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Leggenda vuole che nella Grecia antica le Olimpiadi fossero un momento di pace in cui le armi tacevano per lasciare spazio alla sacralità dei giochi. Leggenda, non realtà storica, perché la cosiddetta tregua olimpica, la ekecheirìa, in realtà non esigeva la cessazione delle guerre in tutte l’Ellade, ma, molto più concretamente, la cessazione di ogni disturbo a chi si recava ai giochi olimpici e di ogni impedimento allo svolgimento dei giochi. Mitizzazione a parte, e passati millenni dai tempi in cui i giochi si svolgevano a Olimpia, c’è però un filo conduttore che lega quell’idea della tregua olimpica ai prossimi giochi olimpici invernali e paraolimpici che si terranno nel 2018 in Corea del Sud.

Il governo sudcoreano, fanno sapere dall’agenzia di stampa Yonhap, sta, infatti, prendendo in considerazione la possibilità di rimandare le annuali esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti in programma l’anno prossimo, per evitare di sovrapporle ai Giochi olimpici e paraolimpici invernali di Pyeongchang. I Giochi olimpici invernali si svolgeranno dal 9 al 25 febbraio, mentre i Giochi paraolimpici si terranno dal 9 al 18 marzo. “L’esercito sta considerando la possibilità di consultarsi con le Forze americane per fare in modo che le esercitazioni non si sovrappongano ai Giochi e le consultazioni potrebbero partire già da quest’anno”, fanno sapere dall’agenzia di stampa che ha avuto per prima la notizia da fonti governative di Seul. Una scelta che sarebbe di particolare importanza e che dimostrerebbe un notevole segnale di distensione nei confronti di Pyongyang, dal momento che le esercitazioni congiunte tra forze armate sudcoreane e statunitensi rappresentano un pilastro della politica di sicurezza di Seul e Washington. Le grandi manovre che Seul intenderebbe rimandare sono in particolare due, tra l’altro fondamentali. La prima esercitazione, nota come “Foal eagle” dura all’incirca due mesi, mentre la seconda, nota con il nome di “Key Resolve” ha una durata di circa 10 giorni. Le esercitazioni congiunte, se da un lato rappresentano un momento di importanza assoluta per le forze armate sudcoreane e statunitensi, dall’altro lato precedono o sono concomitanti, quasi sempre, con una risposta dimostrativa del governo della Corea del Nord. Pyongyang vede queste esercitazioni come la prova che i due Stati si addestrino a un’offensiva nei suoi confronti e tende a rispondere con test missilistici o provocazioni militari allo scopo di aumentare la tensione che già le esercitazioni elevano ai livelli di guardia.

Le Olimpiadi invernali potrebbero rappresentare un momento non certo di svolta, ma comunque distensivo tra le due Coree. La Corea del Nord infatti ha due atleti qualificati e Kim si è dimostrato anche molto attento alla loro qualificazione durante l’ultima gara in Baviera. I due atleti di pattinaggio, Ryom Tae-ok e Kim Ju-sik, qualora siano autorizzati a valicare il 38° parallelo, sarebbero probabilmente oggetto di esaltazione da parte del regime e difficilmente questi giochi potrebbero essere macchiati da una provocazione di Kim Jong-un. E anche in Corea del Sud sono abbastanza sicuri del fatto che il vicino settentrionale non si lanci in test balistici o in manovre militari tali da provocare tensioni e rompere la tregua olimpica di Pyeongchang, la località che ospiterà le Olimpiadi invernali. In questo senso, non vanno sottovalutati i recenti viaggi degli emissari cinesi in Corea del Nord e in Corea del Sud, cos come non va dimenticato che Pechino e Seul abbiano intrapreso una graduale fase di riavvicinamento dopo le tensioni per il posizionamento del Thaad e l’escalation con Pyongyang. Xi Jinping non vuole che la Corea del Nord provochi ulteriori tensioni e Moon Jae-in, leader della Corea del Sud, è disposto a fare delle concessioni al potente vicino cinese in cambio di un miglioramento delle relazioni. La buona riuscita delle Olimpiadi è per Seul un obiettivo primario, e il fatto che si svolgano a circa 70 chilometri dalla zona demilitarizzati, dimostra ancora di più il simbolismo di questa scelta. Per ora, la richiesta ufficiale al Pentagono è arrivata. Se la risposta sarà positiva, il messaggio inviato a Pyongyang non sarà di secondaria importanza. La rinuncia alle esercitazioni congiunte durante i giochi olimpici è un segnale che la Corea del Nord non può non captare, e in questo Pechino e Washington avranno, come sempre, un ruolo di primo piano.

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