La nuova strategia Usa per imbrigliare la Cina

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L’ultimo incontro diplomatico tra Stati Uniti e Cina andato in scena in Italia ha fornito indizi interessanti sulla nuova strategia che Washington potrebbe tenere nei confronti del gigante asiatico. Innanzitutto, tra i tanti temi trattati sul tavolo di Roma, la questione ucraina è sembrata essere una storia a parte. Al termine di colloqui “sostanziali” e “costruttivi” durati circa sette ore, Pechino ha diffuso due comunicati.

Il primo è servito a dare la cornice generale del testa a testa che ha contrapposto il Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Jake Sullivan, al Direttore dell’Ufficio della commissione centrale degli affari esteri cinese, Yang Jiechi. E, dunque, è emerso che le parti hanno parlato di Taiwan, che “riguarda la sovranità e l’integrità territoriale della Cina”, delle questioni Xinjiang, Hong Kong e Tibet, definiti da Pechino “affari interni sui quali non sono tollerate interferenze di forze esterne”.

L’elenco prosegue con uno scambio di opinioni su questioni internazionali e regionali, dalla Corea del Nord all’Iran, passando per l’Afghanistan e l’Ucraina. È solo nel secondo resoconto che le tensioni ucraine assumono un ruolo di primo piano. Questo potrebbe indicare la volontà della Cina di tener distinti i due ambiti: da un lato tutto ciò che fa parte delle relazioni sino-americane, dall’altro la guerra in Ucraina.

Visioni contrastanti

Gli Stati Uniti, al contrario, hanno liquidato la giornata con uno scarno comunicato. “Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha incontrato oggi a Roma il membro del Politburo del Partito Comunista Cinese e Direttore dell’Ufficio della Commissione Affari Esteri Yang Jiechi con il quale ha avuto una discussione sostanziale sulla guerra della Russia contro l’Ucraina”, riporta la Casa Bianca in una nota. I due rappresentanti “hanno anche sottolineato l’importanza di mantenere aperte le linee di comunicazione tra gli Stati Uniti e la Cina”, si sottolinea nella stessa nota, che tuttavia non fornisce altri dettagli sui colloqui.

Insomma, appare evidente come Stati Uniti e Cina abbiano vissuto il meeting di Roma con intenzioni e aspettative ben diverse. Mentre Pechino ha sollevato questioni neanche minimamente toccate dal resoconto statunitense, Washington si è concentrata sulla vicenda ucraina, lasciata, a sua volta, in secondo piano dai cinesi. Un bel rompicapo che, nella peggiore delle ipotesi, non ha fatto altro che allontanare ulteriormente le due diplomazie.

Verso un nuovo rapporto

Le conseguenze dell’incontro possono essere tratteggiate unendo i punti emersi al termine del vertice. Gli Stati Uniti hanno ribadito che ci saranno gravi conseguenze nel caso in cui la Cina dovesse fornire armi a Vladimir Putin o aiutare la Russia a bypassare gli effetti delle sanzioni economiche; che ci saranno conseguenze altrettanto gravi qualora Mosca dovesse usare armi chimiche in Ucraina e che l’amministrazione Biden non ha alcuna intenzione di tracciare linee rosse, né con la Cina né con la Russia, si potrebbe intendere.

Sul fronte cinese, le questioni sollevate da Jiang riguardano Taiwan e altre tematiche interne spesso tirate in ballo dagli Stati Uniti, tra cui Xinjiang e Strategia indo-pacifica. Per quanto riguarda l’Ucraina, Pechino ha ripetuto i concetti espressi negli ultimi giorni, riassumibili con la volontà di “sostenere i colloqui Russia-Ucraina”, “rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi”, “esercitare la massima moderazione, proteggere i civili e prevenire una crisi umanitaria su larga scala”.

La sensazione è che, nell’imminente futuro, possa esserci spazio per un colloquio Xi Jinping-Biden, decisivo ai fini della nuova fase diplomatica sino-americana. Nel frattempo, fonti della Casa Bianca citate dall’emittente Nbc hanno fatto sapere che lo stesso Joe Biden potrebbe recarsi in Europa nelle prossime settimane per discutere con gli alleati europei degli ultimi sviluppi del conflitto in Ucraina e fornire loro rassicurazioni in merito alla presenza degli Usa nel continente. Che c’entra la Cina? Il presidente americano potrebbe tastare gli umori del “blocco europeo” prima, eventualmente, di colpire Pechino con pesanti sanzioni qualora il Dragone non offrisse la moderazione richiesta da Washington nel conflitto ucraino. Sono solo supposizioni ma, quel che è certo, è che tra Cina e Stati Uniti qualcosa si sta muovendo.