Il primo ministro inglese Boris Johnson, poco prima della sua visita a Belfast, ha predetto un futuro radioso per l’Irlanda del Nord ora che l’esecutivo di unità regionale, dopo circa tre anni di stallo, è tornato in attività. I cinque principali partiti politici locali, infatti, hanno raggiunto un accordo che gli consente di governare un territorio difficile ed ancora profondamente segnato dalle storiche divisioni tra la comunità cattolica e quella protestante. Il Partito Democratico Unionista (DUP), conservatore, lealista ed ex partner di governo dei Tories a Westminister, esprime il primo ministro nella persona di Arlene Foster mentre il Sinn Fein, separatista e progressista, può contare sul vice-primo ministro Michelle O’Neill e sullo Speaker Alex Maskey. L’esecutivo vede anche la partecipazione del Partito Socialdemocratico, legati ai Laburisti inglesi, del movimento Alleanza, liberale ed europeista e del Partito Unionista dell’Ulster, di centro-destra ed unionista. Le elezioni legislative inglesi, svoltesi a dicembre, hanno visto il Dup ottenere otto dei diciotto seggi spettanti all’Irlanda del Nord mentre i rivali del Sinn Fein si sono fermati a sette scranni ed i Socialdemocratici ed Alleanza hanno conseguito, rispettivamente, due ed un seggio.

Un’intesa positiva

Boris Johnson, nel corso della sua vita, incontrerà il premier irlandese Leo Varadkar ed i due colloquieranno con Arlene Foster e Michelle O’Neill per dimostrare il proprio supporto al nuovo esecutivo unitario che vedrà presto la luce. Il governo locale dovrà affrontare, sin da subito, una serie di problematiche: in primis il cattivo funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale in loco, soggetto a lunghe liste di attesa per una visita e a scioperi. Londra verserà però, in seguito all’accordo raggiunto tra le parti, centinaia di milioni di sterline per supportare il Servizio Sanitario e ciò potrebbe aiutare il settore a riprendersi. L’intesa regionale, tra l’altro, è stata rafforzata dall’impegno espresso da Londra e Dublino per una serie di politiche culturali che dovrebbero porre l’irlandese sullo stesso piano legale dell’inglese proteggendo, al tempo stesso, la cultura dell’Ulster. Le tensioni che potrebbero emergere in seguito all’attuazione della Brexit (Belfast ha votato in maggioranza a favore della permanenza all’interno dell’Unione Europea) non si sono ancora manifestate del tutto e gli sviluppi locali, al contrario, rappresentano una piccola vittoria per l’esecutivo di Londra che, in questo modo, avrà un grattacapo in meno con cui fare i conti (almeno per il momento).

Le prospettive

L’accordo raggiunto tra i partiti nordirlandesi ha anche allontanato lo svolgimento di nuove consultazioni regionali, le più recenti hanno avuto luogo nel 2017 ed ha così cristallizzato, seppur temporaneamente, i risultati dell’ultimo turno elettorale. In quell’occasione il Dup ed il Sinn Fein avevano conseguito un risultato quasi identico: gli Unionisti avevano ottenuto 28 seggi mentre i separatisti 27 scranni sui 90 dell’Assemblea Regionale di Stormond. Più lontani gli altri sfidanti con i Socialdemocratici fermi a 12 scranni, il Partito Unionista a 10 seggi ed Alleanza ad 8 scranni. Il rischio, dalle parti di Belfast, è che lo svolgimento delle elezioni possa significare anche la nascita, in base ai risultati, di nuovi problemi politici e di tensioni. Il quadro regionale, infatti, continua necessariamente a fare i conti con la polarizzazione di comunità diverse, quella cattolica e protestante, che per alcuni decenni si sono contrapposte, a tratti violentemente. L’avvicinarsi della Brexit, inoltre, rischia di agitare ulteriormente le acque e tanto Londra quanto Dublino dovranno mostrare una certa attenzione e prudenza per evitare che la situazione possa degenerare.

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