Politica /

In Messico, nella regione di Sonora, c’è la più grande miniera di litio mai scoperta fin’ora al mondo: le sue riserve probabili sono stimate in 243,8 milioni di tonnellate e il carbonato di litio, il minerale da cui si estrae il metallo, è pari a 4,5 milioni di tonnellate equivalenti.

La miniera, la cui costruzione è cominciata nel 2018, entrerà in produzione entro la prima metà del 2020 e sarà in grado di produrre 17.500 tonnellate/anno di carbonato di litio nella sua prima fase, per poi passare a 35mila nella seconda fase di sfruttamento per una vita complessiva pari a 19 anni.

La concessione mineraria è detenuta da una joint venture formata per il 77,5% dalla anglocanadese Bacanora Ltd e per il restante 22,5% dalla cinese Ganfeng Lithium.

Litio, Terre Rare e Pgm: il nuovo petrolio

Il litio è un metallo alcalino che si trova in natura principalmente sotto forma di brine – ovvero precipitati di soluzioni concentrate – e di minerali come carbonati, idrossidi e inosilicati, deriva cioè dall’alterazione ed erosione di minerali come lo spodumene o la petalite. Alte concentrazioni di litio si trovano nelle acque salmastre (0,03-0.3% di cloruro di litio), in particolare nei deserti della California, e in minori quantità nelle acque del mare. Pertanto in natura non si trova allo stato metallico, a causa della sua notevole reattività (si ossida facilmente).

Il litio trova diverse applicazioni, tra cui anche mediche, nucleari (per la produzione di trizio) e in campo bellico (gli ossialogenuri di litio vengono usati nelle batterie dei missili), ma il suo utilizzo è aumentato in funzione delle nuove tecnologie in campo elettronico: il metallo viene usato per produrre batterie elettriche più efficienti.

Il litio, infatti, permette una maggior densità di energia per unità di volume, una vita utile più lunga, un minor peso, un funzionamento di alta capacità a temperature più basse e un maggior tempo di stoccaggio per l’energia rispetto ad altri tipi di batterie.

Insieme ad altri elementi, come le Terre Rare (lantanio, cerio, neodimio), presenti in innumerevoli prodotti sia della nostra quotidianità sia di livello militare o altamente specializzato (come magneti, superconduttori, turbine, laser, sistemi di guida di missili e satelliti), o i minerali del gruppo del platino (chiamati Pgm), ha scatenato una vera e propria “corsa all’oro” tra le maggiori compagnie minerarie del mondo.

In dettaglio il consumo globale di litio viene assorbito per il 39% dai produttori di batterie, per il 30% dall’industria del vetro e della ceramica e per la restante fetta in vari settori come quello del trattamento dell’aria, produzione di polimeri o di grassi lubrificanti.

Se andiamo ad analizzare meglio il dato sulle batterie scopriamo che queste vengono prodotte per il 25% per l’automotive e per il 19% per cellulari o smartphone; il 16% va a finire nei laptop mentre un altro 16% in biciclette elettriche, sempre più presenti sul mercato. Si calcola che il consumo globale di batterie di questo tipo sia aumentato del 23% l’anno nel periodo che va dal 2010 al 2015 passando dai 21 GWh (gigawattora ovvero un miliardo di watt/ora) ai 60 GWh per un valore di mercato complessivo, comprendente le batterie ricaricabili e non, pari a 10,7 miliardi di dollari l’anno. Numeri certamente destinati a salire se non altro grazie al solo settore automobilistico che vede progressivamente aumentare la richiesta di vetture ibride o elettriche: +69% nel 2015.

Prima della scoperta del giacimento messicano, i Paesi con le maggiori riserve di litio erano BoliviaCile, Afghanistan, Australia, Stati Uniti e Cina. In particolare gli Stati Uniti, con la miniera di Humboldt County (Nevada), erano al primo posto per riserve probabili (179,4 milioni di tonnellate) seguiti dall’Australia con Port Hedland (151,9 milioni di tonnellate) e da Pilgangoora lithium-tantalum project (108,2 milioni di tonnellate) sempre in Australia.

Il Messico sarà un Paese chiave per la geopolitica

Lo sfruttamento del giacimento di Sonora, e possibilmente di altri giacimenti di litio che sono stati individuati nella Baja California, a San Luis Potosí e Zacatecas, proietterà il Messico al centro degli interessi geopolitici globali.

Già il fatto che la cinese Ganfeng si sia assicurata quasi un quarto dello sfruttamento del più grande giacimento di litio del mondo dovrebbe far capire come il Paese del Centro America diventerà strategico per il controllo del mercato di questa risorsa, che Pechino sta cercando di assicurarsi divenendo partner in quasi tutti i giacimenti di litio (e Terre Rare) del mondo.

Potenzialmente il Messico potrebbe diventare uno dei maggiori produttori di questa risorsa e trarne beneficio diventando esportatore non solo della stessa materia prima, ma anche dei suoi prodotti derivati, approfittando della sua stessa posizione geografica che ne fa un ponte naturale tra le economie dell’america settentrionale (fortemente tecnologiche) e meridionale (in via di sviluppo e produttrici di materie prime).

Gli Stati Uniti si troveranno sempre più in difficoltà a gestire il loro “vicino di casa” e grazie a questa scoperta diminuirà notevolmente il peso politico di Washington che attualmente gioca da posizioni di forza – complice anche l’instabilità interna – con Città del Messico: la questione del muro, ad esempio, i cui costi la Casa Bianca pretende che vengano in parte coperti dal governo messicano, potrebbe vacillare a fronte della necessità degli Stati Uniti di comprare questa risorsa, se non altro per sottrarla alla Cina.

Un altro scenario vede Washington passare direttamente all’azione cercando di controllare direttamente la produzione messicana di litio, magari proprio usando a pretesto l’instabilità interna causata dalla guerra che i cartelli della droga stanno muovendo contro il governo: il presidente Trump ha recentemente considerato l’ipotesi di annoverare i narcos tra i gruppi terroristici e questo aprirebbe scenari in cui soldati Usa potrebbero essere schierati ai confini col Messico e anche impiegati in operazioni, clandestine o palesi, oltre confine, magari per “proteggere” le miniere e la produzione di questa importante risorsa.

Anche la Cina potrebbe decidere, a fronte di una maggiore instabilità interna, di tutelare i suoi interessi, che come abbiamo visto sono già presenti nel Paese, per “militarizzare” le miniere e addirittura costruire delle “enclave” cinesi in territorio messicano: strategia messa in atto da Pechino già altrove, come in Africa.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME