Politica /

Emergenza pandemica crisi economica sono due scenari da analizzare congiuntamente e da affrontare come un’unica sfida, fino a che per entrambe le questioni più importanti che attanagliano la Germania e l’Europa non si troverà un “vaccino”: questo il sunto del discorso di Angela Merkel nel corso della tradizionale conferenza stampa d’estate, incentrata sugli sviluppi causati al Paese dalla pandemia e sulle aspettative per i prossimi mesi.

La Merkel non si è mai nascosta nelle fasi più difficili del suo mandato, e di fronte al coronavirus e alle sue conseguenze sceglie di fare altrettanto: “Ci sono indicazioni che le cose diventeranno più difficili nei prossimi mesi”. Berlino ha preso di petto la pandemia sotto il profilo sanitario, dopo un tentennamento iniziale, e nel contesto politico europeo ha rafforzato la sua leadership strategica ponendosi come necessario mediatore tra i falchi rigoristi, la Francia macroniana junior partner dell’asse Parigi-Berlino e i Paesi mediterranei che la Merkel non ha voluto o potuto, in questo contesto, abbandonare completamente. Ma i mesi a venire rappresenteranno un’incognita per tutto il Vecchio Continente.

E come la Cancelliera ricorda, nei prossimi mesi la questione della risposta alle crisi in preparazione potrà farsi più complessa rispetto ai primi mesi del 2020. Nei primi mesi dell’anno, inizialmente, i Paesi europei colpiti dal virus si sono, sul fronte interno, stretti attorno ai propri esecutivi nazionali, hanno per diverse settimane sopportato restrizioni, confinamenti, riduzione delle attività personali, limitazioni al normale fluire dell’economia pensando alla necessità di combattere un nemico comune. Poi sono sopraggiunte le conseguenze psicologiche e sociali del confinamento e, soprattutto, i durissimi bilanci economici: il concetto di “tutti sulla stessa barca” si è dimostrato quanto di più relativo ci potesse essere. E la Germania non ha fatto eccezione: con poco meno di 9.500 decessi, Berlino ha pagato un tributo umano minore di quello imposto dal virus a Italia, Francia, Spagna e Regno Unito, ma lo schianto economico e sociale è stato senza precedenti. Berlino è stata travolta dalla recessione globale, l’economia del Paese ha subìto una contrazione record del 9,7% nel secondo trimestre poiché la spesa dei consumatori, gli investimenti aziendali e le esportazioni sono crollati al culmine della pandemia da Covid-19. La disoccupazione è salita al 6,4% e la povertà, da tempo endemica nelle fasce più svantaggiate dal mercato del lavoro, rimane un problema.

Tutte queste problematiche sarebbero acuite nel caso in cui una nuova quarantena divaricasse ulteriormente la forbice sociale e costringesse il governo a nuovi interventi emergenziali, dopo le decine di miliardi di euro messi in campo per salvare le imprese in crisimantenere la cassa integrazione, promuovere investimenti. Recentemente il governo tedesco ha deciso di estendere il suo regime di Cig, nonché gli aiuti alle piccole e medie imprese, a fronte dell’impatto economico dell’epidemia da Coronavirus più duraturo del previsto. Una recrudescenza della pandemia senza la presenza di un vaccino per il Sars-Cov-2 (“Non sappiamo se saranno tre mesi o 12 mesi o 15 mesi. In tal senso è davvero una sfida sconosciuta alla nostra capacità finanziaria”, ha detto la Merkel) e di una cura efficace per l’economia, la Merkel mette in guardia per i tempi duri che arriveranno. L’agitazione sociale, il malcontento sfociato nelle proteste montanti contro il regime di distanziamento sociale, recentemente vietati, e il timore di una seconda ondata sono presenti. La Cancelliera non nega la legittimità di questi sentimenti, smussa gli angoli ma si pone in ascolto.

La Merkel del 2020 è diversa dall’inflessibile guardiana del rigore del 2011 e del 2012: le ansie sociali a lungo ignorate e risoltesi in un forte calo di consensi sono ora nell’interesse del governo. Comprese quelle dei più giovani. “Farò tutto il possibile per impedire che i bambini diventino gli sconfitti dall’epidemia”, ha detto la cancelliera, aggiungendo che “la scuola non deve lasciare indietro nessuno”. Dalle parole della Cancelliera non si vedono trasmesse nè isterie allarmistiche ne sottovalutazioni facillone: si comprende la consapevolezza di vivere un momento delicato e di non potersi permettere gesti avventati, ma preparare la popolazione e puntare sul senso di responsabilità collettivo e sull’impossibilità di scindere crsi sanitaria e “contagio economico”, spingendo verso la consapevolezza di dover convivere con l’epidemia nella sua fase finale, è un risultato di indubbio valore. L’esperienza è dalla parte della Merkel: e confrontate con le comunicazioni istrioniche e autoreferenziali del nostro esecutivo, questa volta con la Germania non c’è proprio partita.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME