Il 22 agosto dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan, è partita una navicella Soyuz diretta verso la Iss, la stazione spaziale internazionale, con a bordo un passeggero molto particolare: si tratta del robot F-850 chiamato anche Fyodor. Il robot, anzi, lo skybot, rappresenta una pietra miliare per l’agenzia spaziale russa essendo il primo automa dalle fattezze umanoidi costruito da Mosca a “mettere piede” nello spazio.

Fyodor è dotato di intelligenza artificiale che gli permette di interagire con gli esseri umani tramite linguaggio verbale, o meglio, come riferiscono gli specialisti russi, può “riconoscere e riprodurre il linguaggio umano” in modo da “scambiare informazioni”. Oltre a saper parlare il robot è in grado di eseguire lavori di una certa precisione come maneggiare un estintore, usare un cacciavite o una chiave inglese, operazione importantissima per effettuare lavori in ambienti ostili all’uomo. Può camminare, salire le scale e aggirare ostacoli, ed è l’unico robot a poter impugnare un’arma e sparare “con entrambe le mani” riferiscono i russi.

Fyodor una volta arrivato sulla Iss, ora guidata dal nostro astronauta Luca Parmitano, sarà agli ordini di Aleksandr Skvortsov e dovrà effettuare alcuni esperimenti che, per il momento, non sono stati rivelati dai russi. Come riportato da La Stampa, Evgeny Dudorov, uno degli inventori del robot antropomorfo, è stato parco di dettagli in questo senso: “eseguirà fino a sei esperimenti” però “i compiti scientifici
sono segreti”. Anche il cosmonauta Skvortsov non rivela nulla della missione del robot: “per il momento vorrei mantenere un po’ di mistero, ma lo filmerò e vi farò vedere dopo che cosa farà”. Quello che sappiamo è che Fyodor è in grado di eseguire sia compiti in modalità automatica sia di imitare perfettamente i gesti di un essere umano: indossando uno speciale esoscheletro collegato al robot un astronauta può fargli effettuare movimenti complessi come quelli delle dita.

Purtroppo la sorte ha giocato per il momento un brutto tiro alla missione della Soyuz con a bordo l’automa antropomorfo: come riporta l’Ansa ci sarebbe stato un problema con il sistema automatizzato di aggancio Kurs. in programma per le 7.30 italiane di sabato. Un secondo tentativo di attracco con l’Iss, secondo la Tass, potrebbe essere messo in programma il 26 agosto.

La corsa alla Luna di Mosca

Fyodor proprio per la sua capacità di lavorare in automatico e di essere comandato tramite esoscheletro sarà lo strumento adatto per l’esplorazione spaziale nello spazio profondo, ambiente fortemente ostile all’uomo a causa delle radiazioni ionizzanti date dal vento solare. Le prospettive da questo punto di vista sono molteplici: pensiamo solamente alla possibilità data da un robot di questo tipo di poter lavorare sulla superficie della Luna o di Marte, in modo automatico o comandato a distanza. Significherebbe poter avere uno strumento fondamentale per la costruzione di futuri insediamenti umani in grado di lavorare 24 ore su 24 – o finchè durano le batterie.

La Russia, infatti, ha recuperato il suo programma di esplorazione spaziale che ha come primo obiettivo proprio il nostro satellite naturale. Dopo la corsa allo spazio e alla Luna cominciata col lancio del satellite Sputnik nel 1957, dopo Gagarin – il primo uomo nello spazio – le Vostok, le Voskhod e la progettazione del L3, la navicella che avrebbe dovuto portare sulla Luna i primi astronauti sovietici composta dal modulo orbitante Lok (Lunniy Orbitalniy Korabl) e da quello lunare Lk (Lunniy Kabina), i programmi di Mosca di conquistare la Luna vennero archiviati a 4 anni dallo sbarco degli americani avvenuto proprio 50 anni fa, nel luglio del 1969.

