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Boris Johnson ha ridato linfa all’azione del Partito Conservatore e al suo governo nel Regno Unito. L’ex sindaco di Londra e ministro degli Esteri, a circa un mese dalla sua ascesa al numero 10 di Downing Street, ha lanciato la prima proposta concreta sulla sua idea di Brexit alle autorità di Bruxelles, dopo aver più volto ribadito di essere pronto a ogni scenario, compresa un’uscita senza accordo.

Scrivendo al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk Johnson ha auspicato che Regno Unito e Unione Europea potranno trovare un accordo per rilanciare il compromesso e gestire l’uscita di Londra.

Johnson ha scritto a Tusk  che la chiave di volta è l’anestetizzazione del rischio “backstop”, ovvero di un ripristino delle barriere al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord che a detta del premier inglese rischierebbe di “indebolire il delicato equilibrio raggiunto con gli accordi di pace del Venerdì Santo” ed è considerato “antidemocratico e in contrasto con la sovranità” del Regno Unito. Johnson propone, in alternativa, un impegno bilaterale vincolante che porti Ue e Gran Bretagna a ricercare e impegnarsi a implementare soluzioni alternative anche dopo la data-limite del 31 ottobre fissata da Londra per la realizzazione della Brexit, assicurando altresì che Downing Street non frapporrà “infrastrutture, barriere o controlli al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord.

La tempistica della comunicazione di Johnson è cruciale, dato che dopo la fase di definizione e insediamento del suo governo il neo Primo ministro è pronto al primo banco di prova in sede continentale. Mentre aspetterà la risposta di Tusk Johnson, scrive l’Huffington Post, sarà “impegnato in un mini tour europeo che lo porterà mercoledì a Berlino e il giorno successivo a Parigi, per colloqui con Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Sarà quindi l’osservato speciale del G7 di Biarritz, dove incontrerà anche Donald Trump, con cui ha avuto una telefonata per definire i temi di discussione che saranno affrontati.

L’assist di Trump a Johnson sulla Brexit è una somma di sintonia personale, sostegno diplomatico e interesse strategico. Washington ha interesse che la Brexit si realizzi il prima possibile con i maggiori margini di manovra per Londra così da poter impostare al più presto le discussioni per un rafforzamento della “Relazione speciale” e la realizzazione di un trattato bilaterale di libero scambio che è parte del progetto Tory di una Global Britainpiattaforma economico-finanziaria di livello globale.

Il sentiero per un accordo è stretto, ma Johnson sa di avere diverse frecce al proprio arco. In primo luogo, Londra ha messo in preventivo i costi di un divorzio senza accordo e vi si sta da tempo preparando. In secondo luogo, la proposta appare molto più moderata e pragmatica delle aspettative che circolavano a Bruxelles. Johnson è un calcolatore e un giocatore che alle puntate d’azzardo preferisce i calcoli di lungo periodo: il suo percorso in sostegno alla Brexit e la sua lunga marcia nel Partito Conservatore parlano chiaro. Infine, il Regno Unito sa che in Europa chi non può permettersi il “no deal” è proprio la potenza economica centrale, la Germania, che teme per le sue esportazioni già in crisi a livello globale. La settimana in corso darà importanti riscontri alle sue aspettative. E le tempistiche della mossa di Johnson, un’apertura strategicamente importante, sono tutt’altro che casuali.

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