanno esortato a non ritirarsi. Il Dipartimento di Stato aveva affermato, in numerose occasioni, che l’Iran ha sempre rispettato i termini dell’accordo, così come l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’ente incaricato di monitorare le attività nucleari dell’Iran. Alla fine, tuttavia, ha prevalso la linea dura dettata dal nuovo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e dal Segretario di stato Mike Pompeo. Una strategia che rischia però di isolare gli Usa e che presenta numerose criticità.
Una scelta che isola gli Usa
Come rileva su The National Interest Christopher Preble, vice presidente per gli studi di difesa e di politica estera presso il Cato Institute, la decisione del presidente Usa può rivelarsi un clamoroso errore: “La decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo – spiega – isola ulteriormente gli Stati Uniti. Sotto Donald Trump, l’America si è dimostrata inaffidabile per i suoi partner negoziali e infedele a coloro che hanno fatto sacrifici e si sono presi dei rischi”.
Secondo quanto osservato da Emile Simpson in un’analisi pubblicata su Foreign Policy, tale decisione apre la strada all’isolamento degli Stati Uniti: “Quando gli Stati Uniti avranno per primi violato i termini dell’accordo, gli europei non potranno sostenere la strategia statunitense nel rinegoziarlo, poiché ciò costituirebbe un precedente negativo non solo nei confronti dell’Iran, ma di tutti gli altri accordi di sicurezza e, in verità, sull’autorevolezza di qualsiasi accordo internazionale al quale gli stati europei faranno parte”. Il risultato, spiega l’esperta, sarà che “il sostegno europeo agli Usa sull’Iran finirà. Ciò rende improbabile che Trump possa negoziare un accordo migliore, che è il prodotto di oltre un decennio di diplomazie coordinate”.
Un colpo alla credibilità degli Stati Uniti?
La strategia dell’amministrazione Trump rischia dunque di accrescere gli attriti con gli alleati occidentali (per non parlare di un’ulteriore complicazione nei rapporti con la Russia e la Cina), rischiando di minare la credibilità degli Stati Uniti nel cercare di raggiungere accordi con altri governi, su qualsiasi argomento. “Tutte le altre parti dell’accordo hanno espresso il desiderio di mantenerlo in vita anche senza la partecipazione degli Stati Uniti – osserva Daniel Larison su The American Conservative -. Se l’amministrazione Trump intende reintrodurre le sanzioni e farle rispettare, ciò pone le basi per una lotta inutile e distruttiva con l’Ue. Rinnegare l’accordo, fa da “cuneo” tra gli Stati Uniti e l’Europa e danneggia le relazioni con i nostri alleati senza una buona ragione, e probabilmente farà riflettere i nostri alleati due volte prima di sostenere un’altra importante iniziativa diplomatica degli Stati Uniti”.
La linea dettata da Trump rischia insomma di avere numerosi contraccolpi negativi, in primo luogo verso gli stessi interessi nazionali statunitensi, aprendo ad una clamorosa frattura transatlantica. Un approccio più realista – e più in linea con l’America First – avrebbe suggerito al presidente di adottare una strategia di offshore balancing (bilanciamento esterno) nel Medio Oriente che, a maggior ragione dopo questa decisione, sembra che gli Usa abbiano del tutto abbandonato.