Il presidente cinese Xi Jinping ha indirizzato un importante discorso alla nazione per celebrare l’inizio del 2018 e rivendicato apertamente i risultati conseguiti dal suo governo nel corso degli ultimi anni, tra i quali il 2017 ha segnato un vero e proprio ruolo da spartiacque.

Quello di Xi Jinping è stato un discorso “imperiale”, pronunciato da un uomo che ha ricevuto, nel corso del XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, un’investitura tale da renderlo l‘uomo più potente della Cina dai tempi di Mao Zedong e rivendica con forza l’impronta personale impressa sul nuovo corso di una Cina sempre più assertiva negli scenari mondiali, artefice di una propria via alla globalizzazione e proiettata, con la strategia della “Nuova Via della Seta”, verso una crescente influenza su scala planetaria.

Il messaggio di Xi Jinping, trasmesso in Italia da Radio Cina Internazionale, ha inoltre segnalato una decisa focalizzazione verso il ruolo svolto dal governo nella promozione del benessere della popolazione e dell’innalzamento del suo tenore di vita. Scandendo dati in maniera precisa, il leader di Pechino ha dichiarato che nel 2017 “sono stati creati oltre 13 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane e rurali, il sistema di assicurazione pensionistica sociale ha coperto oltre 900 milioni di persone e le assicurazioni mediche di base sono state garantite a 1,35 miliardi di persone; inoltre, più di 10 milioni di persone povere delle zone rurali sono state emancipate dalla povertà”.

Proprio la lotta alla povertà rappresenterà, nelle intenzioni di Xi Jinping, un tema centrale dell’azione di governo del futuro: “La realizzazione entro il 2020 dell’emancipazione dalla povertà dei poveri delle zone rurali, definiti sulla base degli standard attuali, è una nostra promessa solenne”. Nell’essenza del Chinese Dream propagandato dal governo di Pechino, l’eradicazione della povertà risulta un tema centrale.

Lotta alla povertà e crescita delle disuguaglianze

Per la costruzione della “comunità umana dal destino condiviso” centrale nell’ideologia confuciano-marxista che anima la visione strategica di Pechino, la riduzione delle disuguaglianze interne alla Repubblica Popolare risulta un obiettivo primario.

In Cina la povertà delle aree rurali ha sempre rappresentato un fattore di rallentamento nello sviluppo: ancora negli Anni Sessanta, il tragico fallimento del “Grande Balzo in Avanti” causò devastanti carestie che fecero ripiombare il Paese nell’orrore della trappola malthusiana, mietendo decine di milioni di morti.

A seguito delle profonde riforme guidate da Deng Xiaoping, forse la più grande rivoluzione cinese dell’ultimo secolo, il Paese ha conosciuto il più imponente processo di uscita dalla povertà della storia umana: come rilevato da Diego Angelo Bertozzi nel suo notevole saggio Cina – Da “sabbia informe a potenza globale”, tale movimento interessò almeno 600 milioni di persone a partire dal 1978.

Non é un caso che Xi Jinping abbia marcato il 2018 come anno del quarantesimo anniversario delle riforme economiche di Deng Xiaoping, che aprirono l’economia cinese al mondo ma, al tempo stesso, alla crescita del PIL e al crollo della povertà assoluta fecero corrispondere una profonda dilatazione delle disuguaglianze tra le aree urbane costiere, cuore dello sviluppo, e l’interno rurale, da cui si avviò un processo di emigrazione che tutt’ora fa sentire i suoi effetti sulla fragile demografia delle metropoli cinesi.

Il benessere come motore del Chinese Dream di Xi Jinping

Non c’è dubbio che il complesso di strategie elaborate dal governo di Pechino risponda, in ultima istanza, a logiche che sono in primaria misura funzionali al rafforzamento della società nazionale. La connessione della Cina “profonda” alle rotte euroasiatiche, il rafforzamento delle capacità produttive dell’interno e questioni come la sostenibilità ambientale dei nuovi progetti economici rispondo all’esigenza percepita da Xi Jinping e dai suoi collaboratori di riequilibrare e accelerare un processo di sviluppo rimasto per lunghi decenni fortemente diseguale.

Il Chinese Dream che Xi Jinping dichiara volere realizzare con la completa emancipazione dalla povertà assoluta da parte del popolo del suo Paese “per la prima volta nella sua storia millenaria di sviluppo” integra al suo interno le grandi aspettative e le grandi contraddizioni di una nazione che ritiene legittimo acquisire il ruolo che le compete sul piano internazionale ma deve ancora confrontarsi con fragilità interne che ripercorrono le storiche linee di faglia interne alla sua società.

Xi Jinping chiede benessere per la “sua” Cina: un benessere pensato al tempo stesso come sicurezza economica, miglioramento del tenore di vita ambientale attraverso lo sviluppo sostenibile, rafforzamento dell’orgoglio nazionale e sicurezza sociale. Il Chinese Dreame la campagna per l’eradicazione della povertà rappresentano l’ultima e più aggiornata riproposizione del contratto sociale che ha sempre legato il popolo cinese ai suoi governanti. Un contratto sociale che ha visto, fondamentalmente, il rapporto fiduciario tra nazione e leader fondarsi su pochi, imprescindibili capisaldi, riconducibili alle componenti del “benessere” precedentemente citate.

Xi Jinping, dominus del Partito Comunista, attraverso il benessere del suo popolo potrebbe elevare gli “imperatori rossi” al di sopra dei precedenti governanti del Paese, imponendo una seria ipoteca sulla durata e la stabilità del regime monopartitico nei decenni a venire. La realizzazione dei grandi progetti del suo governo, fondamentalmente, potrebbe risultare la migliore garanzia per la stabilità non solo della Cina ma anche del Partito Comunista egemone al suo interno.

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