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L’Ukip è stato il primo partito “antisistema” che è riuscito nell’ impresa di fare breccia nell’Europa delle istituzioni sovranazionali. Discusso e imitato, quello della formazione guidata da Nigel Farage ha rappresentato il caso originario di un “partito populista contemporaneo” finito in parlamento.

Senza l’Ukip, probabilmente, non ci sarebbe stato neppure Donald Trump, per intenderci. Nato nel 1993 in seguito ad una scissione di alcuni membri del Partito Conservatore contrari al trattato di Maastricht, l’unico obiettivo dichiarato del Partito per l’indipendenza del Regno Unito era l’ uscita dall’Unione europea. La Brexit ha sancito la vittoria definitiva di questa formazione, ma anche la sua sparizione. L’Ukip, insomma, ha esaurito il compito per cui era stato fondato ed è sostanzialmente scomparso dalla scheda elettorale, dopo che gli operai dei distretti di Londra avevano deciso, contro ogni previsione dei soliti analisti neoliberal, di fare del figlio di un broker il loro leader politico. Nigel Farage, che ha plasmato la piattaforma programmatica dell’Ukip addosso alla sua figura, ha portato il partito antieuropeista al secondo posto, per percentuale, durante le europee del 2009. Solo i conservatori hanno fatto meglio dell’Ukip in quella turnata elettorale. 

Le mappe del consenso hanno raccontato di un progressivo abbandono dei Labour da parte dei ceti popolari, che dalla crisi economica in poi hanno iniziato a votare “populista”. Milioni di voti che si sono tramutati in seggi: 12 nelle europee del 2004, 13 in quelle del 2009, 24 in quelle del 2014. Il prodromo di quello che poi sarebbe successo negli States con il cambio di colore del Rust Belt a favore del Tycoon. Dopo Farage (e la Brexit), però, è stata la volta del nulla.

Nigel Farage ha annunciato le proprie dimissioni in seguito alla vittoria nel referendum della Brexit. La successione allo storico leader è stato un affare per uomini forti di cuore. Diana James, la leader di ferro che doveva portare l’Ukip al di là dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, è durata meno di un mese. Analista e finanziera putiniana, la James doveva traghettare gli euroscettici verso un futuro elettorale degno di nota, ma ha rinunciato al compito prima ancora di iniziare. Un militante, tra l’altro, le ha sputato addosso prima del meeting che avrebbe sancito l’inizio della sua leadership. Poco dopo, le dimissioni. Farage è stato così costretto a tornare ad interim, in attesa che il congresso del partito si pronunciasse nuovamente sul suo successore. Fu la volta di Paul Nuttall, che si dimise dopo le elezioni del 2017, a causa del magro risultato: neppure un seggio conquistato. Dopo i 147 delle elezioni anticipate di giugno scorso a 0. Nutall ha provato a spostare a destra l’Ukip, senza ottenere alcun successo. Favorevole alla pena di morte per i casi di infanticidio, antislamico, antiabortista: l’abbandono di un certo liberalismo, promosso invece da Farage, ha portato con sè risultati disastrosi dal punto di vista elettorale. Farage, in quella circostanza, si è rifiutato di tornare ad interim.

Ecco, allora, il turno trimestrale di Steve Crowther, dal giugno al settembre del 2017. Infine, il vero capolavoro politico dell’Ukip post Farage: la carica di segretario del partito viene affidata a Henry Bolton. Come ha ricordato Il Fatto Quotidiano in un articolo pubblicato oggi  Bolton “ottiene a sorpresa la leadership dell’ Ukip nel settembre 2017. Lo scorso mese lascia moglie e due figli per una militante del partito, Jo Marney , 25 anni, modella”. Una vicenda rosa, che si è trasformata in un incubo politico: Jo Maney, infatti, ha twittato contro i reali inglesi prendendosela con il colore della pelle della nuova fidanzata del principe Henry. Bolton è stato costretto a sospenderla dal partito, salvo poi continuare ad uscire a cena con la modella, nonostante i rotocalchi abbiano parlato di rottura ufficiale della relazione. La moglie di Bolton ha lasciato il neoleader dell’Ukip, che adesso pare sia stato costretto a mettere in vendita la propria abitazione. Il direttivo dell’Ukip, nel frattempo, si è dimesso in blocco. Bolton no, ma si dice che in molti siano disposti a tutto pur di fare tornare dal ritiro Nigel Farage. 

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