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Altro che incontro cordiale tra due vecchi amici in un clima disteso. Il summit tra Joe Biden e Xi Jinping non ha spostato di una millimetro la posizione di Stati Uniti e Cina sui temi più rilevanti affrontati nel corso di una videoconferenza durata quasi quattro ore. Se su clima e ambiente si intravedono possibilità di collaborazione, per quanto riguarda diritti umani e questione taiwanese è gelo totale.

Come avevamo anticipato su InsideOver, il faccia a faccia Xi-Biden rappresentava l’occasione ideale per consentire ai due leader di studiarsi a vicenda in vista delle prossime mosse diplomatiche ma, al tempo stesso, era anche il palcoscenico ideale dal quale Pechino e Washington avrebbero cercato di ripulire la propria immagine agli occhi del mondo. Entrambe le parti hanno citato più volte il termine “responsabilità“, in una sorta di gara per accreditarsi la medaglia di potenza più responsabile dell’altra. Nessuno si è fatto prendere alla sprovvista e tutti hanno recitato il ruolo richiesto dalle circostanze. Il velo a protezione delle apparenze cordiali è tuttavia volato via non appena sono stati toccati i nervi scoperti che da anni separano Stati Uniti e Cina.

La mossa di Biden

Su Taiwan, Xi Jinping ha spiegato che la Cina si dimostrerà paziente, ma che Pechino sarà pronta a prendere adeguate contromisure nel caso in cui le “forze indipendentiste” e gli americani dovessero superare i limiti della provocazione. Per quanto riguarda i diritti umani, il presidente cinese ha fatto presente che Pechino non usa i diritti umani per interferire nelle questioni altrui. Detto in altre parole, la Cina intende condurre un dialogo sul tema ma sulla base del mutuo rispetto e opponendosi all’uso dell’argomento per interferire negli affari interni di altri Paesi. Il vertice si è sostanzialmente concluso con un nulla di fatto. Una volta che i due leader hanno sondato i rispettivi terreni di battaglia, le loro posizioni sono rimaste invariate.

Biden, che probabilmente si aspettava qualcosa in più, potrebbe fare la prossima mossa. Già, perché la Cina tiene moltissimo alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 che si terranno nella capitale cinese dal 4 al 20 febbraio. E gli Stati Uniti potrebbero boicottarle, forse immaginando di convincere altri Paesi a fare altrettanto così da sferrare un duro colpo ai sogni di gloria diplomatici del Dragone. Secondo quanto riportato dal Washington Post, la Casa Bianca presto annuncerà che il presidente Joe Biden non andrà alle Olimpiadi, e neanche invierà nessun rappresentante dell’amministrazione americana.

Verso un boicottaggio “soft”?

L’amministrazione democratica sarebbe orientata verso il boicottaggio diplomatico dei Giochi olimpici cinesi, per protestare contro abusi dei diritti umani da parte del governo cinese, senza però penalizzare gli atleti americani. La decisione non sarebbe ancora stata finalizzata, ma sarebbe stata inviata a Biden una formale raccomandazione in questo senso. Il presidente dovrebbe approvarla entro la fine del mese. Sempre secondo quanto riferito dal Post, gli Stati Uniti informeranno gli alleati della loro decisione di adottare un boicottaggio diplomatico, lasciando a loro poi decidere se seguire o meno l’esempio di Washington. Non è ancora chiaro come (e se) avverrà il boicottaggio americano delle Olimpiadi invernali cinesi. Innanzitutto, da quanto è fin qui emerso, dovrebbe trattarsi di un boicottaggio diplomatico “soft” che potrebbe realizzarsi in molteplici modi e intensità.

Una mossa del genere – rischiosissima, viste le inevitabili conseguenze – era stata suggerita la scorsa primavera dalla Speaker della Camera, Nancy Pelosi. Il senatore repubblicano Mitt Romney aveva invece affermato che il boicottaggio completo sarebbe “controproducente”, ricordando che quello fatto da Jimmy Carter nel 1980 per i Giochi di Mosca finì per fare il gioco della propaganda russa. In quell’occasione, gli Stati Uniti boicottarono le Olimpiadi per protestare contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan, mentre i Comitati Olimpici di 15 Paesi decisero di partecipare sotto la bandiera olimpica (nella lista figurava l’Italia). Nel 1984, in piena Guerra Fredda, fu l’Unione Sovietica a boicottare del tutto le Olimpiadi americane di Los Angeles. Altri 14 Paesi seguirono l’esempio di Mosca. Non la Cina, che all’epoca sancì il suo ritorno olimpico dopo un’assenza più che trentennale.