Da più parti è stata già ribattezzata come la “nave dei misteri” ed in effetti il quadro emerso nelle ultime ore è tutto tranne che chiaro. Il riferimento è al mercantile “Bana“, battente bandiera libanese ed ormeggiato in queste ore a Genova. Si tratta dello stesso mezzo fotografato da due aerei militari francesi nei giorni scorsi, mentre a largo della Libia veniva scortato da una fregata turca. Il sospetto, avanzato durante un incontro con il premier greco Mitsotakis dallo stesso presidente Macron, è che all’interno della nave c’erano mezzi militari pronti a sbarcare in Libia. Una prova, secondo l’Eliseo, del fatto che Recep Tayyip Erdogan ha continuato a violare l’embargo sulle armi nel paese nordafricano. Nelle ultime ore il mistero sul mercantile Bana si è fatto decisamente più fitto.

I controlli a Genova

Tutto è iniziato alla fine della scorsa settimana, quando la nave appartenente alla compagnia Middle East Maritime Consult con sede a Beirut, è approdata nel capoluogo ligure a causa di un’avaria. Il mezzo non è mai stato al di sopra di ogni sospetto: al di là delle foto scattate dai Rafael francesi, quando la nave si chiamava Sham 1 era finita nella lista nera statunitense per attività sospette. Inoltre, il nome del mezzo è stato anche al centro di rapporti delle Nazioni Unite sulla guerra civile in Libia. Dopo tre giorni di presenza a Genova, un marinaio è sceso dalla nave e si è presentato nello locale stazione della Polizia marittima. Si tratta, in particolare, di un terzo ufficiale di coperta, il quale ha dichiarato agli agenti di avere importanti rivelazioni da fare in cambio però di protezione ed asilo politico. Sarebbe stato quindi proprio lui a parlare della presenza di armi a bordo e del coinvolgimento della Bana nel trasporto di mezzi militari in Libia.

Come prova, il marinaio avrebbe presentato anche un video giudicato attendibile dagli inquirenti in cui con un cellulare vengono riprese le stive che avrebbero ospitato le armi destinate a Tripoli. Nelle immagini si nota, in particolare, una persona che passeggia tra blindati e mezzi militari. La vicenda ha quindi assunto subito l’aspetto di un intrigo internazionale non certo di secondo piano. A bordo della Bana sono subito saliti gli agenti della Digos, così come della Polmare e della Capitaneria di Porto. Con loro anche la scientifica, in cerca di tracce in grado di provare la testimonianza del marinaio. Si è mossa anche la procura di Genova, la quale ha aperto un fascicolo sulla vicenda iscrivendo il comandante nel registro degli indagati: “Atto dovuto”, hanno commentato dal capoluogo ligure. Dalla nave sono state portate via le scatole nere, i computer di bordo, le mappe e quant’altro possa servire a ricostruire il tragitto recente del mezzo. Non sono state trovate armi, ma questo perché, seguendo anche le testimonianze arrivate dai servizi francesi, sarebbero già state scaricate a Tripoli nei giorni scorsi.

Quei sospetti emersi dalle ultime settimane

Le dichiarazioni rese dal marinaio, come detto sono arrivate in un momento in cui il nome della Bana era già comparso nelle cronache dopo le rivelazioni fatte dai francesi. In qualche modo, il sospetto che a bordo della nave libanese non ci fossero soltanto automobili radiate da demolire, come risulta ufficialmente, era quindi stato già avanzato negli ultimi giorni. La testimonianza offerta dal membro dell’equipaggio sceso nel porto di Genova, andrebbe a coincidere anche con alcune inchieste giornalistiche arrivate direttamente dalla Turchia. Qui, come scritto da Il Foglio, il portale Yoruk Isik ha rintracciato a dicembre la Bana presso il porto Haydarpaa di Istanbul. Dopo averla immortalata, l’ha seguita tramite alcuni programmi su internet, notando come già poco dopo l’uscita dallo scalo turco l’equipaggio ha spento i trasponder.

Di fatto, la nave è diventata invisibile e non è stato più possibile tracciare la rotta. Un dettaglio questo, che è emerso anche nel racconto fatto dal marinaio agli inquirenti. In particolare, più volte durante la navigazione l’equipaggio avrebbe spento le strumentazioni che servono a rendere tracciabile la rotta. Le testimonianze dunque sembrano coincidere, ma le indagini, vista la delicatezza del caso, vanno avanti in queste ore con prudenza e con l’obiettivo di capire se è possibile o meno confermare i sospetti. A queste testimonianze, occorre aggiungere anche quelle arrivate da Al Arabiya, tv con sede a Dubai, secondo cui a fine gennaio sarebbe stata notata la presenza di navi che scaricavano mezzi militari provenienti dalla Turchia a Tripoli. Iniziando dunque a diventare molti i sospetti circa le attività turche dinnanzi le coste libiche.

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