Un nuovo fronte politico infiamma la Romania dopo il caso delle elezioni annullate a fine 2024 per presunte ingerenze russe e la polemica sull’effettiva democraticità del processo che a maggio ha premiato il candidato liberale Nicosur Dan contro il sovranista George Simion: l’esecutivo di Ilie Bolojan, membro del Partito Nazional-Liberale di centrodestra che governa in alleanza coi socialdemocratici e l’Unione per la Salvezza della Romania centrista, ha con l’avallo del presidente Dan messo in campo un corposo pacchetto di austerità volto a contenere il debito e rassicurare l’Unione Europea.
L’austerità di Dan e Bolojan
Insediatosi il 23 giugno, un mese e mezzo dopo la vittoria presidenziale di Dan, il governo ha varato a inizio luglio queste misure orientate a tagliare un deficit che ha toccato nel 2024 il 9,3% del Pil (7,5 miliardi di euro). Parliamo di una manovra ancora più vasta, in proporzione, di quella recentemente approvata da François Bayrou in Francia.
“Tra le misure principali figurano l’aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 19% al 21%, e quella su alimenti e medicinali dal 9% all’11%. Crescerà anche la tassa sui dividendi, dal 10% al 16%, e le accise sui carburanti saliranno del 10%, facendo lievitare i costi per le imprese”, nota Euractiv, sottolineando quanto queste misure pesantemente regressive, che colpiscono indipendentemente dal reddito, rischiano di colpire le fasce più fragili della popolazione.
E non finisce qui. 600mila dipendenti pubblici subiranno un tetto ai bonus e ai premi fino al 31 dicembre 2026, mentre il governo prevede di tagliare il 20% dell’organico, 167mila dipendenti, tra chiusura di uffici, blocchi del turnover e, potenzialmente, licenziamenti. Altre misure comprendono un’accelerazione sulla liberalizzazione del fragile mercato energetico interno e una nuova tassa sul gioco d’azzardo.
I timori di una bocciatura europea
Balkan Insight nota che Bucarest si trova di fronte al fuoco di fila dell’Unione Europea e ha varato questo piano di austerità, paragonabile solo a quelli dei Paesi del Mediterraneo nell’ora più buia della crisi dei debiti, temendo di venir travolta dalla speculazione: “Il mese scorso, la Romania non è riuscita a presentare un pacchetto fiscale credibile alla Commissione europea, suscitando preoccupazione a Bruxelles e aumentando la probabilità di un declassamento del rating creditizio della Romania”, nota la testata specializzata in dinamiche balcaniche aggiungendo che “Bucarest avrebbe dovuto presentare un piano per ridurre il deficit di bilancio a circa il 7% del PIL entro la fine dell’anno. Questo è considerato essenziale per ripristinare la fiducia degli investitori e rispettare gli impegni dell’Ue”.
In un Paese dove già è estremamente forte il sentimento di rabbia e scoramento per una presunta intrusione europea a favore dell’attuale assetto di potere, una manovra austeritaria concordata con Bruxelles e rispondente alle esigenze dell’Ue non poteva non suscitare sconcerto. Simion e la sua Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur) conservatrice e nazionalista hanno più volte deciso di scendere in piazza e di protestare invocando nuove elezioni e lo sciopero fiscale contro il governo. L’estrema destra si sta presentando ora come accentratrice delle dinamiche di protesta orientate al libertarismo e alla protesta contro un’imposizione fiscale ritenuta eccessiva e non corrisposta da servizi adeguati.
La rivolta dell’estrema destra
Paradossalmente, forse la controversa sconfitta politica di Simion può fare la fortuna dell’Aur, che nei sondaggi veleggia tra il 35 e il 40% delle intenzioni di voto per il Parlamento, e che in caso di vittoria elettorale si sarebbe trovata a gestire un caos sistemico causato dallo sfascio dei conti pubblici romeni e dal turbine della speculazione contro il debito di Bucarest, con bond decennali che ora hanno un rendimento record in Ue, sopra il 7%.
La speranza del governo è che rientrare negli obiettivi di debito e deficit aiuti a riconquistare i fondi Ue congelati per le infrazioni fiscali del Paese. “Il mese scorso Bucarest ha ammesso che avrebbe perso quasi un quarto dei fondi inizialmente previsti, ovvero 28,5 miliardi di euro e ad oggi, la Romania ha utilizzato meno di 10 miliardi di euro di questi fondi”, nota il Financial Times. Ma in un Paese dove la rabbia sociale divampa sperare di usare l’austerità e il taglio della spesa pubblica romena per accedere agli investimenti Ue come leva per la crescita della Romania non appare una scelta lungimirante. E non ci si dovrà stupire se alle prossime tornate elettorali l’estrema destra sarà forte e competitiva. Piaccia o meno, allora chiamare in causa l’ingerenza russa sarà quantomeno ingenuo se il clima sociale causato dall’austerità resterà quello delle ultime settimane in Romania…
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