Rivali ma mai nemici, poi (quasi) amici ma mai alleati: il rapporto tra Russia e Turchia negli ultimi anni ha perennemente viaggiato sul filo di un sottile equilibrio, in cui i due governi non si sono mai amati ma, al tempo stesso, sono riusciti sovente a convergere su specifici obiettivi e su comuni dossier. Non senza alti e bassi. Del resto, fino al 15 luglio 2016, giorno del tentato colpo di Stato in Turchia, Mosca ed Ankara erano ai ferri corti e le ruggini per l’abbattimento del caccia russo in Siria per opera dell’aviazione turca erano ben evidenti. Poi, dopo il fallito golpe, Erdogan si è reso conto che soltanto Putin ha realmente condannato l’azione dei militari e così il suo governo ha guardato sempre più verso oriente. I colloqui tra i due leader hanno contribuito a determinare svolte importanti ad esempio in Siria, dove la Russia sostiene il presidente Assad e la Turchia invece dal 2011 è impegnata contro Damasco. Si pensava ad uno scenario simile per la Libia, con i due Paesi estremamente attivi nel dossier, ed invece forse adesso sta nascendo una nuova fase caratterizzata, se non da astio, almeno da una reciproca diffidenza.

Il filo che lega Idlib al fronte libico

Se in Siria la Russia sostiene il governo e la Turchia invece una serie di gruppi di opposizione, spesso mercenari islamisti che controllano una parte della provincia di Idlib, in Libia invece è Ankara a sostenere il governo mentre da Mosca si inviano armi, uomini e mezzi al generale Haftar. Un vero e proprio incrocio quindi quello lungo l’asse tra Siria e Libia, dove Putin ed Erdogan si invertono reciprocamente i ruoli. Anche per questo ad inizio si pensava che la convergenza di interessi russo – turca potesse portare, nel giro di pochi mesi, anche ad importanti svolte in Libia dopo che gli incontri tra i due presidenti sul finire del 2019 hanno contribuito ad un cessate il fuoco nel nord della Siria. Nel Paese nordafricano invece, sta accadendo l’esatto opposto: la Libia si sta trasformando sempre più nel campo principale della partita a scacchi iniziata nuovamente tra il Cremlino ed il governo di Ankara.

Una partita però che ha nell’intero medio oriente la propria scacchiera. Quell’incrocio tra Siria e Libia potrebbe determinare anche un’interconnessione tra i due conflitti: ciò che accade nella provincia di Idlib, l’unica in Siria dove ancora si combatte, potrebbe avere conseguenze anche in Libia. Viceversa, ciò che sta accadendo in Tripolitania potrebbe determinare nuovi scenari ad Idlib. Ad esempio, negli ultimi giorni sono stati segnalati nuovi bombardamenti nella provincia di Idlib, anche a seguito di alcuni episodi che hanno preso di mira i pattugliamenti congiunti tra russi e turchi lungo la linea del cessate il fuoco concordata a marzo. I raid in Siria potrebbero “distrarre” i turchi dalla Libia, lì dove le forze vicine ad Ankara sono impegnate a sostenere il governo del premier Fayez Al Sarraj contro Haftar a Sirte. Non sono pochi in Libia a sostenere che, ogni qualvolta su Idlib tornino a piovere le bombe in questo periodo, dietro non ci sia il tentativo russo di evitare che Ankara concentri tutti i suoi sforzi nel sostegno a Tripoli.

La tensione Armenia – Azerbaijan

Dalla Libia al Caucaso, le nuove divergenze russo – turco hanno trovato negli ultimi giorni un nuovo scenario negli scontri innescatisi al confine tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Tra questi due Paesi sussiste dai primi anni ’90 un clima di continua tensione dovuto principalmente alla questione del Nagorno – Karabakh, la regione rivendicata dagli armeni ed amministrata de facto da una Repubblica vicina a Yerevan ma ufficialmente inserita all’interno del territorio azerbaigiano. Gli scontri, avviatisi domenica scorsa, hanno riguardato questa volta un’area più a nord del Nagorno e, in particolare, la strategica regione di Tovuz. L’Armenia è storicamente un Paese molto vicino alla Russia sotto il profilo politico e culturale, contestualmente l’Azerbaijan è considerata affine alla Turchia per motivi linguistici e religiosi. La bandiera nazionale contiene, ad esempio, anche la mezzaluna con lo sfondo rosso come quella turca.

Ecco perché gli scontri attualmente in corso potrebbero rappresentare una nuova sfida lungo l’asse, non così solido per adesso, tra il Cremlino ed Ankara. La Russia in Armenia ha due basi militari, così come rapporti molto stretti a livello economico e politico nonostante dal 2018 il governo armeno guidato da Nikol Pashinyan ha iniziato ad operare un leggero affrancamento da Mosca. Dunque, in caso di conflitto sempre più aperto tra Armenia ed Azerbaijan, Russia e Turchia potrebbero ritrovarsi ancora su due fronti opposti. Ed in parte già lo sono: da Ankara non si è perso tempo nel ribadire, anche in queste ore, pieno sostegno politico e militare all’Azerbaijan.

La partita sul fronte energetico

L’8 gennaio scorso Putin ed Erdogan erano insieme lungo le rive del Bosforo: quel giorno i due presidenti hanno inaugurato il tratto turco del TurkishStream, l’opera grazie alla quale il gas russo riuscirà ad arrivare in Europa senza passare dall’Ucraina. Un’infrastruttura strategica per entrambi i Paesi: Mosca può vendere il suo gas lungo un più “rassicurante” canale meridionale, Ankara può confermarsi come hub energetico per il Mediterraneo. Da qui una convergenza significativa e che ha dato vita nel corso degli ultimi 4 anni ad un’intesa collaborazione tra le parti. Eppure, anche sul fronte energetico Russia e Turchia potrebbero dar vita ad un’altra partita a scacchi.

Ed in questo caso la scacchiera tornerebbe in terra libica: Ankara vuole sfruttare il memorandum d’intesa siglato con Tripoli a novembre per piazzare la propria bandiera su molti dei giacimenti dell’ovest della Libia, Mosca invece sostiene Haftar per provare a prendere le strutture petrolifere della Cirenaica. Al tempo stesso però, i turchi potrebbero andare oltre e spingere l’alleato Al Sarraj oltre Sirte mettendo quindi piede in una zona su cui i russi vorrebbero solidificare la propria presa. Un’altra spina nel fianco quindi destinata ad incidere nel rapporto tra i due Paesi: l’impressione è che la sfida tra Mosca ed Ankara potrebbe caratterizzare l’intera seconda parte di questo 2020.