Gli ultimi progetti per un nuovo razzo e navicella, l’N1, vennero definitivamente accantonati proprio nel 1976, anno in cui fu lanciata l’ultima sonda sovietica verso la Luna (Luna 24) quando le attenzioni dei militari e del governo si stavano concentrando sul nuovo progetto americano di vettore spaziale: lo Space Shuttle, che effettuò la sua prima missione nel 1981.

Dopo una lunga pausa durata 40 anni, la Roscosmos, nel 2016, ha fatto sapere di avere intenzione di portare l’uomo sulla Luna nel 2030. Secondo la tabella di marcia della società spaziale russa il progetto è di creare le basi necessarie per un’esplorazione lunare a vasta scala entro il 2025 e di portare l’uomo sul nostro satellite nel 2030.

Successivamente, a novembre del 2018, sono stati forniti dettagli più articolati del piano russo per l’esplorazione umana della Luna. Questi vedono la creazione di un veicolo di lancio “super pesante” entro il 2028 in grado di trasportare sul nostro satellite componenti – derivati da quelli dell’Iss – per stabilire una base lunare abitabile e un osservatorio scientifico.

Nel progetto di esplorazione della Russia c’è anche la prima missione diretta verso il Polo Sud lunare, dove acqua allo stato solido giace al di sotto dello strato di regolite del suolo, e dove è previsto che sarà costruita la base russa.

In funzione dello sbarco lunare Mosca prevede tutta una serie di missioni automatiche. Come ha riferito il direttore di Roscomos – e grande sponsor di Putin – Dmitry Rogozin, nel 2021 la sonda Luna-25 atterrerà sulla Luna, successivamente, nel 2023, sarà lanciato l’orbiter Luna-26 e un anno dopo la stazione Luna-27. La missione di Luna-25 sarà quella di cercare l’acqua nel polo sud lunare e di testare nuove tecnologie di “allunaggio morbido”. Luna-26 invece dovrà mappare e studiare in remoto tutta la superficie del satellite mentre Luna-27 analizzerà campioni di suolo. Nel 2027 è prevista la missione Luna-28 che dovrà riportare sulla Terra campioni “criogenizzati” mentre Luna-29, l’anno seguente, sarà la prima missione ad utilizzare un rover.

I piani della Russia per il periodo che va dal 2031 al 2035, ovvero quando è previsto il primo sbarco sulla Luna, prevedono altre missioni automatiche per sviluppare ed implementare la presenza umana sul nostro satellite: le missioni Luna-30, 31, 32 e 33 porteranno via via sempre più materiale come strumenti, moduli per la base e altri veicoli lunari pesanti. Queste permetteranno la presenza stabile dell’uomo sul nostro satellite a partire dal 2040. 

Una corsa con più concorrenti

Quello russo è solo uno dei programmi per l’esplorazione umana della Luna volta a stabilire una colonia o comunque a far diventare il nostro satellite il trampolino di lancio vero lo spazio profondo.

Oltre al programma statunitense, che vede non solo la colonizzazione del satellite ma la trasformazione della base lunare in avamposto per il futuro sviluppo di missioni umane verso il Sistema Solare attraverso la costruzione stazione spaziale che orbiterà intorno al satellite, chiamata Getaway, anche la Cina sta dimostrando vivo interesse in questo senso.

Il programma Chang’e attualmente in opera dovrebbe condurre ad una missione con equipaggio prevista nel 2030. Chang’e 8 infatti prevede l’installazione sulla superficie della Luna di una base di ricerca scientifica totalmente robotica sempre nella zona del Polo Sud.

Le risorse lunari, come acqua, elio-3 e Terre Rare, fanno gola a Pechino come a Mosca e Washington ed il loro sfruttamento rappresenta la nuova frontiera per cercare di imporre il proprio predominio sullo scacchiere globale sfruttando nuove fonti di energia.

La Luna rappresenta per questo proprio la sfida per le potenze emergenti: anche Israele e India hanno in essere programmi di esplorazione lunare con sonde automatiche finalizzate alla ricerca di risorse minerarie e acqua.