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Come ci si aspettava, la corte suprema nigeriana ha rigettato le accuse delle opposizioni di brogli elettorali nelle elezioni dello scorso febbraio, confermando la rielezione di Muhammadu Buhari a ruolo di presidente della Repubblica federale della Nigeria. La battaglia legale durata mesi ha visto la sconfitta di Atiku Abubakar, vicepresidente del Partito popolare democratico, nonostante i sondaggi effettuati prima delle elezioni lo mostrassero in leggero vantaggio sull’avversario.

Muhammadu Buhari, da golpista a presidente della Repubblica

Muhammadu Buhari è stato un generale dell’esercito nigeriano, con il quale ha preso parte al golpe del 1966 contro il dittatore Aguiyi Ironsi ed ha guidato il paese tra il 1983 ed il 1985, sempre a seguito di un colpo di Stato questa volta a carico del presidente Shehu Shagari. Nel 2015 venne eletto per la prima volta democraticamente, riuscendo a battere il presidente uscente Goodluck Jonathan e mettendo fine all’ininterrotto Governo del Pdp.

Di fede musulmana, è dichiaratamente contrario a qualsiasi forma di terrorismo internazionale. Una delle sue prime promesse quando venne eletto nel 2015 è stata quella di combattere duramente Boko Haram, cellula terroristica attiva nel paese, soprattutto nelle zone limitrofe al Ciad. Promessa ribadita anche nella tornata elettorale dello scorso febbraio, sostenendo che l’esercito nigeriano sarà impiegato principalmente per questo scopo.

La sua particolare attenzione verso la cellula terroristica di Boko Haram nasce anche da motivi personali: nel 2014 infatti egli è stato bersaglio di un attentato, fortunatamente sventato.

Dove non credono nel presidente

Nella recente tornata elettorale il grosso dei consensi sono venuti dagli stati settentrionali della federazione, mentre l’area di Edo ed in generale del Delta del Niger hanno dato la loro preferenza al candidato del Pdp, Atiku Abubacar. Le motivazioni sono da cercarsi soprattutto nell’estrazione sociale di Buhari. Come precedentemente sottolineato, egli è stato un generale dell’esercito nigeriano. Sebbene negli anni difficili di lotta contro il colossi del petrolio (in particolar modo Shell nell’ultimo decennio del secolo scorso) che si sono spinti oltre le concessioni in loro possesso egli non fosse a capo dello stato, l’immagine che ne trae il popolo non è raggiante. Eroi nazionali come il poeta Ken Saro-Wiwa, particolarmente apprezzato proprio nelle regioni in questione, hanno sacrificato la propria vita per combattere le difficili condizioni di vita del Delta del Niger, aggravate dallo sfruttamento intensivo dei colossi petroliferi ed appoggiato dal regime militare e questo nella memoria delle persone è rimasto impresso, ancora a distanza di 20 anni dalla nascita della democrazia.

La sfida di Buhari

Convalidata la rielezione, Buhari può portare avanti le politiche iniziate nel 2015, con la sua prima elezione a Presidente. Sebbene nei suoi quattro anni di potere sia riuscito a infliggergli pesanti sconfitto, la cellula terroristica non è morta ed è sempre pronta a colpire e gli sforzi militari saranno destinati principalmente a questo scopo.

Per quanto riguarda invece la politica interna, la strada sembra improntata ad un miglioramento delle infrastrutture del paese e soprattutto allo sviluppo del settore terziario e creare al contempo nuovi posti di lavoro in società di servizi. L’occhio di riguardo rimangono comunque proprio gli Stati interessati dalla produzione di petrolio, dove le case petrolifere (grazie ad accordi stipulati negli anni della dittatura) si sostituiscono in buona parte tutt’ora al governo locale sulle decisioni locali, soprattutto legate all’urbanistica ed alle infrastrutture. Riuscire a migliorare le condizioni della popolazione del Delta sarà la vera e propria sfida del nuovo mandato elettorale di Muhammadu Buhari.

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