Ufficialmente il sovrano sta bene, il 22 luglio ha anche presenziato seppur soltanto virtualmente dall’ospedale ad una delicata riunione del consiglio dei ministri e l’attività amministrativa va avanti secondo le sue direttive. Ma in Arabia Saudita è bastata l’indiscrezione circa il nuovo ricovero di Re Salman per scatenare voci e scenari relativi alla successione. Il capo dello Stato ha 84 anni, più volte la sua salute è stata al centro di indiscrezioni e l’impressione è che il regno a breve dovrà avvicinarsi ad una delicata successione. Per la prima volta, comunque vada, l’Arabia Saudita non avrà al trono un discendente diretto del primo sovrano, Re Abd Al Aziz Al Saud. Questo sta comportando un certo interesse, a Riad come all’estero, per capire come verrà gestito il passaggio di testimone. Il quale, per adesso, rimane comunque in mano a Salman.

Il ricovero di Re Salman

Le prime notizie relative al ricovero dell’anziano sovrano si sono avute a partire dalla giornata di lunedì: i media locali hanno confermato infatti che Re Salman è stato portato in uno degli ospedali della capitale a seguito di un’infiammazione alla cistifellea, specificando però che il suo successivo ricovero è stato dovuto alla necessità di effettuare alcuni controlli. Nulla di grave dunque, almeno è questa l’idea che emerge seguendo le indicazioni provenienti dal regno saudita. Per il momento, la successione è solo rimandata. Ma il problema appare in ogni caso ben attuale. Al trono dal 2015, quando ha ereditato il dominio del regno dal fratello Abd Allah, Re Salman ha da subito operato uno strappo nella linea di successione: come principe ereditario non ha nominato infatti un altro dei suoi fratelli e dunque dei figli del sovrano fondatore dell’Arabia Saudita, bensì un uomo della successiva generazione. Si tratta di un fatto inedito nella storia del Paese. In particolare, poco dopo il suo insediamento Salman ha nominato Mohammed Bin Nayef quale principe ereditario. Quest’ultimo è figlio di uno dei fratelli del sovrano, nonché uomo all’epoca di appena 55 anni, altro elemento inusuale per un Paese quasi sempre abituato ad essere amministrato da governanti ottuagenari.

Appena due anni dopo, nel novembre del 2017 un altro strappo: Mohammed Bin Nayef è stato sostituito nel ruolo di principe ereditario da Mohammad Bin Salman. Quest’ultimo è figlio dell’attuale sovrano, con la monarchia saudita che compirebbe dunque un doppio salto generazionale. Ecco perché appare molto interessante capire come si svolgerà il passaggio quando l’attuale sovrano verrà a mancare oppure, anche se quest’ultima eventualità appare lontana, deciderà di abdicare. Intanto il Re sembra stare bene, il suo ricovero fatto passare per un elemento quasi di routine e quindi, almeno per il momento, l’Arabia Saudita dovrebbe rimanere con gli attuali equilibri politici e dinastici.

Le velleità di Mohammad Bin Salman

Da quando suo padre è al trono, Mohammad Bin Salman (famoso internazionalmente anche con il suo acronimo Mbs) ha scalato repentinamente i ranghi delle gerarchie saudite. A poco più di 30 anni è diventato vice primo ministro e ministro della Difesa, comparendo inoltre spesso accanto al padre in diverse uscite pubbliche. In qualche modo, il vestito da “delfino” del sovrano gli è stato cucito addosso già prima della sua nomina quale principe ereditario. Anzi, ad un certo punto Mbs è diventato il vero uomo forte del Paese. Dietro molte delle decisioni assunte da Re Salman, ci sarebbe il suo zampino: dalla guerra nello Yemen iniziata nel 2015, passando per le velleità di quotazione in borsa della società petrolifera Aramco, fino alle prime timide svolte in campo sociale. Anche il giro di vite imposto sul finire del 2017 contro uomini d’affari e sceicchi del Paese, molti dei quali imprigionati ufficialmente per corruzione e colpiti nei propri beni, ci sarebbe la volontà del giovane rampollo di casa Saud.

