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Politica

La pandemia rimescola le carte della politica spagnola

La crisi sanitaria scatenata dal Covid-19 ha rafforzato, secondo un sondaggio del quotidiano El Mundo, l’assetto bipartitico del sistema politico spagnolo. Il Partito Socialista del premier Sanchez è stimato al 31.7 per cento dei consensi, in crescita rispetto al 28...
Spagna politica Parlamento (La Presse)

La crisi sanitaria scatenata dal Covid-19 ha rafforzato, secondo un sondaggio del quotidiano El Mundo, l’assetto bipartitico del sistema politico spagnolo. Il Partito Socialista del premier Sanchez è stimato al 31.7 per cento dei consensi, in crescita rispetto al 28 per cento ottenuto alle consultazioni di novembre 2019, subito dietro si piazzerebbe il Partito Popolare, con il 25.4 per cento dei suffragi (+4.6 per cento rispetto a novembre). Vox appare in difficoltà con l’11.9 per cento dei voti ( a novembre 2019 aveva superato il 15 per cento) e non decolla Podemos, fermo all’11.7. In tempi difficili sembra che gli spagnoli abbiano deciso di dare fiducia ai partiti con più esperienza e ciò rafforza l’esecutivo di Sanchez, che godrebbe del supporto del 45,6 per cento dei cittadini.

Turbolenze politiche

Il clima politico, malgrado la pandemia, è infuocato. Pablo Casado, leader del Partito Popolare, ha accusato il premier Sanchez, nel corso di un dibattito parlamentare, di avere gravi responsabilità nella gestione di una crisi sanitaria che ha visto la Spagna tra i Paesi più colpiti al mondo. Casado ha poi mostrato scetticismo nei confronti della proposta, fatta da Sanchez, di stipulare di un piano nazionale, con la partecipazione delle opposizioni, per ricostruire l’economia del Paese. Ancora più duri i toni di Macarena Olona, segretario generale di Vox, secondo cui, come riportato da El Pais, il governo “comunista” di Sanchez approfitterebbe della situazione per instaurare un “regime stile venezuelano” e per “distruggere la nazione”. Secondo Olona l’esecutivo avrebbe poi intenzione di rendere illegale Vox. María Jesús Montero, portavoce del governo, ha invece affermato come la popolazione del Paese si aspetti una risposta unitaria e non divisiva alla crisi in corso.

Crisi, recessione e possibile svolta a destra

L’economia spagnola si appresta ad entrare in acque turbolente: il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una contrazione del Pil dell’8 per cento nel 2020 ed una disoccupazione in crescita al 20,8 per cento. La recessione è legata al lockdown, adottato da Madrid per fronteggiare l’espansione della pandemia e che, al tempo stesso, paralizza le attività produttive. Almeno 890mila posti di lavoro sono già scomparsi a causa della recessione, un livello equiparabile a quello della crisi finanziaria del 2008-2009 mentre quasi quattro milioni di lavoratori sono dovuti andare in congedo.

Il collasso dell’economia potrebbe trascinare con se anche l’esecutivo Sanchez destinato, nel giro di pochi mesi, a pagare lo scotto di una recessione gravissima di cui forse non si è ancora inquadrata la misura. Il futuro appare molto incerto: i gruppi di separatisti regionali potrebbero sfruttare il momento di confusione per rialzare la testa ed attuare richieste sempre più incisive e pressanti a cui il governo centrale potrebbe non essere in grado di reagire tempestivamente. Le redini del potere potrebbero essere così assunte dal Partito Popolare e dal suo giovane leader Pablo Casado. In questo scenario la Spagna attuerebbe una decisa svolta a destra senza dimenticare che sullo sfondo continuerebbe ad esserci Vox, una presenza ingombrante con cui Casado dovrà fare i conti e che potrebbe prendere parte ai futuri esecutivi del Paese.





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