L’endorsement di Alexandria Ocasio Cortez è stato l’El Dorado dei democratici americani: tutti lo hanno inseguito sin dall’inizio delle primarie. Alla fine ha prevalso la riconoscenza: Bernie Sanders ha lanciato la giovane deputata del Bronx nel corso delle elezioni di medio termine, ora la Cortez ricambierà attraverso un sostegno diretto. L’annuncio ufficiale è vicino. Dopo l’eclissi nel 2016 di Hillary Clinton, il “vecchio leone” del Vermont ha iniziato a raccogliere quanto seminato. E il socialismo è tornato in auge. Grazie a quella scia ideologica, l’ex bartender adesso siede tra gli scranni del Congresso americano. Che è un altro modo per dire che senza Sanders la Ocasio Cortez, almeno da un punto di vista politico, neppure esisterebbe. Tutti gli altri, partendo da Elizabeth Warren e da Kamala Harris, che ci avevano sperato, dovranno accontentarsi di cavalcare la battaglia ecologista. Il sigillo Cortez, però, è attribuibile solo alla campaign di un quasi settantanovenne. Può essere una svolta per Bernie Sanders? Probabilmente sì.

Niente negli Stati Uniti è chiacchierato come l’avanzata della trentenne populista di sinistra: il Green New Deal è di sicuro un po’pasticciato, ma chi tra i democratici vuole misurarsi con l’elettorato americano deve parlarne. Chi ha avuto modo di seguire i dibattiti televisivi, poi, è consapevole della centralità delle istanze ecologiste. Alexandria Ocasio Cortez ha aperto una breccia idealistica che non è più stata risanata. Pure Donald Trump, nel recente passato, le ha riconosciuto qualche capacità, pur sottolineando la natura confusionaria del palinsesto programmatico. E persino Steve Bannon ne ha parlato bene. Bernie Sanders, dopo essere partito col favore dei pronostici, vive una fase calante. Un po’ per via dei problemi di salute, che possono influire sullo svolgimento della campagna elettorale, e un po’ perché la Warren tende ad occupare il suo medesimo spazio d’azione politica. A Sanders serve proprio una ventata di novità. Stando a quanto riportato dall’Huffington Post, che ha citato il Washington Post, la brezza dovrebbe arrivare da una convention organizzata a Long Island. Nel corso di quella occasione, la Cortez passerà il favore. Occhio quindi alle eventuali fluttuazioni dei sondaggi.

Ma c’è almeno un altro endorsement che i Democratici tallonano dalla fine del 2018: quello di Barack Obama. L’ex presidente degli Stati Uniti non si è schierato. Joe Biden dovrebbe avere qualche chance in più, ma non è affatto detto che la vecchia gestione della Casa Bianca si presenti unita anche a questo giro. In realtà, aleggia un po’ di mistero sul perché Obama non si sia ancora sbilanciato. Qualche analista pensa che Obama sia certo della sconfitta di Biden. E che quindi ci tenga a rimanere ben nascosto. Tornando al principale argomento in oggetto, va detto che un ticket Sanders-Cortez, a causa dell’età della donna, è piuttosto complicato da immaginare. Un precedente simile è quello di Paul Ryan, che si candidò come vice di Mitt Romney nel 2012, pur avendo poco più di quarant’anni. Ma la Cortez non ne ha neppure trenta compiuti.

La Cortez può comunque svolgere un ruolo da fattore determinante per la remuntada di Sanders, che deve recuperare il terreno conquistato dalla Warren in vista dei caucus in Iowa e in New Hampshire. Lì bisogna vincere, se non altro per ragioni di carattere psicologico-motivazionale. Ma l’appuntamento è per gennaio e il “vecchio leone” del Vermont deve recuperare dal ricovero seguito a delle problematiche cardiache. Come avevamo rimarcato all’inizio di questa lunghissima campagna elettorale, l’età di Sanders può in qualche modo fare da impedimento ostativo o comunque suscitare perplessità in una parte dell’elettorato. La Cortez, allora, diviene importante anche per una funzione di riequilibrio anagrafico. La strada per novembre 2020 è lunga, ma la decisione presa dalla Cortez è un bel tratto di penna di una storia ancora da scrivere.

ATTANASIO: VOGLIAMO RACCONTARE UN DRAMMA ITALIANO SOSTIENICI