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L’ombra di nuove elezioni si allunga sempre di più su Israele. La tensione tra i due alleati di Governo, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, continua a salire mentre il Paese aspetta il 23 dicembre, data ultima entro cui evitare la caduta dell’esecutivo. Nel caso in cui il Governo attuale dovesse sciogliersi, Israele andrebbe alle quarte elezioni consecutive in meno di due anni e i cittadini sarebbero probabilmente chiamati alle urne intorno alla metà del 2021.

Eventuali nuove consultazioni vedrebbero l’attuale premier scendere ancora una volta in campo in qualità di leader del Likud, storico partito di centro-destra sostenuto dalle formazioni conservatrici – tra cui gli ultra-ortodossi – e tuttora in testa nei sondaggi, secondo le ultime rilevazioni demoscopiche. Ma se il leader della destra è già stato designato, lo stesso non si può dire per il centro-sinistra. L’opposizione infatti si trova sprovvista di un candidato in grado di rappresentare una reale alternativa a Netanyahu e con un programma convincente. Fino a pochi mesi fa, il leader della sinistra era l’attuale ministro della Difesa Benny Gantz, arrivato al Governo grazie alla formazione Blu&Bianco.

Ma la decisione dell’ex generale di unirsi a Netanyahu per formare un nuovo Governo dopo mesi di stallo ha fatto terra bruciata intorno a Gantz, abbandonato dal suo stesso partito e da quella parte dell’elettorato delusa dal suo comportamento. D’altronde l’esponente di Blu&Bianco si era presentato alle elezioni per mettere fine alla premiership di Netanyahu, per cui la sua mossa ha generato particolare malcontento tra gli elettori e lasciato l’opposizione senza una figura di riferimento. Ma il centro-sinistra non ha intenzione di presentarsi impreparato alle prossime elezioni e ha deciso di puntare su un altro generale.

La stella di Gadi Eizenkot

La scelta del centro-sinistra (e di una parte del centro-destra) è ricaduta sul sessantenne Gadi Eizenkot, generale in pensione dal 2019. Prima di lasciare la carriera militare per ritirarsi a vita privata, Eizenkot ha ricoperto la carica di capo di Stato maggiore sotto Netanyahu ed è ricordato per i suoi successi contro Hezbollah. Nel 2018 ha portato avanti l’operazione Scudo del Nord, avviata per distruggere i tunnel costruiti dal Partito di Dio lungo il confine settentrionale, e ha portato avanti diverse campagne volte a contenere la presenza iraniana nella vicina Siria. Ma i suoi successi militari non solo l’unica cosa che interessa il centro-sinistra.

L’ex generale ha più volte invitato il Governo a risolvere la questione palestinese, sostenendo anche il raggiungimento di un compromesso con la controparte, e secondo diverse fonti locali sarebbe contrario all’annessione dei territori occupati. Una posizione ben diversa rispetto a quella di Netanyahu e che potrebbe soddisfare l’elettorato centrista e moderato.

Altra caratteristica che alletta la sinistra è la discendenza di Eizenkot: l’ex capo di Stato maggiore è di origine marocchina ed è stato il primo ebreo orientale a ricoprire una carica così importante nell’esercito. La famiglia dell’ex generale rischia però di essere anche il suo punto debole. La madre e la sorella sono haredi e la loro fede potrebbe allontanare Eizenkot da Yair Lapid, ex alleato di Benny Gantz nella coalizione Blu&Bianco. Il leader di Yeshi Atid in realtà ha già smentito che l’appartenenza di una parte della famiglia di Eizenkot alla comunità ultra-ortodossa possa rappresentare un problema, ma i dubbi restano.

Lapid però non è l’unico ad aver corteggiato l’ex generale. Anche Moshe Ya’alom ha cercato di portare Eizenkot nel suo partito, arrivando persino a dichiarare pubblicamente che tra i due era già stato raggiunto un accordo: la notizia è stata però presto smentita dallo stesso ex generale. Eizenkot infatti non si è ancora pronunciato sulla sua candidatura, preferendo prendere ancora altro tempo per capire se davvero Israele andrà a nuove elezioni. Solo quando la caduta del Governo sarà certa l’ex generale scioglierà la riserva, decidendo se lanciarsi in questa nuova avventura politica e con quali sostenitori. Non tutti nel centro israeliano vedono di buon occhio Eizenkot e secondo diversi analisti la sua candidatura potrebbe spaccare ulteriormente il centro-sinistra e favorire paradossalmente Netanyahu, che vedrebbe i suoi avversarsi indebolirsi anziché rafforzarsi.