La geopolitica della corsa allo spazio
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Il Mediterraneo orientale è una regione flagellata da conflitti ed instabilità. La guerra civile siriana si è trasformata in una crisi regionale, che ha coinvolto anche altri Stati confinanti. L’Egitto dopo Mubarak è alla ricerca di un nuovo ruolo come Paese arabo di punta. Israele è diventato parte di una guerra fantasma con l’Iran ed i suoi alleati sciiti. Nel frattempo la Turchia sta diventando sempre più determinata ad affermarsi nel Mediterraneo orientale. Stati Uniti, Russia e Francia hanno dimostrato un forte interesse a prendere parte negli schemi di sicurezza della regione. Lo scoppio della pandemia Covid-19 non ha intaccato la capacità diplomatica della Grecia di saper resistere all’interno di nuovi, complessi ecosistemi di sicurezza. Atene ha infatti sviluppato una nuova politica estera per il Mediterraneo orientale che merita di essere osservata più nel dettaglio.

La nuova geopolitica energetica

In seguito alla crisi ucraina del 2014, la necessità di ridurre la dipendenza dalle esportazioni di gas russo ha costretto i governi europei a considerare il Mediterraneo orientale come potenziale fonte di fornitura energetica. Le esportazioni di gas israeliane, egiziane e cipriote potrebbero contribuire alla diversificazione dell’offerta. Il Mediterraneo orientale dispone di una stima di 122 trilioni di piedi cubi di gas naturale, al momento ancora nascosto ma tecnicamente recuperabile. La posizione geografica della Grecia la rende un ponte naturale tra un Mediterraneo orientale ricco di risorse energetiche ed un’Europa occidentale che ne consuma.

Pertanto, Atene ha negoziato con Nicosia e Gerusalemme la costruzione dell’Eastern Mediterranean Pipeline, un condotto che collegherebbe le riserve di gas israeliane e cipriote all’Europa attraverso Creta e la Grecia continentale. Nel gennaio 2020 i tre Paesi hanno firmato un accordo, sebbene il tragitto definitivo sia ancora in fase di valutazione. Tuttavia, il progetto del condotto EastMed è fattibile soltanto con l’appoggio politico e finanziario degli Stati Uniti, come suggerirebbe l’Eastern Mediterranean Security and Energy Partnership Act del 2019 emesso dal congresso americano.

Il risultato è che la Turchia si sente ancora più estromessa ed isolata. Ankara ha dunque bisogno di alleati che supportino la sua posizione. Nel novembre del 2019, il Governo di Accordo Nazionale della Libia situato a Tripoli firmò un accordo marittimo con la Turchia in cambio di supporto militare. L’accordo ha sancito una Zona Economica Esclusiva (EEZ) tra i due Paesi che ignorava le isole greche, tra cui Creta, la quarta isola più grande del Mediterraneo. La legalità dell’accordo è messa in dubbio dall’opposizione libica ma complica la situazione. Alla luce di ciò, Atene fu costretta a rivolgersi al Cairo. Nell’agosto 2020 i due Paesi firmarono un accordo per una parziale demarcazione di confini marittimi tra Creta e la costa settentrionale egiziana.

Ma non è tutto. La determinazione del governo cipriota a sfruttare i propri depositi off-shore di gas ha provocato la reazione militare del regime di Erdogan. Le navi da trivellazione turche sono entrate ripetutamente all’interno della EEZ cipriota, accompagnate da navi da guerra, per svolgere una serie di attività; eppure Nicosia ha già dato in concessione parti della propria EEZ a compagnie energetiche straniere. Per motivi etnici Atene ha supportato la Repubblica di Cipro nel suo scontro con Ankara.

