Nella giornata di giovedì 10 maggio, un nuovo treno merci è partito dalla Cina alla volta di Teheran, la capitale iraniana, con a bordo 1150 tonnellate di semi di girasole. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, che non ha fornito dettagli precisi sul percorso della ferrovia, dicendo soltanto che, ad una velocità di circa 500km al giorno, il nuovo treno da Bayannur, nella regione mongola autonoma della Cina, arriverà a Teheran in 15 giorni, dopo aver percorso 8352km, attraverso il Turkmenistan e il Kazakistan.

Ciò secondo quanto annunciato, ridurrà di circa 20 giorni la durata dei tempi di spedizione, migliorando le vie di trasporto merci tra la Cina e la repubblica islamica, in rotta di collisione con gli Stati Uniti e nuovamente a rischio imposizione delle sanzioni. 

Il carico, semi di girasole, non è realmente il pretesto della notizia, che invece vuole sottolineare come, mentre Trump riprende la strategia della coercizione economica verso l’Iran, la Cina approfondisce e cementa i propri rapporti economici con la repubblica degli Ayatollah. 

Il lancio di giovedì di un collegamento ferroviario è stata solo l’ultima misura adottata da Pechino per intensificare le relazioni commerciali con l’Iran e sembra che non ci siano piani fino ad ora per cedere alle richieste degli Stati Uniti. Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha affermato che l’Iran e la Cina “manterranno normali legami e scambi economici”.

“Continueremo con la nostra cooperazione pratica, normale e trasparente con l’Iran, sulla base della non violazione dei nostri obblighi internazionali“, ha affermato. La Cina affronta lo stesso problema che gli alleati degli Stati Uniti in Europa stanno attualmente affrontando: anche se i governi europei si oppongono a nuove sanzioni contro l’Iran, le compagnie europee dovrebbero rispettare queste regole o rischiare multe severe dagli Stati Uniti.

Trump, infatti, oltre al ritiro unilaterale dall’accordo sul nucleare, ha optato per l’imposizione di nuove misure sanzionatorie, e sta cercando di distogliere una serie di compagnie dal proseguire i propri investimenti in Iran. Come già si era detto su questa testata, alti sarebbero i costi di dismissione degli investimenti se le compagnie dei più svariati settori si trovassero obbligate a sospendere i propri affari in Iran.

Prime tra tutte, i due colossi dell’aerospaziale, Boeing ed Airbusche, secondo il Wall Street Journal, rischiano perdite per oltre 40 miliardi di dollari, se dovessero annullare le proprie commesse nel Paese, che prevedevano la fornitura di oltre 200 jet da trasporto passeggeri ordinati da tre compagnie aeree nel Paese, che dunque potrebbero ripiegare sul modello SSJ-100 della Sukhoi, una joint-venture italo-russa. 

Alla domanda se la Cina avrebbe ordinato alle sue compagnie di ritirarsi dall’Iran per evitare le sanzioni statunitensi, il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che Pechino potrebbe sfidare l’amministrazione Trump. “Voglio sottolineare che il governo cinese è contrario all’imposizione di sanzioni unilaterali e della cosiddetta giurisdizione a braccio lungo da parte di qualsiasi Paese in conformità con le sue leggi nazionali”, ha affermato.

La Cina è riuscita in qualche misura a eludere le sanzioni statunitensi in passato e potrebbe essere in grado di fare lo stesso di nuovo questa volta. Alcuni analisti hanno addirittura suggerito che le entità cinesi potrebbero fungere da intermediari per le società europee che vogliono continuare a negoziare con l’Iran ma temono di violare le sanzioni statunitensi. Le compagnie cinesi, ha sottolineato, sono anche più disposte a eludere le sanzioni statunitensi, anche in mezzo a crescenti pressioni da parte di Washington.

Le esportazioni iraniane verso l’Unione europea sono aumentate del 375% tra il 2015 e il 2016 e le società europee hanno già investito una quantità significativa di denaro in Iran, aumentando la posta in gioco di qualsiasi decisione che potrebbe comportare il crollo dell’operazione.

La Cina ha anche interesse a mantenere i suoi legami commerciali con l’Iran. Teheran vende di più in Cina che in qualsiasi altro Paese e ha festeggiato un aumento del 25% delle esportazioni lo scorso anno . Anche il valore delle esportazioni cinesi verso l’Iran è aumentato di oltre il 20%. Con l’Europa che potenzialmente si rivolge al know-how cinese per aggirare le sanzioni statunitensi, gli Stati Uniti potrebbero scoprire che il Paese isolato in questa situazione non è l’Iran dopo tutto, ma se stesso.