Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

La sempre più tempestosa agonia del governo di Theresa May ha portato all’apertura di numerose questioni riguardanti il futuro orientamento della politica britannica. L’esecutivo conservatore traballa, risultando lacerato dalle lotte intestine interne portate avanti dal principale rivale in pectore della May, l’imprevedibile Ministro degli Esteri Boris Johnson, e dall’ambigua condotta degli unionisti nordirlandesi del DUP, sempre meno disposti a sostenere dall’esterno un governo che, dopo aver barattato il loro sostegno in cambio di una pioggia di finanziamenti pubblici su Belfast, fatica a tramutare in realtà le promesse.

In netto contrasto con le turbolenze della galassia conservatrice si segnala, invece, la forte determinazione e il dilagante entusiasmo che il Segretario del Partito Laburista Jeremy Corbyn è riuscito a imprimere a una formazione che, dopo il referendum sulla Brexit, appariva allo sbando e senza una direzione precisa ma che nel recente voto di maggio ha portato a compimento un netto processo di crescita, testimoniato dall’enorme numero di tesseramenti, oramai superiore al mezzo milione, riuscendo a conquistare il 40% dei suffragi e 262 seggi, un numero tale da impedire alla May il conseguimento dell’agognata maggioranza assoluta. Jeremy Corbyn, sino a pochi mesi fa deriso dagli storici leader del Labour Party per le sue posizioni politiche bollate come retrograde, è riuscito al contrario a sfondare nei consensi della base del partito e, soprattutto, delle tradizionali categorie del Partito Laburista, come operai e studenti, portando avanti una piattaforma programmatica nettamente in controtendenza con le ricette proposte da Theresa May. 

Più istituzionale e tattico rispetto al passato, Corbyn è riuscito a incasellare la sua figura di “mosca bianca” all’interno della compagine laburista, certificata dal suo dichiarato pacifismo e dalla sua vocazione repubblicana, nel quadro di un programma che contiene posizioni di assoluta rottura con le recenti linee guida della politica britannica ma, al tempo stesso, risulta nel complesso bilanciato e direzionato. Come riportato da Rachel Shabi del New York Timesil Partito Laburista sta preparando adeguatamente il terreno per un eventuale ritorno al governo, organizzando incontri con i rappresentanti del mondo imprenditoriale e finanziario per rassicurarli circa la sostenibilità di posizioni che Corbyn ha dichiarato essere diventate oramai maggioritarie nell’opinione pubblica britannica.

Sicuramente, è diventata oltremodo maggioritaria la preoccupazione per le conseguenze di lungo termine che potrebbero essere apportate all’economia e alla società da un eventuale mantenimento dello status quo del sistema neoliberista, che dalla Gran Bretagna prese le mosse con le riforme di Margaret Thatcher e che proprio nella stessa nazione vede ora la sua più grande sfida: gridando “un altro mondo è possibile” nel momento in cui applaudivano il Segretario del loro partito, i sostenitori laburisti convenuti al recente congresso di Brighton intendevano sottolineare la loro vicinanza alle proposte di Corbyn di riportare con forza lo Stato all’interno dell’economia britannica, di rilanciare la capacità del governo di Londra di promuovere il controllo nazionale degli asset strategici (ferrovie, infrastrutture energetiche, porti) e, soprattutto, rilanciare le prospettive della classe lavoratrice britannica attraverso proposte fiscali in grado di creare occupazione, redistribuire verso l’alto il carico d’imposta e ridurre le crescenti disuguaglianze interne al Paese che eventi tragici come il recente rogo di Grenfell hanno contribuito a mettere in evidenza. Centrali, in questo senso, per capire la svolta “governativa” di Corbyn sono le sue prese di posizione sulla Brexit, che il Segretario laburista accetta come fatto compiuto di cui, tuttavia, il Labour dovrà riuscire a governare le conseguenze. 

“Una Brexit traghettata da un governo Corbyn”, ha scritto Pino Cabras su Megachip, “porrebbe al centro una riforma radicale del mercato del lavoro e, a sua volta, ad una graduale regolamentazione dei flussi migratori, come ha ricordato in congresso in maniera molto semplice il veterano laburista Dennis Skinner”. Il consenso di Corbyn si basa, in buona misura, sugli “sconfitti della globalizzazione” che hanno costituito il principale zoccolo duro per il trionfo del Leave ma che hanno visto le loro istanze in larga parte cavalcate dall’ala anti-europeista del Partito Conservatore, desideroso di trasformare il Regno Unito in quello che Cabras ha tratteggiato in maniera chiara: “un territorio off-shore totalmente deregolato, un paradiso fiscale che attirerebbe grandi investitori internazionali, ma che taglierebbe fuori classe media e classe lavoratrice, alle prese con un’inflazione galoppante, l’ austerity domestica, dazi doganali, licenziamenti di massa”.

Sull’onda dell’entusiasmo della base del Partito Laburista, Jeremy Corbyn prosegue la sua marcia decisa che ha, come obiettivo ultimo, la conquista di Downing Street: le turbolenze interne al Partito Conservatore e la sempre più ingestibile confusione sul futuro del Regno Unito in una fase che vede i negoziati della Brexit in una totale fase di stallo spingono il 68enne deputato di Islington North in una fase che vede un forte consenso per la Corbynomics e per le sue proposte di aperta rottura con il sistema neoliberista. Il momento della verità, per i laburisti, arriverà nel momento in cui la competizione politica si farà più serrata e, al tempo stesso, la sola figura trascinatrice del Segretario non basterà per rilanciare verso l’alto i sondaggi del partito: in quella fase, che a causa delle difficoltà del governo potrebbe essere molto vicina, verrà messa definitivamente alla prova la struttura di base e la capacità di mobilitazione del Partito Laburista e delle sue organizzazioni affiliate, nonché la reale fiducia riposta dagli alti papaveri Labour nel loro dinamico leader.

 

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY