C’è chi evidenzia la magra figura a livello internazionale, c’è chi punta il dito contro presunte manovre del presidente uscente per attuare brogli elettorali, c’è chi ancora semplicemente evidenzia i propri disagi dovuti all’aver appreso all’ultimo momento utile del rinvio del voto. È una Nigeria sotto shock quella che si sveglia in questo sabato: 190 milioni di persone sono pronte a mettersi in fila per votare, un intero paese ovviamente è in procinto di dedicarsi esclusivamente al turno elettorale, ma nei tg e sui social si diffonde soltanto a poche ore dall’apertura dei seggi il rinvio delle consultazioni. Inizialmente, come racconta l’inviato della Bbc a Lagos Damian Zane, sembra una bufala. Poi invece arriva la conferma: tutto fermo, i seggi si apriranno soltanto il 23 febbraio. 

La rabbia dei nigeriani 

Sui social rimbalza la storia di Musa Abubakar, donna che percorre 550 km dal suo villaggio fino alla capitale Abuja per poter votare. Un viaggio certamente non semplice sia perchè ha dei costi non indifferenti e sia perchè i sistemi di trasporto nigeriani non sono estesi capillarmente in tutto il territorio. La donna racconta dei sacrifici fatti per giungere in tempo ad Abuja, poi soltanto nelle prime ore del mattino apprende la notizia che i suoi sforzi sono vani. Quello della donna è solo uno dei tanti episodi, che trova spazio nella galassia social nigeriana. Il paese africano è l’ottavo al mondo per diffusione di smartphone e per l’utilizzo della rete mobile, i social sono molto utilizzati ed è lì che si sta canalizzando la rabbia dell’elettorato. Basta dare un’occhiata ai post sull’hastag #NigeriaDecides2019 per comprenderlo. “Siamo la prima economia africana, non possiamo permetterci queste figure”, commenta un ragazzo di Lagos, a cui fa eco una ragazza che vive a Benin City: “Sappiamo di avere difficoltà come paese, ma non credevo un giorno di assistere a scene del genere”.

Come in ogni nazione in cui si vota, tutto in Nigeria da giorni è fermo proprio in preparazione delle elezioni. Uffici aperti a singhiozzo, treni e pullman speciali messi a disposizione di chi deve spostarsi per raggiungere la propria città di residenza, attività commerciali chiuse per consentire ai lavoratori di allontanarsi verso il proprio seggio. Una prova non indifferente per un paese che naviga in cattive acque sia sotto il profilo economico che sociale e dove, soprattutto, aleggia lo spettro del pericolo del terrorismo. Tutto questo però, per una decisione presa soltanto a poche ore dall’apertura delle operazioni di voto, risulta vanificato: tutto rinviato di una settimana. E, per la Nigeria ed i nigeriani, si tratta di sette giorni di fuoco e di tensione: oltre alle difficoltà oggettive, c’è da fare i conti con una campagna elettorale molto serrata dove il presidente uscente Buhari risulta in difficoltà. C’è da scommettere su ulteriori polemiche e su un clima ancora più infuocato da qui alla prossima data del voto.

Le ragioni del rinvio 

Anche perchè non c’è chiarezza sui reali motivi che portano la commissione elettorale ed il governo a rinviare di una settimana le consultazioni. Mahmood Yakubu, a capo proprio della commissione elettorale, spiega che la decisione viene presa a seguito di “attenta revisione del piano operativo elettorale“. In parole povere, i responsabili organizzativi del voto credono che aprire i seggi in questo sabato non avrebbe offerto garanzie di regolarità e trasparenza. Nei giorni scorsi, sempre secondo Yakubu, diverse sedi della commissione elettorale sono oggetto di incendi e razzie e viene perso molto materiale indispensabile per lo svolgimento delle elezioni. Viene denunciata, soprattutto, l’inutilizzabilità di diversi plichi elettorali e delle schede per il voto elettronico. Occorre dunque una settimana di tempo per ripristinare adeguate condizioni logistiche per attuare le consultazioni. Ma la Nigeria continua ad essere divisa: c’è chi parla di “scuse” messe in piedi per nascondere le difficoltà degli apparati statali nell’organizzare le elezioni nei territori dove agiscono i terroristi di Boko Haram. C’è chi invece crede a questa ricostruzione, ma si chiede il motivo per il quale soltanto alla fine si decide di far emergere le problematiche rinviando all’ultimo momento utile il voto. 

Intanto i due principali candidati, il presidente uscente Buhari ed Atiku Abubakar, mostrano delusione per la decisione di posticipare la data delle elezioni e si lanciano accuse a vicenda. In particolare, lo sfidante dell’attuale capo di Stato parla di “provocazione” ed invita alla calma i suoi sostenitori. Non è comunque la prima volta che le consultazioni nigeriane subiscono rinvii o problemi organizzativi. Nel 2011 si assiste ad uno slittamento della data del voto, nel 2015 il governo chiude ogni frontiera del paese in prossimità di elezioni spostate di alcune settimane. Ma in entrambi i casi si tratta di rinvii decisi con diversi giorni di anticipo e con gli elettori che hanno dunque tempo per organizzarsi. Non certo invece, come in queste ore, con i nigeriani che si alzano con il pensiero di votare e si ritrovano, al contrario, i seggi sbarrati e le solite infinite polemiche politiche a fare da sfondo ad un sabato di tensione.