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Sono passati dieci anni da quando Sarkò sbeffeggiava il nostro Paese deridendo l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in conferenza stampa, in compagnia di Angela Merkel. Dopo dieci anni da quell’episodio e da quell’Annus horribilis per l’ Italia – il 2011, l’anno dello spread alle stelle e del governo Monti – Merkel è ancora al suo posto, Berlusconi è uno dei protagonisti della politica italiana e sponsor del governo di Mario Draghi mentre non si può dire lo stesso dell’ex presidente transalpino. Quella di Nicolas Sarkozy, ventitreesimo presidente della Repubblica francese, dal 16 maggio 2007 al 15 maggio 2012, è infatti una parabola discendente. Come riporta IlGiornale.it, l’ex presidente francese è stato riconosciuto colpevole di corruzione e traffico di influenza, e per questo condannato a tre anni di reclusione, uno dei quali da scontare in carcere e due con la condizionale. La decisione, stabilita dal tribunale di Parigi, è arrivata al termine del processo sul “caso delle intercettazioni” scoppiato nel 2014, due anni dopo la sua uscita dall’Eliseo. Sarkozy, 66 anni, era finito nell’occhio del ciclone perché sospettato di aver ottenuto da un magistrato della Corte di cassazione, Gilbert Azibert, delle informazioni in cambio di un posto alla Corte di revisione a Monaco. Il tribunale ha informato del fatto che Sarkozy potrà richiedere gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico. Nelle prossime settimane Sarkò affronterà un altro processo, con altre 13 persone, per accuse legate a finanziamenti illegali della sua campagna presidenziale nel 2012.

Dal 2012 in poi molte grane giudiziarie e poche gioie per Sarkò

Da quando non è più all’Eliseo, Nicolas Sarkozy ha raccolto davvero poche soddisfazioni e molti guai giudiziari. L’ultima tegola lo scorso gennaio, quando quando l’ex presidente è finito nella bufera per un incarico di assistente parlamentare “fittizio ma ben pagato” assegnato alla sua ex moglie Cécilia Attias. L’ex seconda consorte dell’esponente gollista, separatasi da lui nel 2007, avrebbe infatti beneficiato di un incarico parlamentare, all’epoca in cui Sarkozy era ministro dell’Interno, che lei avrebbe svolto esclusivamente sulla carta, venendo però ricompensata con oltre 3mila euro al mese per tale suo “lavoro”. Come ricorda IlGiornale.it, a portare alla luce l’incarico fasullo e i soldi pubblici di cui avrebbe immotivatamente beneficiato Cécilia Attias, nonché a lanciare l’ennesima campagna mediatica contro il politico conservatore, è stato il settimanale satirico parigino Le Canard Enchainé. In base alle accuse dell’organo di stampa, vi sarebbero documenti attestanti l’assunzione di Cécilia come assistente parlamentare part-time nel momento in cui l’allora marito Sarkozy diveniva ministro dell’Interno.

Ma le grane giudiziarie non finiscono qui. Nel marzo 2015 Sarkozy era stato ascoltato come testimone assistito nell’inchiesta su 400 mila euro di multa che Sarkozy avrebbe dovuto pagare per lo sforamento del tetto delle spese autorizzate durante la campagna elettorale 2012. Della somma si era fatta carico la direzione del suo partito, l’Ump. Il caso si è chiuso con un non luogo a procedere generale. L’unica consolazione, insieme al successo letterario del suo ultimo libro, sempre essere la fidata moglie, Carla Bruni, che sui social ha preso le sue difese: “Che folle implacabilità amore mio… la lotta continua, emergerà la verità”, ha scritto la cantante ed ex modella, aggiungendo l’hashtag #injustice. 

Le ombre sulla guerra in Libia

Nicolas Sarkozy passerà alla storia come il Presidente che trascinò l’Occidente in guerra contro la Libia di Muammar Gheddafi nei primi mesi del 2011. Motivazioni umanitarie? Il timore di un imminente genocidio? Gli stupri di massa da parte dei miliziani? Nulla di tutto questo. Come si è scoperto in seguito, grazie alle mail declassificate dell’ex Segretario du Stato Usa Hillary Clinton, furono ben altre le motivazioni che spinsero Sarkozy a intervenire militarmente, con il pieno supporto della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Attacchi che successivamente furono unificati il 25 marzo 2011 sotto l’Operazione Unified Protector a guida Nato. La email No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill e poi di Hillary) all’allora Segretaria di Stato Usa Hillary Clinton, dal titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, svela la verità sull’intervento occidentale in Libia a supporto degli insorti. “Secondo le informazioni disponibili – scrive Blumenthal – il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento. Durante la fine di marzo 2011 questi stock sono stati spostati nel Sabha (sud-ovest in direzione del confine libico con il Niger e il Ciad); presi dai caveau della Banca centrale libica a Tripoli”.

Questo oro, prosegue, “è stato accumulato prima dell’attuale ribellione e doveva essere utilizzato per stabilire una moneta panafricana basato sul dinar libico. Questo piano è stato progettato per fornire ai Paesi africani francofoni un
’alternativa al franco francese (Cfa)”. Un piano, quello del Colonnello, che allarma l’Eliseo, come conferma Blumenthal nella stessa e-mail, nero su bianco. “Gli ufficiali dei servizi segreti francesi hanno scoperto questo piano poco dopo l’inizio della ribellione in corso e questo era uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia”. C’erano poi i rapporti personali fra Gheddafi e Sarkozy a giustificare quell’intervento militare a fianco degli insorti: perché il Ràis, come ha documentato anche Fausto Biloslavo su IlGiornale intervistando l’ex consigliere di Gheddafi Moftah Missouri, finanziò la campagna elettorale dell’ex presidente transalpino per milioni di dollari. Un rapporto, quello fra Sarkozy e Gheddafi, documentato anche dal libro firmato dai giornalisti Fabrice Arfi e Karl Laske e pubblicato nel 2017 nel quale si parla di “borse piene di banconote che viaggiano tra Tripoli e Parigi, bonifici sospetti, lettere con promesse di milioni per favorire l’elezione dell’ allora leader della destra francese”. Verità, quelle sulla guerra in Libia, che hanno distrutto l’immagine di un Presidente che non passerà certo alla storia da statista.

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