La mossa di Meloni: l’Italia con il Belgio contro il piano UE sui beni russi congelati

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Politica /

In un colpo di scena diplomatico che scuote le dinamiche europee, l’Italia della premier Giorgia Meloni ha deciso di appoggiare il Belgio nell’opposizione al piano dell’Unione Europea di destinare 210 miliardi di euro di asset statali russi congelati all’Ucraina. Questa presa di posizione, rivelata in esclusiva da Politico attraverso un documento interno visionato dalla testata, rappresenta un passo audace per il governo italiano, il più vicino tra i grandi Paesi europei all’amministrazione Trump, rompendo il fronte dei “falchi”, dei Paesi baltici e del disastroso duo Von der Leyen-Kallas.

Secondo il documento citato da Politico, Roma – terza nazione Ue per popolazione e peso nel voto – interviene a meno di una settimana dal cruciale summit dei leader europei a Bruxelles, previsto per il 18-19 dicembre. L’intervento del governo Meloni mina le speranze della Commissione Europea di finalizzare un accordo sul piano, che prevede di sbloccare i miliardi di riserve russe custoditi nella banca Euroclear in Belgio per sostenere l’economia ucraina.

Come ha spiegato Andrea Muratore su InsideOver, si tratta di un azzardo pericoloso. In primo luogo perché segnerebbe un irrigidimento della posizione comunitaria in un contesto in cui il principale alleato dell’Ue, gli Stati Uniti, lavora per una soluzione al conflitto russo-ucraino che non considera la posizione europea e in cui Mosca accusa Bruxelles di fomentare la conflittualità. In secondo luogo, Bruxelles complicherebbe la strada alla rimozione delle sanzioni alla Russia e al ricongiungimento russo-americano, oltre che a determinati punti del piano di pace di Donald Trump.

Beni russi, Roma appoggia il Belgio

Il Belgio, finora isolato nelle sue resistenze, temeva di dover rimborsare l’intero importo nel caso in cui la Russia riuscisse a recuperare i fondi. Ora, però, trova un alleato di peso: l’Italia ha collaborato con Belgio, Malta e Bulgaria nella stesura di un documento che invita la Commissione a esplorare opzioni alternative. “Invitiamo la Commissione e il Consiglio a continuare a esplorare e discutere opzioni alternative in linea con il diritto UE e internazionale, con parametri prevedibili e che presentino rischi significativamente inferiori, per affrontare le esigenze finanziarie dell’Ucraina, basate su un meccanismo di prestito UE o soluzioni ponte”, si legge nel testo riportato da Politico.

Queste alternative fanno riferimento a un “Piano B”: l’emissione di debito comune Ue per finanziare l’Ucraina nei prossimi anni. Tuttavia, come nota Politico, questa idea non è priva di ostacoli. Aumenterebbe il carico debitorio già elevato di Paesi come Italia e Francia, e richiederebbe l’unanimità, esponendola al veto del premier magiaro Viktor Orbán, con il quale, tuttavia, Giorgia Meloni conserva un ottimo rapporto.

Un accordo in ambito comunitario sui beni russi avrebbe reso ancor più complicati i negoziati in corso per porre fine alla guerra in Ucraina. Come ha osservato Wolfgang Munchau, “ci sono due cose che non possono accadere contemporaneamente: che l’Europa proceda con il prestito per le riparazioni all’Ucraina e che Russia e Ucraina raggiungano un accordo di pace. Gli asset russi che garantiscono il prestito fanno parte delle negoziazioni. Il piano dell’UE vedrebbe la luce solo se non ci fosse alcun accordo. Attenti a ciò che desiderate!”.

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