La morte improvvisa di Lindsey Graham, l’avvocato di Ucraina e Israele al Congresso Usa

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Politica /

A soli 71 anni appena compiuti, a causa di un infarto che l’ha colto nella sua casa di Washington, è morto Lindsey Olin Graham, senatore della Carolina del Sud e uno dei volti più noti della politica Usa. Posizione a cui era arrivato partendo da condizioni non certo privilegiate: figlio del gestore di una sala biliardi, era stato il primo della sua famiglia a frequentare il college. La fama del senatore era certo dovuta alla lunga carriera politica, a livello nazionale, cominciata nel 1993 con l’elezione alla Camera dei rappresentanti e proseguita dal 2003 in Senato, e all’intensa attività parlamentare che lo ha visto presiedere prima la Commissione Giustizia e poi quella Bilancio.

Il suo nome, però, aveva acquistato risalto soprattutto per altre ragioni. Intanto per essersi candidato senza successo alle primarie repubblicane del 2015, in vista delle elezioni presidenziali del 2016. Poi per essere stato uno strenuo oppositore della candidatura di Donald Trump (appoggiò tutti i suoi avversari nel Partito repubblicano, da Jeb Bush a Ted Cruz) salvo diventare in seguito il suo più strenuo alleato. E poi, proprio in questa veste, per essere diventato il pungolo del Presidente in politica estera, soprattutto sul fronte dell’appoggio a Ucraina e Israele.

Colonnello della riserva (era stato in aviazione, ma come avvocato militare), Graham ha sempre seguito con passione e accanimento i temi della sicurezza nazionale. E l’infarto che gli è stato fatale l’ha colto quando era appena tornato dall’ennesimo viaggio a Kiev, dove aveva incontrato il presidente Zelensky per esaminare con lui due recenti sviluppi. La proposta di legge bipartisan di un’ottantina di parlamentari per allargare le sanzioni Usa contro la Russia, di cui era stato uno dei promotori, e per quale diceva di aver ottenuto l’assenso dello stesso Trump; e la decisione della Casa Bianca di concedere all’Ucraina la licenza per la produzione dei missili Patriot. In Ucraina Graham aveva anche visitato una fabbrica di droni, dichiarando che per gli Usa “sarebbe un grave errore non cooperare con l’Ucraina in questo settore”. La sua posizione sulla guerra era semplice e chiara: per far finire la guerra occorreva armare il più possibile l’Ucraina e rendere sempre più letale il suo armamento.

Praticamente speculare era la posizione di Graham a favore di Israele, Paese che visitava regolarmente e in cui aveva contatti di alto livello. Non a caso le autorità israeliane si sono dette “scioccate e rattristate” dalla sua improvvisa scomparsa. Il senatore sosteneva che Hamas andasse sradicato “politicamente e militarmente” (“Sono nazisti religiosi”, era la sua definizione), auspicava che gli Usa si schierassero con Israele nella campagna del Libano (“Vorrei che gli Stati Uniti partecipassero alle operazioni militari – per quanto riguarda la componente aerea – contro Hezbollah, se questo fosse necessario per neutralizzarli”) e ovviamente era molto scettico sula qualità e sulla tenuta dell’accordo raggiunto dalla Casa Bianca con l’Iran, ritenuto una minaccia che si poteva solo abbattere.

In queste sue battaglie Graham era tenace e inflessibile, e capace di mobilitare porzioni non indifferenti del Congresso, non solo tra i repubblicani. Proprio per questo può anche darsi che per Trump risultasse un alleato non sempre comodo.