Il Kazakistan sta investendo in maniera significativa nella lotta al Covid19, la cui espansione ha cercato di contenere e contrastare sin dai primordi della pandemia a mezzo dell’avvio repentino dei cantieri per lo sviluppo di un vaccino autarchico, dell’allestimento in tempi altrettanto rapidi di un piano di contingenza domestico e di una diplomazia degli aiuti umanitari estesa dall’Asia centrale all’India, quando indipendente e quando concertata informalmente con l’Uzbekistan.

Oggi, a un anno e mezzo dallo scoppio della crisi sanitaria più grave del ventunesimo secolo, è tempo di bilanci. E i numeri relativi all’andamento dell’economia nazionale e del Covid19 sembrano suggerire, anzi dimostrare, che l’alacrità preventiva che ha connotato l’operato della presidenza Tokayev sia stata ampiamente ripagata: il pil si è contratto del 2,6% nel 2020 – una cifra risibile se comparata al -8,9% registrato in Italia –, il bollettino medico generale non è mai stato realmente tragico – i casi censiti dall’inizio della pandemia sono stati poco più di 400mila, per un totale di 4mila decessi – e il modello gestionale kazako ha ottenuto recentemente il plauso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il Kazakistan e la lotta al Covid19

A fine maggio ha avuto luogo un’importante videoconferenza tra il presidente del Kazakistan, Qassym Jomart Tokayev, e il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, avente come oggetto la lotta alla pandemia. Le parti hanno discusso del contributo dell’Oms alla campagna antipandemica di Nur-Sultan, nonché del ruolo che quest’ultima potrebbe giocare nel mondo che verrà. Perché la presidenza Tokayev ha in serbo dei grandi piani per la nazione centroasiatica, esplicitati in sede di videoconferenza, tra i quali figurano e risaltano la possibile apertura di un centro regionale per il controllo delle malattie e la biosicurezza, la maggiore collaborazione con l’Oms e l’istituzionalizzazione globale della Dichiarazione di Astana sull’assistenza sanitaria primaria del 2018.

Eventuali collaborazioni a parte, la videoconferenza è stata l’occasione ideale per fare il punto sul modello gestionale kazako. Tedros, invero, ha plaudito al modo in cui le autorità di Nur-Sultan hanno amministrato la crisi, enfatizzando come siano pochi i Paesi non occidentali che, ad oggi, hanno vaccinato una parte significativa degli abitanti – in Kazakistan, a fine maggio, due milioni di persone avevano ricevuto almeno una dose, mentre un milione aveva completato il ciclo di immunizzazione.

Tre sono i vaccini che le autorità sanitarie stanno impiegando nel lungo processo verso l’immunizzazione della popolazione: lo Sputnik V dell’Istituto Gamaleya di Mosca, l’Hayat-Vax della cinese Sinopharm e dell’emiratina G42 e l’autarchico QazCovid-In – quest’ultimo sta venendo analizzato dall’Oms nell’ambito della sua registrazione internazionale e, nei prossimi mesi, forte di un tasso di efficacia del 96% e della possibilità di una produzione su larga scala, potrebbe cominciare ad essere esportato all’estero (uno scenario che avevamo pronosticato in tempi non sospetti, lo scorso marzo).

Un secondo vaccino in arrivo

Prossimamente, esito positivo permettendo, il pubblico kazako potrebbe assistere all’immissione nei circuiti sanitari di un secondo vaccino di produzione manifatturato per intero nei laboratori dell’Istituto di ricerca per i problemi di sicurezza biologica (RIBSP, Research Institute for Biological Safety Problems), l’ente dal quale è stato partorito il QazCovid-In.

Il secondo vaccino è stato ribattezzato QazCoVac-P ed è entrato nella fase della sperimentazione umana nella giornata del 15 giugno, a seguito dei risultati positivi provenienti dallo sviluppo preclinico. Contrariamente al predecessore, che è di natura inattivata, il QazCoVac-P è un vaccino a subunità, cioè non introduce particelle patogene nell’organismo, ma impiega delle proteine sintetiche provenienti dal Covid19.

Se il QazCoVac-P dovesse rivelarsi un successo, ottenendo la registrazione ufficiale sia da parte del Ministero della Sanità kazako sia da parte dell’Oms, il Kazakistan riuscirebbe nell’obiettivo sensazionale di consolidare la propria posizione nella classifica delle potenze sanitarie, potendo vantare la fabbricazione di non uno, bensì due vaccini – traguardo, quest’ultimo, sinora tagliato (e superato) soltanto da Russia, Cina e Stati Uniti. E le ricadute post-pandemiche di un simile record, in termini di immagine e prestigio, sarebbero profonde ed incisive.

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