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La fregata Federico Martinengo è arrivata a Cipro per alcune manovre nel Mediterraneo orientale. Una mossa silenziosa, arrivata dopo l’accordo tra Libia e Turchia sulle Zone economiche esclusive e soprattutto dopo le continua minacce di Recep Tayyip Erdogan nei confronti del gas del Levante: lì dove ha un ruolo di fondamentale importanza anche l’italiana Eni.

La sosta nel porto di Larnaca è iniziata lo scorso venerdì 6 dicembre. Una volta terminata la permanenza nel porto cipriota, la Martinengo darà il via a una serie di manovre congiunte con altre nove marine militari alleate tra il 12 e il 14 dicembre. Una decisione che nasce nell’ambito della cosiddetta Naval Diplomacy portata avanti dall’Italia e dalla Marina militare per blindare i nostri interessi strategici sia in generale nel bacino del Mediterraneo allargato, che, in particolare, nel settore orientale del Mare Nostrum, dove i ricchi fondali di Cipro e di tutto il Levante sono da tempo finiti sotto gli occhi di Erdogan, che, nel suo sogno neo-ottomano, vede quei giacimenti come parte delle risorse della sua Turchia.

Per l’Italia, il rischio delle politiche di Erdogan è elevato. Il sultano non è nuovo a colpi di testa nei confronti dei nostri interessi (emblematico fu il caso della Saipem 12000 fermata proprio al largo delle coste cipriote dalle navi militari turche in azione per un’esercitazione). Ma adesso la questione è molto più complessa. Da un lato Erdogan, con l’accordo sulla Zee con la Libia ha di fatto messo a repentaglio tutto il sistema politico ed economico che si basa sulla spartizione dei fondali marittimi del Mediterraneo orientale. Dall’altro lato, l’asse con la Libia di Fayez al Sarraj pone a serio rischio gli interessi italiani a Tripoli e dintorni, dal momento che Ankara si sta ritagliando uno spazio sempre più grande in uno scacchiere che va dal Nord Africa al Medio Oriente e che incide proprio sulla nostra agenda mediterranea.

La Marina ha annunciato la missione nel Mediterraneo orientale con un basso profilo. Uno scarno comunicato, di poche righe, in cui si parla di Naval Diplomacy e di protezione degli interessi nazionali insieme a Paesi alleati. Ma di fatto la mossa ha impatto politico molto elevato, dal momento che forse per la prima volta un governo italiano sfida apertamente i turchi con una decisione che segna un cambio di passo notevole nello sfruttamento dei mezzi navali nel Mediterraneo. La scelta della Martinengo, una modernissima Fremm varata solo due anni fa, indica che Roma non vuole soltanto far capire a Erdogan di essere in grado di tutelare i propri diritti nello scacchiere del Levante, ma anche di porsi come un freno di fronte alle mire di Erdogan, un leader che da tempo sta cercando di allargare la sfera di influenza del proprio a Paese a scapito dei partner europei e internazionali. Le concessioni petrolifere di Eni a largo di Cipro sono di interesse fondamentale per l’Italia. E questa decisione della Marina militare chiarisce che da Palazzo Chigi non sono disposti a transigere.

La tensione in quell’area è molto alta. Nei giorni scorsi, su Twitter sono apparse le foto di un pilota dell’aeronautica greca che a bordo del suo Mirage aveva il mirino puntato su una fregata turca. Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri che da sempre pianifica un’espansione del sistema turco nel mondo, ha detto che il suo Paese non vuole conflitti con altri Stati, ma nelle stesse ore, due imbarcazioni turche per l’esplorazione petrolifera si sono mosse proprio a largo di Cipro. Come ricorda Repubblica, una di queste, la Fatih, opera proprio nei settori in mano a Eni e alla francese Total. E di certo questa non è piaciuta né a Roma né a Parigi che, per questa volta, potrebbero unire le proprie forze per difendere i propri interessi energetici nelle bollenti acque del Levante. La Martinengo c’è. Le navi francesi anche, visto che da tempo l’Eliseo ha firmato con Nicosia un accordo per una base in territorio cipriota. L’idea è che il fronte europeo possa compattarsi davanti alle mire turche: e in Libia potrebbero esserci ulteriori sinergie.