La geopolitca energetica ricopre un ruolo importante anche negli ambiziosi piani della Grecia per quanto riguarda le energie rinnovabili. Nell’ottobre 2021 il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis e l’egiziano Abdel-Fattah el-Sisi firmarono un accordo per costruire un collegamento elettrico sottomarino che passi per la nuova EEZ greco-egiziana. Questo progetto è volto a collegare l’Europa e l’Africa attraverso la costruzione di un cablaggio sottomarino della potenza totale di 2000MW in entrambe le direzioni. Insieme ad altri collegamenti simili sviluppati nella regione, tra cui quelli tra Italia e Bulgaria, quello tra Egitto e Grecia potrebbe trasformare quest’ultima in un centro energetico di energia a basso costo ed ecosostenibile.

Alleanze e Realpolitik

La cooperazione con Israele è il pilastro della politica estera greca nel Mediterraneo orientale. Il deterioramento delle relazioni tra Turchia e Israele dopo l’incidente della flottiglia di Gaza nel maggio 2010 ha posto le basi per una nuova era di relazioni greco-israeliane. Su iniziativa del governo Netanyahu i due Paesi hanno firmato accordi in ambito di sicurezza, energia, commercio e turismo. Gerusalemme ha condiviso le preoccupazioni della Grecia per la determinazione turca nel Mediterraneo orientale: Ankara non ha solo offerto il proprio supporto ai palestinesi, ma ha anche offerto supporto morale ad Hamas. Non sorprende che le forze aeree di Israele e Grecia abbiano condotto insieme varie esercitazioni negli ultimi anni. In più, Atene intende acquistare sistemi israeliani all’avanguardia per il proprio esercito, marina ed aeronautica militare.

Inoltre, Atene ha imbastito una nuova relazione con i Paesi del Golfo pro-occidentali. Nel tardo novembre 2020, la Grecia e gli EAU firmarono un patto di difesa che include l’assistenza reciproca nel momento in cui l’integrità territoriale di uno dei due Stati venga minacciata da una terza parte. Tre mesi prima, presso la base aerea Souda di Creta, erano stati schierati dei jet F-16 emiratensi per un addestramento con l’Aeronautica Militare Ellenica. Abu Dhabi si oppone al tentativo di Ankara di dominare il mondo musulmano e supporta l’opposizione anti-turca in Libia.

Gli EAU non sono l’unico Paese del Golfo che ha maturato una cooperazione militare con la Grecia. Nel settembre 2021 Atene decise di schierare missili Patriot in Arabia Saudita per proteggere infrastrutture energetiche dal valore fondamentale. Alcuni mesi prima, dei jet sauditi F-15 volarono in Grecia per partecipare ad esercitazioni militari congiunte. Così come gli EAU, anche l’Arabia Saudita si oppone alla politica estera della Turchia in Medio Oriente.

Nel frattempo Atene ha cercato di rispondere alla Turchia formando un’alleanza con Parigi, che vede nella Turchia di Erdogan un avversario geopolitico. Nel tardo settembre 2021 Grecia e Francia firmarono un accordo che include una clausola per assistenza di difesa reciproca. Ne consegue che la Marina Ellenica acquisterà presto delle moderne fregate francesi per condurre operazioni al largo delle coste greche.

Riassumendo

Lo sviluppo ed il trasporto energetico nel Mediterraneo orientale è un fattore che cambia le regole del gioco. Il fulcro della Grecia nella regione è un banco di prova per capacità ed intenzioni. Atene ha formulato una nuova politica estera collaborando con Paesi vicini, quali Israele ed Egitto. Sia Gerusalemme che il Cairo condividono le preoccupazioni della Grecia per la determinazione della Turchia nel Mediterraneo orientale. Inoltre, Atene ha stretto legami con Paesi del Golfo pro-occidentali che hanno i loro problemi con la leadership turca e che aspirano ad una maggiore rilevanza negli affari regionali. Anche l’accordo militare greco-francese conferma il crescente impegno di Parigi verso la sicurezza della regione. Tutto ciò ammonta ad un ponderato e coordinato tentativo diplomatico di aumentare la presenza della Grecia nella volatile regione del Mediterraneo orientale.

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