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La Città Eterna, il 18 novembre, è divenuta la casa di Nizami Ganjavi per un giorno. Questo nome, sebbene la sua conoscenza in Italia dovrebbe essere più estesa, in Azerbaigian e nell’universo civilizzazionale dell’Oriente, è più che conosciuto: è un simbolo nazionale, è motivo di orgoglio, è oggetto di studio e riverenza, è un collante che trova d’accordo diverse generazioni e che unisce una pluralità di popoli – dagli azerbaigiani ai curdi, dai tagiki agli iraniani, passando per turchi e pashtun.

Ogni anno, a metà novembre, i popoli che giaciono tra la Catena del Caucaso e il Paropamiso si fermano per un momento, si raccolgono per celebrare con ossequioso rispetto quel loro avo che ha fatto la storia della letteratura orientale, che l’ha resa grande nel mondo, realizzando il khamsa – Quintetto, che consiste di cinque opere intramontabili: Emporio dei segreti, Sette Belle, Khosrow e Shirin, Layla e Majnun, e l’Alessandreide – quest’ultimo dedicato alle vicissitudini orientali di Alessandro Magno.

Quest’anno, le celebrazioni per l’anniversario numero 880 di Ganjavi, a riprova della sua importanza per l’Oriente islamo-turco-persiano, hanno avuto luogo in diverse parti del mondo, dall’Azerbaigian alla Turchia, attraversando il Pakistan e, curiosamente, anche l’Italia.

Ganjavi celebrato a Roma

Il peso massimo della poesia e della letteratura dell’Azerbaigian, nato a Ganja nel 1141, è stato celebrato presso Villa Borghese, a Roma, nella giornata del 18 novembre. L’evento è stato organizzato nell’ambito dei festeggiamenti per l’anniversario numero 880 del poeta, al quale è stato dedicato anche l’anno corrente, il 2021, su iniziativa del presidente Ilham Aliyev.

Non è un caso che le celebrazioni italiane abbiano avuto luogo nell’illustre Villa Borghese. Qui, infatti, sin dal 2012, è presente una statua di Ganjavi – un dono della Fondazione Heydar Aliyev alla capitale italiana in segno di amicizia tra i due popoli. E non è un caso che le autorità italiane abbiano voluto unirsi ai festeggiamenti, essendo Roma e Baku legate da un sodalizio, o meglio da un’alleanza, che trascende i confini dell’energia, investendo campi quali il dialogo interreligioso e la cultura.

La lunga giornata di Villa Borghese è stata caratterizzata da un programma intenso, a base di danze, musica e momenti di dibattito, e, nel complesso, è stata un successo in termini di partecipazione e accoglienza. Il tutto ha avuto inizio con la posa di alcuni fiori ai piedi della statua di Nizami Ganjavi ed è proseguito con una serie di interventi e la proiezione di un film-balletto.

La giornata nel dettaglio

I conferenzieri – Mammad Ahmadzada (ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia), Sandro Teti (editore de Il grande poeta azerbaigiano Nizami Ganjavi di Evgenij Bertels) e Federico De Renzi (turcologo e islamologo) – hanno coscientizzato il pubblico partecipante sulla figura del poeta, esplicandone l’importanza giocata nello sviluppo dell’arte, della cultura e della letteratura del Medio Oriente e l’influenza esercitata nella stessa Europa, su giganti come Johann Wolfgang von Goethe.

In quanto nativo di Ganja, nel corso degli interventi si è parlato anche di questa città, localizzata nell’Azerbaigian storico, che l’anno scorso fu bombardata dalle forze armate armene nel corso della seconda guerra del Karabakh e che sta lentamente cercando di superare quel trauma – gli attacchi missilistici, illegali perché condotti contro obiettivi civili e al di fuori del campo di battaglia, provocarono 32 morti e 125 feriti.

Agli interventi dei tre oratori, infine, ha fatto seguito la proiezione del primo film-balletto dell’industria cinematografica azerbaigiana, tra l’altro basato su un poema di Ganjavi: Le sette belle. La pellicola, trasmessa all’interno della Casa del Cinema di Villa Borghese, ha intrattenuto gli spettatori con musiche e danze, in quanto di genere film balletto.

La giornata, in sintesi, ha portato un pezzo fondamentale della cultura azerbaigiana in Italia e, similmente al primo anniversario della seconda guerra del Karabakh – commemorato a Roma alcuni giorni fa, l’8 novembre –, contribuirà ad aumentare una consapevolezza nell’opinione pubblica nostrana: tra le due nazioni non è soltanto una questione di energia, perché di mezzo c’è anche tanta cultura.