Il cacciatorpediniere lanciamissili Uss McCampbell ha condotto lunedì un’esercitazione in prossimità delle isole Paracelso, arcipelago conteso nel Mar Cinese meridionale e militarizzato da Pechino con batterie di missili e una base aeronavale. Il segnale inviato di Washington, proprio in concomitanza dei colloqui commerciali in corso a Pechino, mira a “per contestare le rivendicazioni marittime” cinesi e sostenere la causa della “libertà di navigazione” nella regione del Pacifico.

La Uss McCampbell, cacciatorpediniere classe Arleigh Burke appartenente alla Pacific Fleet della Marina statunitense, ha navigato entro le 12 miglia nautiche dalla catena di isole Paracelso, in quelle che Pechino ritiene essere acque strategiche sotto la propria giurisdizione e al centro di una contesa con Filippine e Taiwan. La nave da guerra americana avrebbe svolto all’interno delle acque “cinesi” delle esercitazioni militari, dichiarando l’intendo di non voler inviare “nessun messaggio politico” a “nessuno Paese in particolare”, secondo quanto riportato del portavoce della flotta del Pacifico, ma di voler solo ed esclusivamente affermare i diritti previsti dalla libertà di navigazione. Le forze armate cinesi hanno proceduto con l’invio di una nave da guerra e alcuni intercettori aerei per “identificare” il vascello americano e intimargli un cambio di rotta per allontanarsi dall’aera di propria giurisdizione.

Dura e immediata è stata la risposta di Pechino in ambito diplomatico, che ritine questa esercitazione militare una chiara “violazione” delle leggi cinesi in un delicato momento di “tregua” nell’aspra guerra commerciale che aleggia sulle rotte che interessano il Pacifico e i mari circostanti. Il portavoce degli Esteri cinese Lu Kang ha esortato gli Stati Uniti a fermare ulteriori operazione militari di questo genere nella regione. Questo sconfinamento delle acque amministrate  de facto da Pechino si è verificato  durante la tregua di 90 giorni accordata dalle due super potenze nel primo round di negoziati commerciali.

La Cina sta rivendicando ormai da tempo quasi tutte le acque da lei ritenute “strategiche” nel Mar Cinese Meridionale – ossia l’80% – militarizzando isole (come l’isola di Woody) e creando atolli artificiali su isole sommerse e barriere coralline dove piazzare installazioni militari che fungano da deterrente per le marine delle altre potenze regionali. Tali rivendicazioni e restrizioni del libero diritto di navigazione finiscono per lambire tuttavia anche gli interessi degli Stati Uniti e di alcuni loro alleati, motivo per cui sia gli Usa, ma anche il Regno Unito, intendono mandare ulteriori navi da guerra come monito e deterrente che garantisca la corretta libertà di navigazione.

Contestualmente Vietnam, Filippine, Brunei, Malesia, Indonesia, Taiwan e Giappone continuano a rivendicare la loro giurisdizione su tratti di mare rilevanti per la loro economia e arcipelaghi o singoli atolli situati in prossimità delle loro acque nazionali; acque e lembi di terra che la Cina ritiene di avere sotto la propria giurisdizione per quelli che usa comunemente chiamare “diritti di carattere storico”. Il diritto internazionale tuttavia continua a non riconosce tale sovranità.

Washington ha imposto numerose sanzioni nei confronti della Cina, e vorrebbe indurre Pechino a rivedere le sue scelte commerciali in diversi ambiti. I rapporti diplomatici tra le due superpotenze si confermano “altalenanti” nonostante i continui incontri al vertice che vedono il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping confrontarsi su temi di rilevanza globale, che però finiscono spesso per confermare il disaccordo su numerose questioni come la sicurezza regionale e l’autonoma di Taiwan.

La militarizzazione delle Isole Paracelso

Attualmente foto satellitari avrebbero individuato sull’Isola di Woody (in cinese isola di Yongxing), installazioni militari quali una pista per aerei che ha recentemente accolto un numero imprecisato di caccia da superiorità aere Shenyang J-11B (probabilmente gli intercettori inviati a identificare la Uss McCampbell), alcune batterie missilistiche anti-aeree e anti-nave, e una base di elicotteri che schiera velivoli ad ala rotante  Z-18F, elicotteri per la lotta anti-sommergibile con un range operativo di 500 chilometri.