La pandemia di Covid-19 ha profondamente alterato le dinamiche politiche del Regno Unito ed ha imposto un cambio di passo anche alle richieste provenienti da Edimburgo. Il governo scozzese, guidato dagli indipendentisti dello Scottish National Party (SNP), ha dovuto rinunciare alla possibilità di indire un secondo referendum sul futuro status del Paese. Il conflitto con Londra si è attenuato a causa dell’emergenza sanitaria ma non è scomparso: le elezioni scozzesi, previste per il 2021, si sono trasformate nel nuovo campo di battaglia tra unionisti e separatisti. Il primo ministro Nicola Sturgeon punta ad ottenere la maggioranza dei seggi ed a convocare, entro la fine del mandato parlamentare (che dovrebbe essere nel 2025 o 2026), un nuovo referendum secessionista. Bisognerà vedere, però, se Londra lo consentirà.

Le ragioni in favore dell’indipendenza

La maggioranza degli scozzesi, stando a quanto riportato da un sondaggio realizzato da Ipsos Mori, sarebbe favorevole allo svolgimento di una nuova consultazione referendaria entro cinque anni. Il 53 per cento del campione intervistato si è espresso in favore di questa ipotesi mentre il 34 per cento ritiene che il referendum non dovrebbe avere luogo. C’è poi una consistente minoranza che vedrebbe con entusiasmo un ritorno alle urne entro i prossimi due anni: si tratta del 34 per cento del campione totale. Tra gli under 35 questa percentuale cresce fino a raggiungere il 46 per cento mentre si abbassa al 22 per cento tra gli over 55 anni. Il 66 per cento  ritiene che il periodo di transizione della Brexit dovrebbe essere prolungato di due anni per favorire il raggiungimento di un’intesa tra Londra e Bruxelles. La Brexit è impopolare tra gli scozzesi, che avevano votato in favore della permanenza nell’Unione Europea. Le ferite causate dall’abbandono saranno evidenti ancora a lungo.

L’Unione fa la forza

Londra ha diverse carte da giocare per tenere Edimburgo nel Regno Unito anche nei prossimi anni. Le scelte economiche e di politica sociale che verranno implementate nel post-lockdown si riveleranno cruciali. La grave crisi economica scatenata dal coronavirus, i cui effetti saranno evidenti anche nei prossimi mesi, potrebbe disincentivare le pulsioni autonomiste degli elettori. L’indipendenza causerebbe un certo grado d’instabilità, uno scenario non auspicabile per chi dovrà far fronte ad altre gravi problematiche della vita quotidiana. Il Prodotto Interno Lordo dovrebbe contrarsi, secondo quanto stimato dall’agenzia di rating Fitch, del 7,8 per cento nel 2020 mentre il numero di chi ha richiesto l’indennità di disoccupazione ha già raggiunto il livello più alto dal 1996. Secondo alcune stime il Regno Unito sta affrontando la peggiore recessione degli ultimi trecento anni e l’anniversario temporale potrebbe avere un valore simbolico. Tre secoli fa, infatti, la Regina Anna univa formalmente Inghilterra e Scozia in un unico regno.

Il caso del Galles

La pandemia di Covid-19 sembra destinata a non incidere sul movimento indipendentista gallese che, per ragioni storiche e culturali, è relativamente poco sviluppato e meno popolare della sua controparte scozzese. I numeri parlano chiaro: appena il 24 per cento dei gallesi sarebbe in favore dell’indipendenza, secondo quanto riferito da un sondaggio realizzato da YouGov nel settembre del 2019. Il 52 per cento è invece contrario a questa ipotesi mentre il 23 per cento non è sicuro della propria risposta. Secondo un’inchiesta realizzata nel febbraio del 2020 e commissionata dalla BBC, invece, appena l’11 per cento dei gallesi sarebbe in favore dell’indipendenza mentre il 43 per cento gradirebbe che venissero affidati maggiori poteri al Parlamento del Galles. L’indipendenza non è dunque un’opzione gradita ma la spinta autonomistica potrebbe crescere anche in vista delle elezioni regionali previste per il 2021. Il movimento secessionista locale, denominato Plaid Cymru, dovrebbe ottenere il 20 per cento dei consensi: un numero di voti che non dovrebbe avvicinarlo alla maggioranza dei seggi e che non è aumentato nel corso della pandemia.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME