Il primo mandato di Xi Jinping quale leader della Repubblica Popolare Cinese è stato contraddistinto da una durissima lotta alla corruzione interna al sistema di potere nazionale e alla cerchia di dirigenti che detiene la maggior parte delle cariche politiche, militari ed economiche nazionali.

Governatore di Fujian dal 1999 al 2002, di Zhejiang dal 2002 al 2007 e di Shangai per pochi mesi, nel 2007, prima della promozione al Comitato Permanente del Politburo, Xi Jinping ha avviato il suo cursus honorum nell’amministrazione regionale di primo e secondo livello della Repubblica Popolare e ha potuto toccare con mano l’enorme mole delle corruttele attraversanti gli apparati di potere cinesi. Al momento dell’ascesa al potere di Xi Jinping, nel 2012, il Pew Research Institute individuò nella corruzione il primo tema nella scala di interessi della popolazione cinese, preoccupata per l’influsso delle distorsioni del sistema sulla sperequata distribuzione della ricchezza e sulla legittimità del potere del Partito Comunista Cinese.

Nel corso di cinque anni 1,4 milioni di quadri o dipendenti del Partito Comunista Cinese sono stati sanzionati, licenziati o arrestati per reati connessi a corruzione, peculato o malversazione finanziaria: la campagna di punizione e moralizzazione ha interessato, tra gli altri, 1.600 funzionari di ministero o prefettura e 190 “tigri”, ovverosia figure dotate di un rango pari o superiore a quello di vice-ministro, vice-governatore provinciale o generale superiore tra cui si segnalano i due storici leader del People’s Libération Army Guo Boxiong e Xu Caihou, la cui epurazione ha aperto la strada alla concentrazione del potere militare nelle mani di Xi Jinping. La campagna ha sicuramente contribuito a ridurre l’elevato traffico di tangenti dovuto alla commistione tra il sistema di erogazione di fondi dal governo centrale alle entità locali, le strutture che gestiscono il sistema di commissione e appalto delle opere pubbliche e i potentati regionali interni al Partito. In un Paese che vede 20 aree metropolitane possedere un PIL superiore ai 200 miliardi di dollari, da Zhengzhou, la cui economia ha la misura di quella dell’Ecuador, a Shangai, che con 810 miliardi di dollari è comparabile alle Filippine, un sistema di controllo sulla corruzione risultava oltremodo vitale per garantire un futuro al Partito Comunista Cinese. Tuttavia, non c’è dubbio che la campagna di lotta alla corruzione abbia rappresentato per Xi Jinping un utile ariete di sfondamento per conseguire l’indebolimento di fazioni rivali in seno al Partito e rafforzare un processo che lo ha portato a essere riconosciuto come “nucleo” della formazione egemone del sistema politico cinese e a vedere il suo pensiero iscritto nello Statuto ufficiale al recente 19° Congresso.

“Osservando da più vicino il repulisti di Xi si nota un approccio metodico volto a neutralizzare le minacce più letali al suo potere”, ha scritto Pei Minxin del Claremont McKenna College sul numero di Limes di febbraio 2017: definendo Xi un “demolitore”, Pei Minxin ha portato ad esempio il caso dell’epurazione di Zhou Yongkang, ex capo della Sicurezza Interna caduto in disgrazia nel 2014. Il fatto che al recente 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese Xi e i suoi collaboratori più ristretti abbiano deciso di rilanciare la campagna anticorruzione dopo l’uscita del suo principale artefice Wang Qishan dai ranghi del Comitato Permanente per raggiunti limiti d’età può essere letta quindi su due vie parallele: da un lato, una sincera volontà di porre un freno a una pratica diffusa che porta a gravissimi sperperi economici e a un progressivo danneggiamento della tenuta del sistema Paese; dall’altro, una mossa strumentale a rafforzare una centralizzazione che Xi Jinping, divenuto il leader di Pechino più potente dai tempi di Mao Zedong, intende incentivare per poter porre un Partito efficiente e organizzato al servizio di progetti di lungo corso come la Belt and Road Initiative. Zhao Leji ha sostituito Wang Qisahn alla guida della Commissione Nazionale di Supervisione incaricata di presiedere la lotta alla corruzione: la moralità e la legalità sono destinate a ritornare ad essere, nei prossimi mesi, il principale mezzo di legittimazione, rafforzamento e accentramento del potere di Xi Jinping.

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