Da Riad più spesso sono filtrate indiscrezioni circa le reali ambizioni di Mbs: in particolare, vorrebbe prendere il controllo di tutti gli aspetti politici ed economici dell’Arabia Saudita. Ambizioni che sarebbero ben espresse dal suo progetto, denominato “Vision 2030“, con il quale si vorrebbe trascinare fuori il Paese dalla dipendenza del petrolio. L’impressione generale, emersa anche all’estero, è che il principe ereditario già da anni agisca in qualità di vero sovrano e di “padre padrone” del regno. Velleità supportate dalla sua giovane età e dall’immagine di “leader riformista” che vorrebbe costruirsi all’estero.

La lotta con Mohammed Bin Nayef

Quando nel 2017 è avvenuto il passaggio di consegne tra Mbs e Mohammed Bin Nayef, la tv saudita ha trasmesso un breve video in cui veniva illustrata una piccola cerimonia. Bin Nayef, appena esautorato da Re Salman quale principe ereditario, abbracciava il nipote augurandogli buon lavoro e dichiarando alle telecamere di essere stato onorato di servire il Paese prima di dedicarsi ad un periodo di riposo. Tutto quindi sembrava svolgersi all’insegna di un normale avvicendamento. Nulla però di più lontano dalla realtà: prima di essere per appena due anni principe ereditario, Mohammed Bin Nayef è stato potente ministro dell’Interno e di fatto numero uno della sicurezza saudita. Non certo quindi una persona in grado di accettare senza remore la scelta di Re Salman di sacrificarlo a favore del figlio. Inoltre, grazie ai suoi anni spesi quale ministro dell’Interno, Bin Nayef ha dalla sua parte una buona fetta della famiglia Saud e degli apparati di polizia e sicurezza.

Gli errori del figlio dell’attuale sovrano, hanno rafforzato molto probabilmente l’idea da parte dell’ex principe ereditario di poter riprendere il posto di Re designato. Mbs su molti campi è uscito ridimensionato: la guerra nello Yemen sta andando molto male, la sua immagine di leader riformista è stata offuscata dall’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, ucciso all’interno del consolato saudita di Istanbul il 2 ottobre scorso. Quest’ultimo, editorialista del Washington Post, era una delle voci più critiche contro Mbs: la sua fine ha gettato profondi ombre sulla figura del figlio del sovrano. Lo stesso progetto Vision 2030 non sembra decollare, inoltre le velleità mostrate in questi anni dall’erede designato hanno fatto storcere il naso a molti esponenti del casato saudita. In poche parole, per Mohammed Bin Nayef questo potrebbe essere il momento ideale per attaccare il nipote divenuto acerrimo rivale. Un altro elemento che ha aggiunto molta curiosità alla notizia del ricovero di Re Salman e di un possibile deterioramento del suo stato di salute. 

Gli equilibri politici in Arabia Saudita

La strada per Mbs dunque, potrebbe non essere così spianata. All’interno di casa Saud le fazioni e le posizioni sono talmente divergenti, da rendere molto difficile immaginare un solo uomo al timone del Paese senza rivali. In questa cornice si colloca l’inchiesta, uscita proprio in questi giorni, condotta dal Washington Post: secondo il quotidiano statunitense, il principe ereditario ha puntato gli occhi su Saad al Jabri. Quest’ultimo è stato per anni il braccio destro di Mohammed Bin Nayef, andato a vivere in Canada nel 2017 quando ha fiutato un’aria del tutto favorevole al figlio del sovrano. Mbs sarebbe alla ricerca di Al Jabri, lo vorrebbe mettere sotto giudizio per corruzione in quanto avrebbe intascato un miliardo di Dollari quando lavorava all’interno della sicurezza. In realtà, Al Jabri potrebbe essere un ostacolo alla scalata del principe ereditario in quanto conosce molto bene molti segreti del casato reale. Il suo nome è l’ultimo tassello dei principali oppositori di Mbs ancora liberi. Lo stesso Mohammed Bin Nayef infatti, si troverebbe in galera con l’accusa di tradimento assieme a Ahmed bin Abdulaziz, fratello di Re Salman ed altro pretendente al trono, e Nawaf bin Nayef, fratello dell’ex principe ereditario.

Arresti ed accuse di tradimento e corruzione che sottintendono una faida destinata a non finire adesso per la successione al trono ed equilibri che, in seno a casa Saud, appaiono tutt’altro che definiti.

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