Marine Le Pen non è più quella che abbiamo raccontato nella passata campagna elettorale per le presidenziali, quando l’etichetta di “estremista” poteva ancora essere utilizzata dai rivali per bollare i frontisti senza allegare troppe motivazioni.

Basta una rapida verifica sulle sensazioni provate oggi dai francesi: in molti non si fidano della svolta ma quasi tutti convengono sul fatto che “esista qualcosa di peggiore”. La mutazione dal Front National a Rassemblement National era stata la premessa politologica. Sino all’avvento di questo giro elettorale, però, non era chiaro quali istanze sarebbero state modificate. Da qualche mese a questa parte, è evidente ai più.

Il Foglio ha pubblicato un articolo di Raphaël Llorca per la Fondazione Jean-Jaurès: è un prospetto dettagliatissimo. Dal cambio di tono comunicativo alla tranquillità trasmessa agli elettori in questo inizio primavera post-pandemico da Marine Le Pen: ogni elemento viene preso in considerazione dalla disamina. Come viene notato anche dalla pubblicazione scientifica, un ruolo rispetto alla normalizzazione è stato esercitato dalla comparsa sul campo di battaglia di Eric Zemmour: avere qualcosa più a destra di lei – è la prima volta che un fenomeno politico rilevante compete nello e per lo stesso spazio ideologico – può convenire a Marine. Saranno i francesi a decidere ma per adesso i sondaggi consentono ai lepenisti di poter confidare nell’accesso al secondo turno con una certa serenità. Mentre per il polemista vetero-conservatore si prospetta una bocciatura.

Per i lepenisti è la conditio sine qua non: non passare al setaccio del primo turno sarebbe il fallimento di una storia. Anche perché questa dovrebbe essere l’ultima circostanza in cui Marine Le Pen sarà in lizza per l’Eliseo. Ma quali sono questi cambiamenti strutturali? Quello che è sparito dalla piattaforma comunicativa e programmatica riguarda soprattutto l’Unione europea: i lepenisti avevano perso qualcosa in credibilità, quando avevano iniziato a decantare la possibilità di un referendum per uscire tanto dal contesto sovranazionale di Strasburgo e Bruxelles quanto dal sistema della moneta unica.

Al netto delle posizioni espresse, molti commentatori avevano fatto notare la mancanza di una proposta alternativa. L’economia – se vogliamo – è stato il terreno su cui Marine Le Pen ha perso centimetri decisivi cinque anni fa. La lezione è stata appresa: quella parte delle “issues” è scomparsa dalla narrazione elettorale. E ora Marine, quasi fosse un’esponente del partito Repubblicano, insiste per lo più sui tagli alle tasse. Nell’articolo che abbiamo citato, poi, c’è tutto un discorso stilistico che verte sulla colorazione dei manifesti elettorali e sul tono di voce che Marine ha assunto, passando persino per la professione “terapeutica” che la Le Pen starebbe svolgendo verso l’elettorato.

Come titola Le Figaro, virgolettando una dichiarazione della stessa candidata per le presidenziali, “sono pronta a governare”. Per potersi permettere espressioni di questo tipo, la figlia di Jean Marie ha bisogno di essere inattaccabile. E dunque di sgomberare il campo da qualunque possibile appiglio critico come le posizioni anti-europeiste: una zona minata per il concetto di “presidenziabilità”. Emmanuel Macron, mentre sceglie di non prendere parte per strategia all’ultimo dibattito televisivo, ha accusato la Le  Pen di essere parte di un “clan” che partecipa alle elezioni presidenziali da decenni. Ecco, se fino a cinque anni fa quest’accusa reggeva, adesso non funziona più. E i motivi sono due: Marine Le Pen ha deciso per la damnatio memoriae nei confronti della figura paterna: la nipote Marion Marechal Le Pen è schierata, non senza polemica, con Eric Zemmour. Il “clan” Le Pen si è sciolto e Marine è sola nella sua battaglia.

L'”unità delle destre” è un tema che verrà posto dopo il 10 aprile. Zemmour, peraltro, ha già aperto. Per ora la narrativa racconta di una Marine Le Pen abbandonata da parecchi suoi ex compagni di viaggio. Lo stesso Zemmour avrebbe potuto sostenerla. Per non parlare della nipote. Forse anche questo fattore sta contribuendo alla nuova immagine: il “cerchio magico” si è disperso, ma Marine Le Pen non ha comunque mollato la presa. Può essere stato percepito come un segno di tenacia ma anche di fragilità umana e può aver reso Marine meno “oscura” ed “estremista” di com’era stata percepita.

 

 

 

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