Il governo di Angela Merkel può salutare con largo anticipo. Nulla è ancora certo, ma la sensazione è che i risultati delle elezioni europee possano rimescolare le carte nell’esecutivo odierno che – come sapete – è retto da una Große Koalition.  Cdu/Csu e Spd non possono far finta che il quadro, rispetto alle elezioni federali del 2017, non abbia subito un mutamento radicale. I socialdemocratici, intanto, hanno perso quasi il 10% dei consensi in due anni. E questo sembra bastare a innescare una crisi di governo.

C’è chi attribuisce questo calo all’appiattimento della sinistra moderata sulla Bundeskanzlerin e chi prova a interpretare il dato, derubricando il tutto a una questione interna. Di sicuro Andrea Nahles si è dimessa da segretaria della Spd, lasciando in eredità un filotto di interrogativi sul da farsi. Poi c’è un fenomeno che non riguarda solo la Germania, ma che dalle parti di Berlino è più tangibile che altrove: l’esplosione della causa ecologista. I Verdicome segnalato su Italia Oggi – non hanno alcuna intenzione di arrestare la loro avanzata. Anzi, se si votasse domani arriverebbero primi sul podio.

Vale pure la pena rimarcare una statistica: i giovani teutonici, quelli al di sotto della soglia dei trent’anni, preferiscono i Die Grünen alla Spd. Il 30% degli under 30, almeno, ha appena votato per gli ambientalisti. È un dato che, specie in prospettiva, non può non spaventare la dirigenza socialdemocratica: esiste un evidente rischio sparizione.

E allora, forse, conviene staccare la spina un paio d’anni prima rispetto alla scadenza del mandato naturale di Angela Merkel. Se non altro perché i sondaggi raccontano di una possibilità nuova: un esecutivo di sinistra, con i Verdi maggioritari e la Spd nel ruolo di gamba sinistra. Certo, la socialdemocrazia teutonica uscirebbe ridimensionata da una competizione elettorale, ma rappresenterebbe pure l’unica interlocuzione possibile per gli ecologisti. Sta crescendo l’insieme di chi pensa che valga la pena rimettersi in gioco, abbandonando qualche velleità neoliberista. Sì, ma a destra invece che succede?

Il destino politico di Angela Merkel – come abbiamo provato a spiegare – non risiede nelle sue mani. Annegret Kramp Karrenbauer – lo dimostrano i risultati – non è ancora pronta a ricevere il testimone. Le elezioni anticipate, con ogni probabilità, confermerebbero un trend al ribasso per tutti i partiti tradizionali. I Die Grünen, per la sinistra, costituiscono uno spauracchio ben visibile. L’Afd, per la destra e per il centrodestra, è solo un competitor intento a leccarsi le ferite derivanti dal mancato boom elettorale. Quel 10% nulla ha a che fare con la performance annunciata prima della tornata per il rinnovo per il Parlamento europeo.

Queste brevi considerazioni suggeriscono che la Germania, nel caso si votasse sul serio prima di quanto previsto, possa cambiare colore sulla mappa politica del Vecchio continente. La miscela intravedibile è rosso-verde.