L’ente regolatorio farmacologico ungherese ha approvato l’uso dello Sputnik V, il vaccino russo contro il Covid-19 sviluppato dall’Istituto Gamaleya ed efficace al 92 per cento nel prevenire il morbo.  A confermarlo è stato Gergely Gulyas, capo di gabinetto del primo ministro Viktor Orban, che ha inoltre chiarito come il ministro degli esteri Peter Szijjarto si sia recato a Mosca per assicurarsi una fornitura del vaccino. L’Ungheria si appresta a divenire, qualora i colloqui vadano a buon fine (e ci sono pochi motivi per non credere che sarà così), il primo Paese dell’Unione Europea ad utilizzare lo Sputnik V. Il preparato russo non ha ancora ricevuto l’approvazione dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), malgrado sia stata fatta una richiesta in tal senso ed appare improbabile che ciò possa avvenire nel breve termine.

Rapporti fraterni

Kiril Dimitriev, a capo del Fondo di investimento russo che si occupa della promozione del vaccino, ha dichiarato che (come segnalato dalla Reuters) l’Ungheria è il primo paese dell’Unione Europea ” a comprendere tutti i vantaggi dello Sputnik V e ad autorizzarne l’uso”. “Questa decisione” ha aggiunto “è molto importante e dimostra come la sicurezza e l’efficacia del vaccino sia tenuta in grande considerazione dai nostri alleati ungheresi”. La Russia e l’Ungheria sono in ottimi rapporti e non stupisce che sia stata proprio Budapest a fare da apripista anche in ambito vaccinale. L’esecutivo Orban si è progressivamente allontanato, nel corso degli anni, dalle istituzioni comunitarie. Il fronte comune del Blocco di Visegrad, a cui prendono parte anche gli esecutivi sovranisti di Polonia e Repubblica Ceca (mentre la Slovacchia se ne è allontanata), tende ad assumere posizioni agli antipodi di quelle propugnate da Bruxelles ed i dissapori rischiano talvolta di paralizzare il processo decisionale comunitario. Il governo ungherese aveva annunciato, non molto tempo fa, di voler acquistare grandi quantitativi dello Sputnik V derogando agli accordi quadro firmati dalla Commissione Europea con le aziende biotech che hanno sviluppato i vaccini contro il Covid-19. L’Ungheria aveva già scelto di essere coinvolta nella fase III della sperimentazione dello Sputnik V. La Fase III è un passaggio chiave nell’ambito della sperimentazione dei vaccini dato che coinvolge decine di migliaia di volontari e che proprio in questo momento si può verificare l’efficacia di un preparato su larga scala.

Il prestigio di Mosca si fa sentire

Lo Sputnik V è stato richiesto al Cremlino da oltre 50 paesi del mondo e tra questi spiccano l’India, che sarebbe interessata a riceverne 100 milioni di dosi ed il Messico, interessato a riceverne 32 milioni di dosi. Non mancano, poi, altre nazioni dell’America Latina considerate tradizionalmente vicine a Mosca come l’Argentina (10 milioni di dosi), la Bolivia (poco più di 5 milioni) ed io Venezuela (10 milioni). In Europa, invece, gli acquirenti interessati al vaccino sono decisamente meno e sono già inclusi nella sfera di influenza della Russia. Nello specifico si tratta della Bielorussia di Aleksandr Lukashenko e della Serbia di Aleksandar Vucic, il migliore amico del Cremlino nella regione dei Balcani. Lo Sputnik V potrebbe inoltre divenire un elemento di tensione per alcune nazioni dell’ex Unione Sovietica. In Transnistria, una regione separatista della Moldova autoproclamatasi indipendente nel 1992 e legatissima a Mosca, i cittadini saranno vaccinati grazie all’aiuto russo mentre sembra improbabile che il resto della Moldova, che sta volgendo il suo sguardo verso Occidente, possa seguire la stessa strada. Strada che, invece, dovrebbero seguire anche Abkhazia ed Ossezia del Sud, regioni separatiste della Georgia che gravitano nell’orbita della Russia.

L’Europa è interessata

La fama dello Sputnik V inizia a riscuotere un certo successo anche in Europa occidentale. La cancelliera Angela Merkel ha già mostrato un certo interesse per il preparato, la cui distribuzione potrebbe rendere più facile la complessa campagna di immunizzazione del Vecchio Continente ed è arrivata a suggerire l’ipotesi di una possibile apertura di un centro di produzione proprio in Germania. La scelta dello Sputnik è strettamente legata all’evoluzione del quadro epidemiologico europeo e qualora la situazione non degeneri è probabile che il farmaco russo non verrà impiegato su larga scala. Le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia non sono delle migliori a causa della presenza delle sanzioni decise da Bruxelles per punire le mosse del Cremlino in Ucraina. La pandemia potrebbe però riavvicinare le due sponde e dar vita ad una tregua, temporanea, di natura umanitaria e foriera di nuovi sviluppi futuri.

 

 

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