La pandemia di coronavirus ha esaltato l’importanza della scelta del nuovo leader della coalizione tedesca Cdu-Csu e papabile successore di Angela Merkel alla cancelleria federale di Berlino, dato che la risposta tedesca al Covid-19 è stata tale da garantire un forte rafforzamento nei consensi all’unione cristiana e centrista, assediata nei mesi precedenti la crisi sanitaria dalle “scalate ostili” di Verdi e destra Afd.

Con la coalizione stabilmente oltre il 35% dei consensi, in vista del voto 2021 la scelta dell’erede della Cancelliera si fa sempre più importante. E se inizialmente si pensava che la sfida sarebbe stata esclusivamente tra il governatore del Nord Reno-Vestfalia Armin Laschet e l’omologo bavarese, leader della Csu, Markus Soder, la partita adesso appare estremamente aperta.

Ma come la prima ondata della pandemia ha valorizzato la partita così la seconda può cambiarla. I contagi in Germania salgono con meno impetuosità rispetto al resto d’Europa, ma non accennano a fermarsi. E di conseguenza la Cdu ha dovuto, per la seconda volta, rinviare il suo congresso e ora brancola nel buio in attesa di sapere quando potrà svolgersi il congresso che decreterà il nome del successore di Annagret Kramp-Karrenbauer, la fugace “delfina” della Merkel dimessasi a febbraio. A metà dicembre il gruppo dirigente del partito si riunirà e valuterà la situazione della pandemia per constatare se esistono le condizioni per avviare un congresso digitale il 16 gennaio, con annesso voto per posta. La conseguenza non sarà indolore.

Il ritorno in cattedra della Merkel ha negli ultimi mesi sopito i trambusti e i litigi interni alla Cdu, mentre la svolta di Soder, più moderato rispetto al predecessore Horst Seehofer nella promozione del dualismo Monaco-Berlino, ha reso sempre più attivo il dialogo tra Cdu e controparte bavarese. Soder sogna di essere il primo bavarese a occupare la cancelleria federale, ma dovrà contendersi la candidatura col vincitore delle primarie Cdu. Al momento, l’esito è incerto e molto dipenderà dalle tempistiche: tra la base del partito è indubbio che sia Friederich Merz, il manager e finanziere tornato nell’agone per le ultime primarie, il depositario dei maggiori consensi; tuttavia, tra i 1.001 delegati che sceglieranno l’erede della Merkel Laschet, visto in continuità con la Cancelliera, è accreditato di maggiori favori.

“Il rinvio non è stato indolore”, nota StartMag. “Laschet lo aveva richiesto con un’intervista domenicale alla Welt. Merz vi si era opposto con forza, chiedendo subito un congresso digitale”. Il manager e storico rivale della Merkel intende sfruttarne al meglio il picco di popolarità, entrandole in scia per poter guidare il partito ad elezioni forte dell’accresciuto consenso per il partito-guida della politica tedesca e poter scongiurare la crescente probabilità di una coalizione tra la Cdu e i Verdi nel post elezioni. Secondo quanto ci ha dichiarato il giornalista Jörg Seisselberg, corrispondente radiofonico dello studio romano di Ard, il principale gruppo radiotelevisivo pubblico tedesco, rispetto allo spiccato centrismo della cancelliera “Merz ha una proposta politica divergente, più liberale, estremamente aggressiva, in discontinuità con l’agenda della Merkel” di cui Laschet o, in prospettiva, il ministro della Salute Jens Spahn, considerato possibile federatore in caso di congresso divisivo, incarnerebbero la continuità.

Merz mira a una Cdu-Csu capace di governare da sola, in forma maggioritaria, o al più con la sponda dei liberali Fdp, potenzialmente attratti da una coalizione in caso di sua vittoria al congresso, fattore che “cambierebbe le politiche della Cdu, spostandole più a destra anche su temi come quello dei migranti e avvicinandole a quelle di Wolfgang Schauble, il duro ex ministro delle Finanze favorevole al rigore verso la Grecia e i Paesi del Sud, sul piano economico”. Ma, al contempo, potrebbe portare a un ritorno su Verdi e astensione dei consensi riconquistati dalla Merkel nella fase pandemica.

Merz si sente forte ora, Laschet partiva in quarta ma ora appare più insicuro e Soder, in prospettiva, gongola dando, di fronte ai tormenti della Cdu, sensazione di una maggiore stabilità alla guida della Csu. Probabilmente il tempo gioca a favore di Merz piuttosto che di Laschet: se il primo dovesse consolidare la sua presa sulla base Cdu è possibile che una parte di “grandi elettori” sposi la sua proposta, rendendo più difficile all’avversario la partita nei delegati. Al contempo, la prospettiva di una Cdu maggioritaria implicherebbe però un’agenda strategica che ad oggi, al di fuori della Cancelliera, nessuno sembra in grado di garantire. Più passerà il tempo nell’incertezza, più la Merkel dovrà giocoforza mediare per non lasciar partire spinte centrifughe nella sua formazione ed assicurarle la continuità di governo. Non è nemmeno da escludere che, dopo mesi di tormenti e divisioni, a ottobre 2021, a elezioni concluse, i centristi tedeschi siano costretti a ripiegare nuovamente su un quinto mandato per la Cancelliera: non sarebbe il capovolgimento di fronte più clamoroso in questi anni turbolenti per la politica a Berlino.

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