Nei giorni scorsi, il presidente Usa Donald Trump ha confermato l’intenzione di ritirare gli Stati Uniti dallo storico accordo che fu firmato nel 1987 tra Reagan e Gorbaciov  per limitare il numero dei missili dispiegati in Europa. “Porremo fine all’intesa che Mosca viola da anni”, ha annunciato il presidente americano, confermando le voci che erano circolate nei giorni prima.

Siglato da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, il trattato Inf – Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty- ha portato alla rimozione di quasi 2.700 missili a corto e medio raggio installati da Usa e Urss sul territorio europeo. Trump ha chiesto un un nuovo accordo, sottolineando che “noi abbiamo un sacco di soldi per giocare con le nostre forze armate”.  Come riporta il Guardian, tuttavia, la vera preoccupazione degli Stati Uniti riguarda la sua rivalità strategica con la Cina nel Pacifico, dove, secondo il Pentagono, i missili a medio raggio cinesi potrebbero minacciare le basi, gli alleati e le navi degli Stati Uniti.  “Questo è un tentativo estremamente pericoloso – ha commentato da Mosca il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov – è la chiara intenzione di puntare a una corsa agli armamenti”.

Il vero obiettivo dell’amministrazione Trump è la Cina

Come riporta Foreign Policy, l’uscita dal trattato Inf permetterebbe agli Stati Uniti di competere con la Cina nella costruzione di armi convenzionali attualmente vietate dall’accordo. Queste armi – probabilmente missili balistici a medio raggio – potrebbe essere installate sulle isole nell’Oceano Pacifico al fine di contrastare l’ascesa della Cina.

“L’equilibrio militare nel Pacifico sta andando nella direzione sbagliata”, ha spiegato a Fp Elbridge Colby, direttore del programma di difesa presso il Center for New American Security, che ha prestato servizio nel Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti come vice assistente al segretario alla difesa. “La portata dell’accumulo militare cinese è così significativa e avanzata che dobbiamo usare ogni freccia potenziale nella nostra faretra”. L’implementazione di sistemi di lancio a terra di fascia intermedia nella regione aggiungerebbe una forza più versatile che potrebbe aiutare a compensare l’accumulo militare cinese, ha spiegato Colby.

Come sottolinea il Guardian, John Bolton e il principale consulente per il controllo delle armi nel Consiglio di sicurezza nazionale (Nsc), Tim Morrison, si oppongono anche all’estensione di un altro importante accordo sul controllo degli armamenti firmato nel 2010 con la Russia, che ha limitato il numero di testate strategiche dispiegate a 1.550. Tale accordo, firmato da Barack Obama e Dmitri Medvedev, allora presidente della Russia, scadrà nel 2021. Le pessime relazioni diplomatiche fra i due Paesi fanno pensare che, chiunque sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti, difficilmente si arriverà a un rinnovo.

“Cina deve sviluppare deterrenza nucleare per la propria sicurezza”

Oltre alla guerra commerciale, alla questione di Taiwan e alle tensioni nel Mar della Cina meridionale, il ritiro dal trattato Inf sarà una nuova fonte di attriti fra Washington e Pechino, destinate a un’intesa competizione sulla sicurezza, soprattutto in Asia e nel Pacifico. In Cina ne sono consapevoli. Questo il commento del Global Times, quotidiano vicino al Partito Comunista cinese:

“L’ascesa della Cina è guidata dallo sviluppo economico. La potenza militare e l’energia nucleare strategica non hanno mai avuto un ruolo eccezionale nelle relazioni estere del nostro Paese. Ma mentre gli Stati Uniti diventano più scettici nei confronti della Cina”, osserva, “affrontiamo crescenti rischi strategici che sono diventati il ​​principale obiettivo dell’egemonia statunitense. Gli Stati Uniti – prosegue l’analisi – hanno la potenziale intenzione di controllare il peso della Cina attraverso la pressione militare. Non dovremmo essere coinvolti nella corsa agli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia” ma il nostro Paese “deve potenziare la sua deterrenza nucleare per il bene della sicurezza nazionale”.

Gli Stati Uniti vogliono difendere la propria egemonia fondata sull’ordine liberale internazionale, la Cina è pronta a metterla in discussione. La competizione fra le due grandi potenze non potrà che essere sempre più decisa e pericolosa.