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Angela Merkel potrebbe essere di fronte a un nuovo bivio, l’ennesimo della sua carriera, uno degli ultimi e più importanti a poche settimane dalle elezioni del 26 settembre che apriranno la fase per la sua successione: rendere o meno obbligatoria la vaccinazione contro il Covid-19 in Germania? Introdurre o meno misure paragonabili al green pass esteso alla francese?

Poco più di una settimana fa, il 13 luglio scorso, la Cancelliera ha dichiarato che a Berlino non esistevano ad ora piani volti a costruire un sistema obbligatorio di vaccinazioni, ma nel quadro dell’aumento dei casi nel Paese, che ha raggiunto un trend esponenziale, potrebbe aver iniziato a preparare il terreno in senso opposto.

Il fattore di riproducibilità del Covid-19 in Germania ha superato “in maniera permanente” il valore critico di 1: ciò significa “una crescita esponenziale” del virus, dovuto alla più contagiosa variante Delta, ha affermato la Merkel nel corso della tradizionale conferenza stampa d’estate con cui il governo presenta il bilancio della prima metà dell’anno e prospetta strategie e azioni per il periodo a venire.

La Cancelliera non parla di obblighi vaccinali, non cita precise proposte politiche, non avanza una linea guida operativa, ma fa precise considerazioni sul legame tra vaccinazioni e libertà sociale. Per la Merkel la “chiave per superare la pandemia, il solo mezzo, è la vaccinazione”. La Cancelliera ha unito prospettive sanitarie, aspettative sociali e inviti alla responsabilità, facendo appello al sentimento comunitario dei connazionali: il vaccino “è la chiave per superare la quarta ondata, ogni vaccino è un passo verso la normalità” e con l’immunizzazione si “protegge chi ama”, ha aggiunto.

Parole chiare e precise, in un contesto che vede Berlino non performare affatto male dopo il caos delle prime settimane di campagna, le problematiche per la mancanza di dosi, i problemi organizzativi: oltre 39 milioni di persone, più del 47% dei tedeschi, ha completato il ciclo, e recentemente è stato sfondato il muro dei 50 milioni di riceventi della prima dose (60% della popolazione). L’immunità di gregge non è a portata di mano però in tempi brevi, e la Cancelliera e il suo governo guardano con preoccupazione alle possibili diffusioni di varianti in forma esponenziale nel territorio nazionale.

Il pensiero corre immediatamente al rischio che la situazione possa sfuggire di mano come successo nell’autunno scorso. Ad agosto, nella scorsa edizione della conferenza odierna, la Merkel allertò la popolazione del suo Paese sul fatto che la stagione fredda avrebbe presentato dure minacce sul versante pandemico alla Germania, uscita incolume e sostanzialmente “vincitrice” della prima ondata rispetto al resto d’Europa. La dura botta ricevuta dalla nazione tra l’autunno e la primavera, l’impennata dei decessi, l’esposizione di situazioni di fragilità nei Lander della Germania orientale e nella capitale Berlino, l’imposizione dei primi lockdown e delle prime misure di coprifuoco hanno contribuito a mettere sotto pressione il governo e a danneggiare un contesto politico che aveva proiettato la Cdu merkeliana verso le prospettive di un trionfo elettorale.

Politica e scienziata, la Merkel ha invitato a dare un’accelerazione decisa sui vaccini non appena si è resa conto della nuova corsa dei contagi, quasi quintuplicati in due settimane, dai 392 del 5 luglio ai 1.651 del 21 luglio. Numeri per ora contenuti, che si associano a una conta dei decessi quotidiani non in impennata, ma che vanno ad alimentare uno stato di tensione tutt’altro che indifferente.

“Parlatene ovunque, parlatene con il prossimo, perché abbiamo bisogno l’uno dell’altro e solo insieme supereremo la pandemia”: la Merkel punta sulla spinta gentile per coinvolgere i cittadini a garantire un’accelerazione alle vaccinazioni. La postura della Cancelliera è da statista one-nation, non contiene riferimenti di parte, si appella al buon senso della popolazione: il registro recuperato è quello del 2020, la volontà è quella di dare una spinta rassicurante ai cittadini. Del resto, il clima di unità nazionale in cui si trova il Paese dopo le alluvioni di inizio luglio condiziona ogni uscita pubblica del capo del governo, ma il registro va analizzato con attenzione. Dopo lo stimolo comunicativo, potrebbe essere il momento di atti formalizzati per accelerare le vaccinazioni.

La Merkel ha dovuto, in questo anno e mezzo, scegliere se rottamare o meno l’austerità per rispondere alla crisi economica da Covid; tergiversato sui lockdown; affrontato un dilemma tra la via europea e quella nazionale sui vaccini; vissuto il dilemma della risposta politica all’ascesa dei Verdi e alle loro critiche sulla gestione della pandemia. In diverse circostanze ha avuto reazioni spesso contraddittorie ma è riuscita, in fin dei conti, a tenere il pallino del gioco dimostrando una capacità di resistenza non indifferente nonostante palesi insicurezze ed errori. Quella dei vaccini potrebbe essere l’ultima, importante partita della sua carriera di governo, ma anche una delle più cruciali per definire le modalità della sua eredità dopo il voto di settembre. Se la persuasione non funzionerà, la via di una strategia alla francese non è da escludere: la solennità del tono delle dichiarazioni della Merkel sembrano dare indizi in tal senso.